Che Italia ascolteremo nelle cinque serate della gara? La geografia dell’Ariston è in piena mutazione con generi inediti e molto contemporanei
Spazio a divi dei talent e artisti indie, ma poche le donne in gara
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Specchio del Paese, o pura selezione da festival? È la domanda che ritorna puntuale ogni anno di questi tempi. Che Italia “ascolteremo” la settimana prossima a Sanremo? Ne verrà fuori una maggioranza progressista o conservatrice? Le canzoni terranno fede a un’antica vocazione che le vede poco allineate col potere o infine, più semplicemente, cederanno al codice genetico del festival, che è più forte di ogni altra logica? Diciamo subito che quest’anno la risposta è molto meno ovvia del solito, ma se dobbiamo prendere la lista come un indicatore, c’è un dato che balza subito in evidenza e va contro ogni regola di opportunità: le donne in gara sono davvero poche, come ha giustamente sottolineato Patty Pravo, occupano solo sei dei ventiquattro posti a disposizione della gara, e due di loro sono in duetto con maschi. Davvero niente di che, considerando che oltretutto il canto è uno dei pochi ruoli …
Specchio del Paese, o pura selezione da festival? È la domanda che ritorna puntuale ogni anno di questi tempi. Che Italia “ascolteremo” la settimana prossima a Sanremo? Ne verrà fuori una maggioranza progressista o conservatrice? Le canzoni terranno fede a un’antica vocazione che le vede poco allineate col potere o infine, più semplicemente, cederanno al codice genetico del festival, che è più forte di ogni altra logica? Diciamo subito che quest’anno la risposta è molto meno ovvia del solito, ma se dobbiamo prendere la lista come un indicatore, c’è un dato che balza subito in evidenza e va contro ogni regola di opportunità: le donne in gara sono davvero poche, come ha giustamente sottolineato Patty Pravo, occupano solo sei dei ventiquattro posti a disposizione della gara, e due di loro sono in duetto con maschi. Davvero niente di che, considerando che oltretutto il canto è uno dei pochi ruoli che la musica da sempre ha generosamente concesso al mondo femminile.
Daniele Silvestri
Interessante invece lo spazio concesso ai giovani. In questo caso a computare la media anagrafica si scopre che la sezione dei campioni in gara risulta parecchio ringiovanita rispetto agli scorsi anni, anche grazie all’innovazione che prevede l’annullamento della distinzione tra giovani e big. Da un punto di vista stilistico il cast è sembrato più equilibrato del solito, ma per capire se è davvero così, proviamo a scomporre l’elenco in categorie di appartenenza.
Paola Turci
Partiamo dalla quota più estrema, quella degli “alternativi”, nella quale possiamo includere certamente gli Ex-Otago, i Boomdabash, e un Motta ben deciso a mostrare la visione di una paese smarrito. Ma anche quelli della categoria confinante, ovvero quella del rap, che vanta addirittura due rappresentanti, Achille Lauro e Ghemon, e la quota è ancora più consistente se pensiamo a Briga, che viene da Amici e sarebbe pur sempre un rapper, anche se al fianco di Patty questa volta è languidamente concentrato sul melodico, e lo stesso vale per Irama, per non dire di Rancore, che si esibisce con Daniele Silvestri, e Livio Cori che duetta con Nino D’Angelo. Non è poco se aggiungiamo la categoria rock, ben rappresentata da due gruppi come Zen Circus e Negrita, e nella quale è giusto inserire anche la veterana Loredana Bertè. Ultimo
Se completiamo lo schieramento “progressista” con un’area che potremmo chiamare Zona Mista, che include Nino D’Angelo e Livio Cori, Daniele Silvestri, Paola Turci e Simone Cristicchi e volendo anche Ultimo, possiamo dire che siamo oltre la maggioranza, e qualche rinforzo potrebbe arrivare perfino dalla categoria dei classici: nella quale militano Patty Pravo con Briga, Arisa, Nek, Francesco Renga, Anna Tatangelo, Il Volo ed Enrico Nigiotti, che è un giovane, tutt’altro che classico, ma ha scelto una canzone che parla di nonni e nostalgie dell’antico che non c’è più, e quindi finisce dritto nella zona di suoi più esperti colleghi.
Nino D'Angelo e Livio Cori
Rimane ovviamente l’inevitabile quota talent, compatta nel nome di Amici di Maria De Filippi, che ha piazzato ben tre candidati: Irama, che canta parte rap e parte melodia un tema assai spinoso, e poi i più innocui Einar e Federica Carta, che si presenta in coppia con Shade. Non pochi, se pensiamo che anche Briga arriva da quello stesso programma. Poco o nulla invece arriva da X Factor, con l’eccezione di Mahmood che ci passò nel 2012, senza troppa fortuna. L’equilibrio c’è, forse anche centrato verso una linea progressista. Ma non dimentichiamo che questo festival è figlio di un’altra epoca, quella di prima delle elezioni. Se mai ci sarà restaurazione, sarà per il prossimo anno.