Quando ci schieravamo con Claudio Baglioni o Antonello Venditti
Gino Castaldo
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di GINO CASTALDO
Un tempo certe classificazioni destra-sinistra erano rigorose, anzi inesorabili. Ma oggi i due cantautori si riuniscono sul palco dell'Ariston
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SANREMO - Ma Notte prima degli esami e Sotto il segno dei pesci erano canzoni di sinistra? Sì, certo, perché a cantarle era Antonello Venditti. E se quelle stesse canzoni le avesse cantate Claudio Baglioni? Probabilmente no, perché un tempo certe classificazioni erano rigorose, anzi inesorabili. Messa alla porta dalle ingombranti polemiche su migranti e altro, la politica trova il modo di rientrare nel Festival, anche solo per diventare gioco di memoria, un simpatico "come eravamo" di un mondo in cui essere di destra o di sinistra era una scelta di campo piuttosto netta, anche e soprattutto per i giovani appassionati di musica.
Il siparietto di giovedì sera con le rimembranze di Baglioni e Antonello Venditti riportava a una lontanissima era geologica in cui i cantanti venivano più o meno volontariamente arruolati da una parte o dall'altra, il che voleva dire quasi sempre…!-->!-->
SANREMO - Ma Notte prima degli esami e Sotto il segno dei pesci erano canzoni di sinistra? Sì, certo, perché a cantarle era Antonello Venditti. E se quelle stesse canzoni le avesse cantate Claudio Baglioni? Probabilmente no, perché un tempo certe classificazioni erano rigorose, anzi inesorabili. Messa alla porta dalle ingombranti polemiche su migranti e altro, la politica trova il modo di rientrare nel Festival, anche solo per diventare gioco di memoria, un simpatico "come eravamo" di un mondo in cui essere di destra o di sinistra era una scelta di campo piuttosto netta, anche e soprattutto per i giovani appassionati di musica.
Il siparietto di giovedì sera con le rimembranze di Baglioni e Antonello Venditti riportava a una lontanissima era geologica in cui i cantanti venivano più o meno volontariamente arruolati da una parte o dall'altra, il che voleva dire quasi sempre a sinistra, con rarissime eccezioni. Una di queste era proprio Claudio Baglioni che, come ha raccontato in seguito, soffriva di essere percepito allora come una sorta di "democristiano", un moderato filogovernativo, solo per il fatto di cantare canzoni che in alcun modo potevano essere considerate impegnate, o comunque di sinistra.
Destino comune a Lucio Battisti, bollato addirittura come fascista per un vecchio madornale equivoco su una foto in cui sembrava fare il saluto littorio, magari "planando sopra boschi di braccia tese", come diceva la canzone. Sciocchezze, certo, ma la verità è che tra la fine degli anni 60 e i primi 70 il mondo spingeva in una certa rivoluzionaria direzione che imponeva scelte. Ci si doveva schierare per forza da una parte o dall'altra. Chi non lo faceva, era per forza "dall'altra parte", o come minimo veniva bollato come qualunquista.
Questa politica, di memoria e di "come eravamo" ritornerà venerdì, quando Baglioni e Ligabue renderanno omaggio all'eretica arte del patriarca Francesco Guccini, il quale proprio in questi giorni sta tuonando preoccupato sull'aria che respira intorno, parlando di somiglianze con la Repubblica di Weimar.
Giorgio Gaber in Destra-sinistra fu il primo a cercare di stracciare i vecchi cliché: "canticchiar con la chitarra è di sinistra, con il karaoke è di destra", diceva. E sembrava anticipare quello che vediamo oggi a Sanremo. Passi per gli artisti che vengono da lontano, cresciuti in un vecchio mondo fortemente ideologico, ma quelli di oggi, che cosa sono? Achille Lauro, è di destra o di sinistra? La risposta la scopriremo nel vento, forse, come diceva un vecchio saggio della musica che dai cliché è sempre fuggito via.