L'attore è morto a 82 anni dopo una breve malattia. L'esordio nel teatro come sostituto di Laurence Olivier e poi il set con Tony Richardson, Sidney Lumet e John Huston. Cinque nomination e mai nessun Oscar
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Scomparso il 7 febbraio dopo una breve malattia, all'età di 82 anni, Albert Finney era stato il volto del Free Cinema inglese: un po' come Jean-Paul Belmondo fu, nello stesso periodo, quello della Nouvelle Vague francese. Interprete di film di rivolta, germogliati dal movimento dei "giovani arrabbiati" britannici, negli anni Sessanta Albert prestò i tratti al proletario in rivolta, ostile e rissoso di Sabato sera domenica mattina di Karel Reisz. Di che pasta fosse fatto lo aveva mostrato l'anno prima quando, appena ventitreenne ma già membro della Royal Shakespeare Company, aveva sostituito nientemeno che Laurence Olivier nella parte di Coriolano.
Dotato di una bella faccia senza tempo, poteva interpretare in modo altrettanto convincente sia un cockney londinese contemporaneo sia l'eroe di un film in costume: così, nel 1963, fu un memorabile Tom Jones nella trasposizione del romanzo picaresco di Henry Fielding, che gli valse la pr…
Scomparso il 7 febbraio dopo una breve malattia, all'età di 82 anni, Albert Finney era stato il volto del Free Cinema inglese: un po' come Jean-Paul Belmondo fu, nello stesso periodo, quello della Nouvelle Vague francese. Interprete di film di rivolta, germogliati dal movimento dei "giovani arrabbiati" britannici, negli anni Sessanta Albert prestò i tratti al proletario in rivolta, ostile e rissoso di Sabato sera domenica mattina di Karel Reisz. Di che pasta fosse fatto lo aveva mostrato l'anno prima quando, appena ventitreenne ma già membro della Royal Shakespeare Company, aveva sostituito nientemeno che Laurence Olivier nella parte di Coriolano.
Dotato di una bella faccia senza tempo, poteva interpretare in modo altrettanto convincente sia un cockney londinese contemporaneo sia l'eroe di un film in costume: così, nel 1963, fu un memorabile Tom Jones nella trasposizione del romanzo picaresco di Henry Fielding, che gli valse la prima candidatura all'Oscar (ne avrebbe ricevute altre quattro, senza mai vincere la statuetta). Mancò invece l'occasione di essere Lawrence d'Arabia nell'omonimo kolossal di David Lean, per avere esitato troppo a firmare un contratto che lo avrebbe tenuto impegnato per anni. Comunque il successo del film diretto da Tony Richardson fece di lui una delle star più richieste. Eppure fu proprio allora che Finney, spirito ribelle, voltò temporaneamente le spalle allo schermo per concentrarsi sulla recitazione teatrale, sua autentica passione.
"Onora il padre e la madre" di Sidney Lumet (2007)
Nel 1967, lo stesso anno della commedia romantica Due per la strada a fianco di Audrey Hepburn, aveva esordito nella regia con una commedia pessimistica, ironica e misconosciuta dal titolo L'errore di vivere; poi aveva preso gusto a mascherarsi in una serie di personaggi letterari celebri, come l'avaro Ebenezer Scrooge nella Più bella storia di Dickens o l'Hercule Poirot di Assassinio sull'Orient Express, accanto a Ingrid Bergman, Lauren Bacall, Sean Connery. Benché ancora trentenne, Finney aveva infatti la passione di travestirsi per i suoi film: un po' come il grande Orson Welles, magari ingrassandosi o mettendo nasi finti. Per l'interpretazione del detective di Agatha Christie, forse la migliore apparsa sullo schermo, fu nominato all'Oscar come miglior protagonista. Non lo vinse, ma diventò così famoso da rimproverare a Poirot di averlo poi condizionato a lungo ("la gente si meraviglia che io non abbia un accento francese").
"Crocevia della morte" di Joel e Ethan Coen
E fin qui siamo agli anni Settanta (durante i quali fu sposato con la star francese Anouk Aimée); però la carriera di Albert Finney era destinata a durare ancora per quattro decenni e una quarantina di film. Dovremo limitarci a citare solo i più significativi: di genere diverso e che dimostrano la rara ecletticità dell'interprete. Che in Annie di John Huston, ad esempio, cantava e danzava disinvoltamente; mentre in Sotto il vulcano, dello stesso regista, interpretava con struggente intensità il protagonista alcolizzato del romanzo di Malcom Lowry.
Il giorno del matrimonio nel 1970 a Londra con l'attrice francese Anouk Aimée (ap)
Se in Servo di scena (e siamo agli anni 80) giocava praticamente in casa nella parte del vecchio attore shakespeariano in fase di declino, stupì invece trovarlo nella parte di uno spietato gangster in Crocevia della morte di Joel e Ethan Coen. Ed ecco un'altra caratteristica notevole di Finney: dopo essere stato l'attore-feticcio dei registi del Free Cinema e di autori "classici" come Huston, in anni più recenti entra nel circolo dei favoriti dei giovani cineasti più talentuosi: da Steven Soderbergh (Erin Brockovich, Traffic) a Tim Burton (Big Fish). Pur senza rinunciare a lavorare con grandi veterani: come il Sidney Lumet del crudele thriller Onora il padre e la madre. Chi volesse poi una riprova della sua versatilità la può trovare in una curiosità. Albert figura nel cast di entrambe le saghe spionistiche più celebri del cinema: quella di Jason Bourne (The Bourne ultimatum, The Bourne legacy) e quella di 007 (Skyfall).