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Se all'Ariston sbarca un mostro a due teste

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Il Baglioni bis mette in discussione la sacralità del festival: quali brani sono sanremesi e quali no?
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Fabio Ricci e Alessandra Drusian, chi erano costoro? Eppure ventidue anni fa vinsero Sanremo, con un brano entrato nel mito: Fiumi di parole. Ancora oggi i Jalisse sono citati in continuazione come esempio. Esempio di cosa? Di come si può lasciare il segno al festival della canzone italiana e quindi un po’ anche nella storia. Sanremo riesce a sorpresa dove gli autori televisivi si affannano: penetra nell’immaginario nazionalpopolare in modi misteriosi. Anzi: è proprio su quel palco che nascono certi archetipi. Come quello dell’ultimo in classifica.

Arrivare ultimi, incompresi perché troppo avanti per i propri tempi, porta fortuna. Come a Vasco Rossi, si dice spesso. Che invece non arrivò mai ultimo: nel 1982 si classificò tra i finalisti, l’anno successivo andò meglio di Pupo. Per entrare in quell’immaginario devi fare benissimo o malissimo: non si parla mai delle edizioni presentate da Patrizia Rossetti (affianc…
Fabio Ricci e Alessandra Drusian, chi erano costoro? Eppure ventidue anni fa vinsero Sanremo, con un brano entrato nel mito: Fiumi di parole. Ancora oggi i Jalisse sono citati in continuazione come esempio. Esempio di cosa? Di come si può lasciare il segno al festival della canzone italiana e quindi un po’ anche nella storia. Sanremo riesce a sorpresa dove gli autori televisivi si affannano: penetra nell’immaginario nazionalpopolare in modi misteriosi. Anzi: è proprio su quel palco che nascono certi archetipi. Come quello dell’ultimo in classifica.

Arrivare ultimi, incompresi perché troppo avanti per i propri tempi, porta fortuna. Come a Vasco Rossi, si dice spesso. Che invece non arrivò mai ultimo: nel 1982 si classificò tra i finalisti, l’anno successivo andò meglio di Pupo. Per entrare in quell’immaginario devi fare benissimo o malissimo: non si parla mai delle edizioni presentate da Patrizia Rossetti (affiancò Cecchetto nel 1982), o da Andrea Giordana (con Isabel Russinova, Anna Pettinelli, Emanuela Falcetti nel 183). E neanche di Miguel Bosè, accanto a Gabriella Carlucci nel 1988.

I Jalisse 


Andarono più o meno bene, ma nella memoria sono spazzate via dall’edizione del 1989, storica perché catastrofica. Trent’anni fa a presentare nell’anno di Almeno tu nell’universo e di Cosa resterà degli anni ’80 c’erano loro: “i figli di”. Diventato nel dizionario sanremese sinonimo di disastro. Troppo giovani, impreparati, allo sbaraglio, Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi sono negli annali. Una conduzione, quella corale, evocata ora dal direttore di Rai1Teresa De Santis per il 2020, in attesa di capire se Baglioni vorrà cimentarsi in un pericolosissimo terzo atto.

Ma intanto è proprio in questo campo che il Baglioni Secondo - né troppo, né troppo poco - rischia di fallire. Non fa benissimo ma neanche malissimo. La conduzione un po’ fai da te ne è simbolo. La calma zen di Baglioni, sempre professionale, persino bravo come spalla dei comici, fa bene alla salute ma meno alla spettacolarità se si spera nell’imprevisto che sconvolga la messa cantata, nella caduta dalle scale, in un’uscita avventata di Ornella Vanoni. Dall’altra parte due comici non-conduttori che hanno l’ingrato compito di non dissacrare quel palco, come sarebbe per loro naturale.  

Vasco Rossi a Sanremo nel 1982 

Resta la musica. Da anni non si parlava così tanto delle canzoni: belle, brutte, innovative, vecchie, rapper che cantano, cantanti che declamano. Soprattutto: “sanremesi” o non “sanremesi”. Ecco, in quello strano mondo autarchico che è il festival, una bolla in un Paese che si mette in stand by per una settimana, in quella galleria di archetipi, stavolta rischia di scalfirsi la sacralità definitiva: quella dell’aggettivo. Solo gli eventi che contano davvero diventano aggettivo. “Sanremese”. Dopo il passaggio di Baglioni si rischia di non sapere più cosa sia sanremese e cosa non lo sia. Achille Lauro lo è diventato? Anna Tatangelo lo è ancora? E se in questa confusione poi viene meno il miracoloso equilibrio tra musica e tv di questo mostro a due teste chiamato Festival di Sanremo? Allora magari Baglioni finirà per entrare nella storia così: come colui che iniziò a rompere quel giocattolo amato e odiato da un paese intero.