SANREMO. "Una rivoluzione epocale", l'ha definita Claudio Baglioni. "È la musica dell'Italia che cambia", ha commentato il giurato d'onore Ferzan Ozpetek. Soldi, la canzone di Mahmood vincitrice del Festival, ha convinto tanti italiani ma ha anche diviso il pubblico nella settimana sanremese. E con il suo aspetto etnico e il nome d'arte ispirato al cognome egiziano del padre, Alessandro Mahmoud (è il vero nome) ha sicuramente spiazzato quanti si aspettavano da Sanremo la conferma di una tradizione che sembra invece aver già superato il punto di svolta.
Qualcuno ha visto in questa vittoria un affronto verso una certa idea di musica italiana.
"La musica è una cosa soggettiva, sono consapevole che possa piacere o no e sono pronto ad accettare le critiche. Sembra che io abbia realizzato tante cose ma sono ancora un debuttante visto che il mio primo disco fisico esce il primo marzo".
Il risultato divisivo della can…
Qualcuno ha visto in questa vittoria un affronto verso una certa idea di musica italiana.
"La musica è una cosa soggettiva, sono consapevole che possa piacere o no e sono pronto ad accettare le critiche. Sembra che io abbia realizzato tante cose ma sono ancora un debuttante visto che il mio primo disco fisico esce il primo marzo".
Il risultato divisivo della can…
SANREMO. "Una rivoluzione epocale", l'ha definita Claudio Baglioni. "È la musica dell'Italia che cambia", ha commentato il giurato d'onore Ferzan Ozpetek. Soldi, la canzone di Mahmood vincitrice del Festival, ha convinto tanti italiani ma ha anche diviso il pubblico nella settimana sanremese. E con il suo aspetto etnico e il nome d'arte ispirato al cognome egiziano del padre, Alessandro Mahmoud (è il vero nome) ha sicuramente spiazzato quanti si aspettavano da Sanremo la conferma di una tradizione che sembra invece aver già superato il punto di svolta.
Qualcuno ha visto in questa vittoria un affronto verso una certa idea di musica italiana.
"La musica è una cosa soggettiva, sono consapevole che possa piacere o no e sono pronto ad accettare le critiche. Sembra che io abbia realizzato tante cose ma sono ancora un debuttante visto che il mio primo disco fisico esce il primo marzo".
Il risultato divisivo della canzone può dipendere dal verso in arabo e dal fatto che che lei sia un simbolo dell'Italia dell'integrazione?
"Non credo di essere un simbolo per nessuno per il semplice fatto che sono nato e cresciuto a Milano, quindi sono italiano al 100 per cento. Con Soldi ho solo raccontato una storia, non volevo fare politica né lanciare messaggi. La frase che dico in arabo è un mio ricordo di bambino, me la diceva mio padre quando mi portava a giocare al parco".
Sembra che lei non percepisca le differenze che secondo il sentire comune il suo aspetto dovrebbe comunicare.
"È la mia generazione a non percepirle, da anni è la realtà dei nostri quartieri: in classe con me alle elementari c'erano molti ragazzini cinesi, russi, tanti di ogni razza e provenienza. Forse sono le generazioni prima della nostra a sentire la diversità visto che sono cresciute in un mondo dove l'immigrato o il figlio di coppie miste era un'eccezione".
Ha mai vissuto un caso di razzismo a Gratosoglio, il suo quartiere multietnico e popolare a Milano sud?
"Mai vissuto, né io né i miei amici, ne ho sentito parlare solo in tv".
Lei è cresciuto con sua madre, che bambino era?
"Mio padre se n'è andato quando avevo 6 anni. Sono cresciuto con mia madre, i vicini di casa erano mia zia, i miei cugini: mia mamma ha dodici fratelli, siamo una grande famiglia. Da bambino ero abbastanza tranquillo, leggevo molto, lo facevo più da piccolo che ora. Ero cicciotto e con gli occhiali, andavo in piscina, mia madre mi faceva vestire sempre con camicie sgargianti, diciamo che non passavo inosservato ma non ero certo il figo della classe come Liu, un ragazzo cinese che primeggiava".
Tutto quanto sta accadendo le sta rovinando il gusto della vittoria?
"Non mi sfiorano per niente, sono felicissimo, figurarsi se possono minimamente influenzarmi: non ci riusciranno mai".
All'Eurovision in Israele lei rappresenterà l'Italia.
"Il 18 maggio è ancora lontano e non è ancora il momento di organizzarmi su questo, però quanto mi è accaduto negli ultimi mesi, la vittoria a Sanremo giovani e ora al Festival, è già pazzesco".
Come dovrebbe essere per lei l'Italia ideale?
"Questo Festival rappresenta bene il quadro che l'Italia dovrebbe realizzare perché si cerca di mantenere la tradizione ma si dà anche molto spazio al nuovo e alle cose fresche. Per questo ci ho visto tanta fiducia nell'Italia e nella musica che verrà".
Chiamerà suo padre per raccontargli della vittoria?
"Devo prima chiamare un bel po' di gente. Ancora non so, ma se mai lo farò vorrò parlare solo di musica".
Qualcuno ha visto in questa vittoria un affronto verso una certa idea di musica italiana.
"La musica è una cosa soggettiva, sono consapevole che possa piacere o no e sono pronto ad accettare le critiche. Sembra che io abbia realizzato tante cose ma sono ancora un debuttante visto che il mio primo disco fisico esce il primo marzo".
Il risultato divisivo della canzone può dipendere dal verso in arabo e dal fatto che che lei sia un simbolo dell'Italia dell'integrazione?
"Non credo di essere un simbolo per nessuno per il semplice fatto che sono nato e cresciuto a Milano, quindi sono italiano al 100 per cento. Con Soldi ho solo raccontato una storia, non volevo fare politica né lanciare messaggi. La frase che dico in arabo è un mio ricordo di bambino, me la diceva mio padre quando mi portava a giocare al parco".
Sembra che lei non percepisca le differenze che secondo il sentire comune il suo aspetto dovrebbe comunicare.
"È la mia generazione a non percepirle, da anni è la realtà dei nostri quartieri: in classe con me alle elementari c'erano molti ragazzini cinesi, russi, tanti di ogni razza e provenienza. Forse sono le generazioni prima della nostra a sentire la diversità visto che sono cresciute in un mondo dove l'immigrato o il figlio di coppie miste era un'eccezione".
Ha mai vissuto un caso di razzismo a Gratosoglio, il suo quartiere multietnico e popolare a Milano sud?
"Mai vissuto, né io né i miei amici, ne ho sentito parlare solo in tv".
Lei è cresciuto con sua madre, che bambino era?
"Mio padre se n'è andato quando avevo 6 anni. Sono cresciuto con mia madre, i vicini di casa erano mia zia, i miei cugini: mia mamma ha dodici fratelli, siamo una grande famiglia. Da bambino ero abbastanza tranquillo, leggevo molto, lo facevo più da piccolo che ora. Ero cicciotto e con gli occhiali, andavo in piscina, mia madre mi faceva vestire sempre con camicie sgargianti, diciamo che non passavo inosservato ma non ero certo il figo della classe come Liu, un ragazzo cinese che primeggiava".
Tutto quanto sta accadendo le sta rovinando il gusto della vittoria?
"Non mi sfiorano per niente, sono felicissimo, figurarsi se possono minimamente influenzarmi: non ci riusciranno mai".
All'Eurovision in Israele lei rappresenterà l'Italia.
"Il 18 maggio è ancora lontano e non è ancora il momento di organizzarmi su questo, però quanto mi è accaduto negli ultimi mesi, la vittoria a Sanremo giovani e ora al Festival, è già pazzesco".
Come dovrebbe essere per lei l'Italia ideale?
"Questo Festival rappresenta bene il quadro che l'Italia dovrebbe realizzare perché si cerca di mantenere la tradizione ma si dà anche molto spazio al nuovo e alle cose fresche. Per questo ci ho visto tanta fiducia nell'Italia e nella musica che verrà".
Chiamerà suo padre per raccontargli della vittoria?
"Devo prima chiamare un bel po' di gente. Ancora non so, ma se mai lo farò vorrò parlare solo di musica".