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 Il matrimonio tra Marella Caracciolo e Gianni Agnelli nel '53 (lapresse)

Quelle piume bianche al gran ballo di Capote, lo stile silenzioso che ha segnato un'epoca

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Fashion e cultura, una star d'altri tempi. Marella Agnelli sconsigliò all'autore di "A sangue freddo" di pubblicare i suoi pettegolezzi 
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Allora, in quegli anni travolgenti e sul punto di essere travolti, anche l'invito a un ballo poteva consacrare l'appartenenza a una classe sociale irraggiungibile per importanza mondana, culturale e ovviamente finanziaria: se invece era una bellissima signora italiana di famiglia principesca e sposa di un industriale celebre per fascino e potere, ad accettare di parteciparvi, era lei a rendere quella notte memorabile, consacrando il prestigio di chi l'aveva voluta. Quella sera Marella Caracciolo Agnelli pareva il lungo stelo di un fiore, avvolta in un abito quasi monacale bianco ricamato di perle, tra i capelli un'acconciatura di lunghe piume bianche, una mascherina bianca sul viso.

I saloni dell'Hotel Plaza di New York, lunedì 26 novembre 1966, dalle 22, allora ai ricevimenti non si cenava, ospitavano il ballo in bianco e nero ideato da Truman Capote, lo scrittore plagiato dal crudele mondo della café society e in cerca di rivalsa. Diventato improvv…
Allora, in quegli anni travolgenti e sul punto di essere travolti, anche l'invito a un ballo poteva consacrare l'appartenenza a una classe sociale irraggiungibile per importanza mondana, culturale e ovviamente finanziaria: se invece era una bellissima signora italiana di famiglia principesca e sposa di un industriale celebre per fascino e potere, ad accettare di parteciparvi, era lei a rendere quella notte memorabile, consacrando il prestigio di chi l'aveva voluta. Quella sera Marella Caracciolo Agnelli pareva il lungo stelo di un fiore, avvolta in un abito quasi monacale bianco ricamato di perle, tra i capelli un'acconciatura di lunghe piume bianche, una mascherina bianca sul viso.

I saloni dell'Hotel Plaza di New York, lunedì 26 novembre 1966, dalle 22, allora ai ricevimenti non si cenava, ospitavano il ballo in bianco e nero ideato da Truman Capote, lo scrittore plagiato dal crudele mondo della café society e in cerca di rivalsa. Diventato improvvisamente ricco con il suo tuttora meraviglioso A sangue freddo, intendeva cancellare, con quella stupefacente serata molto studiata, la sua sudditanza ai privilegiati da cui non riusciva a stare lontano: tra le tante celebrità, molto cinema, molti miliardari, molte dame di gran lusso, una folla di politici, qualche aristocratico europeo e un paio di nuovissime creature, le modelle dall'aspetto adolescente, che annunciavano l'irrompere della giovinezza nel mondo dell'immagine e la fine dell'imperio delle quarantenni di gran classe. "Cinquecento invitati soddisfatti, 15mila non invitati furiosi", aveva commentato lo scrittore. Marella aveva 39 anni e non c'era più Jack Kennedy a salire sullo yacht della famiglia Agnelli, e Jacqueline ovviamente non aveva accettato l'invito al ballo, essendo in novembre l'anniversario dell'assassinio del marito. Capote continuò a essere ospite di Marella, sulla barca e nelle sue case, fino al momento drammatico del suo tradimento, quando nel 1975 Esquire pubblicò Preghiere esaudite: racconta la signora Agnelli nella sua autobiografia che Capote gliene aveva fatto leggere qualche pagina in anticipo e lei gli aveva sconsigliato di pubblicarlo: "Rivelava le vite e i segreti di molte persone che lo avevano considerato un vero amico e confidente ... questa volta aveva esagerato, diventando un paria".
 Marella e Gianni Agnelli al gran ballo di Truman Capote a New York 

Si era dissolto un mondo internazionale di opulenza raffinata e chiusa persino ai ricchissimi se di religione ebraica, la signora Agnelli se ne era già liberata, occultandosi il più possibile da ogni guasto mondano nelle sue belle case, tra le strepitose raccolte d'arte contemporanea. Nei magnifici giardini da lei curati, nella fotografia che era stata il suo lavoro da ragazza, nella scrittura, tra gli amici fidati come Federico Forquet e Renzo Mongiardino; sempre bella nel passare degli anni, per la sua semplicità orgogliosa; in silenziosa accettazione per la vita tumultuosa del marito, in chiuso dolore per i lutti drammatici e i dissidi familiari rancorosi. Lontana ormai dai mondi che scompaiono, che già stavano scomparendo tra i gioielli di quella notte memorabile e già fuori tempo, nell'anno in cui già 300mila soldati americani erano stati inviati in Vietnam, e le ragazze si erano tagliate le gonne e la libertà sessuale, o almeno la sua predicazione, rendeva obsoleti gli intrecci dei tradimenti non rivelati e spesso ignorati, nella cosiddetta allora buona società. Ogni decennio ha i suoi eroi e le sue star, i suoi miti e le sue mete: i suoi orrori e le sue paure. 

C'è stato il tempo di Marella Agnelli, di un modo di vivere la propria fortuna e fama con discrezione, senza rivelarsi, senza proporsi come esempio: adesso è il tempo di Chiara Ferragni, la cui fortuna e fama dipende dal mostrarsi sfrenatamente e dall'essere imitata. C'era una guerra che sarebbe stata lunga e adesso ce ne sono tante che non finiscono mai. I giornali, i libri, gli spettacoli, insomma la cultura contavano molto, adesso galleggiano. Il presidente Johnson in piena separazione razziale riuscì a ottenere il voto per gli afroamericani, e adesso anche in Italia sta esplodendo il razzismo. Oggi vivere appartati è impossibile, se non ti posti più volte al dì, foto, pensieri, rancori, non esisti. Ci sono stati anni di ribellione contro i "padroni", terrorismi italiani, licenziamenti, mutamenti epocali nel lavoro e quindi nelle vite di tanti italiani. Le signore costose e ingioiellate finirono sotto le uova marce degli studenti a una inaugurazione del teatro alla Scala a Milano, ma Marella non costituiva un bersaglio per il contegno, l'eleganza, lo scomparire a poco a poco. Forse era stata addirittura dimenticata, come succede a chi ha una lunga vita: ricordarla adesso è tornare indietro, senza nostalgia a quegli anni finiti, e lontani che forse anche lei aveva cancellato, come si dimenticano sempre i momenti belli del proprio passato.