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(ansa)

Veltroni, “C'è tempo”: due fratelli diversi e il diritto di essere felici

Da giovedì in sala il primo film di finzione di Walter Veltroni. La storia di un adulto e un bambino in un viaggio oltre l’incomunicabilità
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Un ragazzino che pare il protagonista aristocratico del Piccolo Lord si aggira in una lussuosa casa dalle pareti circolari come fosse la prigione in una torre;  un uomo che potrebbe ricordare Il gigante egoista si aggira nel disordine di una stanza oberata di oggetti pazzi tipo arte contemporanea, come un albero spoglio i cui frutti sono rotoli di carta igienica.

Nell'appartamento di città, col ragazzino c'è solo una governante filippina che non parla italiano e comunque non lo ascolta: il silenzio è minaccioso. Nell'antro isolato dell'uomo grande e grosso c'è una moglie arrabbiata che lo sgrida urlando e anche lui urla, neppure la porta gli ubbidisce quando prova a sbatterla: il rumore è cattivo. Sono due mondi diversi della stessa solitudine, due modi di essere infelici, due vite lontane di silenziosa, o rumorosa, incomunicabilità. C'è tempo, il primo film di finzione diretto da Walter Veltroni dopo cinqu…
Un ragazzino che pare il protagonista aristocratico del Piccolo Lord si aggira in una lussuosa casa dalle pareti circolari come fosse la prigione in una torre;  un uomo che potrebbe ricordare Il gigante egoista si aggira nel disordine di una stanza oberata di oggetti pazzi tipo arte contemporanea, come un albero spoglio i cui frutti sono rotoli di carta igienica.

Nell'appartamento di città, col ragazzino c'è solo una governante filippina che non parla italiano e comunque non lo ascolta: il silenzio è minaccioso. Nell'antro isolato dell'uomo grande e grosso c'è una moglie arrabbiata che lo sgrida urlando e anche lui urla, neppure la porta gli ubbidisce quando prova a sbatterla: il rumore è cattivo. Sono due mondi diversi della stessa solitudine, due modi di essere infelici, due vite lontane di silenziosa, o rumorosa, incomunicabilità. C'è tempo, il primo film di finzione diretto da Walter Veltroni dopo cinque documentari, dice proprio questo: c'è tempo, tutti abbiamo il tempo perché le cose cambino, tutti abbiamo il diritto, o addirittura il dovere di uscire dallo sperdimento, dall'isolamento, forse dal rancore in cui la vita sembra averci rinchiuso, per tentare di essere appagati, con gli altri, insieme.

(ansa)

La felicità, per Veltroni, vissuta o solo immaginata, è quasi una fissazione, Indizi di felicità si intitola il suo documentario del 2017: è filmando una classe in cui si svolgeva un laboratorio sulla felicità che ha trovato i suoi protagonisti adolescenti, Giovanni Fuoco e Francesca Zezza, al loro primo film. E alla fine C'è tempo, così sorridente, sereno, commovente, divertente, comunica questi indizi, come se fosse un laboratorio, su come non sia difficile lasciarsi andare alla pienezza della vita. Il tredicenne Giovanni si ritrova improvvisamente orfano di genitori comunque sempre assenti, il quarantenne Stefano si vede appioppare questo sconosciuto perché, senza saperlo, sono fratellastri: hanno in comune un padre, con cui il primo ha vissuto in ricchezza e che il secondo non ha mai neppure visto, costretto ad arrangiarsi per sopravvivere.

Giovanni chissà in quale scuola del privilegio ha studiato, parla inglese e francese, il suo italiano è ricercato, in camera sua è appeso il manifesto di I quattrocento colpi, 1959, quando neppure suo padre era nato: il maniaco cinefilo Veltroni aveva 4 anni e lo avrebbe scoperto a 13 "quando andavo al cinema un giorno sì e uno no a vedere tutto, da solo, perché allora non si immaginavano pericoli per noi adolescenti". Giovanni porta giacca e cravatta, non reagisce alla tragica notizia della morte dei suoi genitori, se non quando è solo e si concede una lacrima guardando il suo mito, un altro ragazzino solo, appunto l'Antoine Doinel del capolavoro di Truffaut, che ha il viso aggressivo e timido di Jean-Pierre Léaud tredicenne.

(ansa)

Il rumoroso Stefano (Stefano Fresi) è un grassone barbuto, non ha un soldo, fa un mestiere poetico ma inesistente, osservatore di arcobaleni, e uno fiabesco ma vero, il controllore di uno specchio gigante che nella realtà dà luce a Viganella, oggi Borgomezzavalle, in Piemonte, riflettendo il sole. È spettinato, barbuto, dentro orrende magliette fluttuanti, insicuro, rustico: è ovvio che l'incontro tra quei due sconosciuti, fratelli per caso, sarà tempestoso: troppo diversi in tutto, forse inconciliabili. Lungo il viaggio in auto, che non ha una meta sicura perché nessuno di loro l'ha più, attraversano paesaggi immensi e bellissimi, piazze antiche e celebri, casolari immersi nella natura e poi gli altri, gli sconosciuti, che alla fine è così facile diventino amici: una coppia di donne che si amano e una di carabinieri premurosi, uno gigante e l'altro piccolo, un chiacchierone esagitato e la confusa mamma di Stefano; poi c'è l'incontro fatale, quello che cambia la loro vita mentre tra Giovanni e Stefano i muri cadranno, e i due impareranno a volersi bene, a sentirsi famiglia.

(agf)

Anche con Simona, Simona Molinari scoperta da Veltroni, cantante jazz ammirevole e ragazza di grande bellezza e bravura e con quella che nella storia è sua figlia Francesca, la carinissima Francesca Zezza, nella realtà compagna di scuola di Giovanni. Walter Veltroni che in politica ha avuto responsabilità e cariche istituzionali importanti, sempre a sinistra, assicura che C'è tempo è il suo omaggio alla grande commedia italiana, con citazioni che gli appassionati scopriranno, da Prima della rivoluzione e Maccheroni, da La grande guerra e Vogliamo i colonnelli, da Prova d'orchestra e Dillinger è morto; un film che, lui dice, "deve divertire e commuovere" con l'approccio gentile a una storia semplice di affetti e assolutamente lontano da qualunque intento politico. Ma si dà il caso che il film esca proprio in questi giorni importanti di risveglio democratico: ed è proprio la sua assenza di bandiere, rabbia, paura, parolacce, prevaricazioni, che può essere considerata, da chi non riesce a staccarsi dalla realtà virtuale che stiamo vivendo, un augurio di speranza.