Jordan Peele, il re dell'horror: “L' America oggi ha paura di tutti”
di FILIPPO BRUNAMONTICon “Noi” il regista di “Scappa- Get out” racconta il terrore degli invasori che agita il suo Paese: “Tutti respingiamo gli altri, a prescindere dal colore”
AUSTIN (TEXAS) - Il male siamo noi. Cancellate l'immagine di Jordan Peele sorridente, sfacciato, con in pugno l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale di Scappa - Get Out,
il film-fenomeno che ha osato fondere cultura black e razzismo in un horror solo in cui bianchi utilizzavano i corpi dei bianchi per prolungare la propria vita, a meno di un anno dal trionfo di Trump alle elezioni presidenziali. "Quando l'ho girato volevo far capire al pubblico come ci si sente dalla parte dei neri d'America", racconta il regista, "ma con il mio nuovo film, Noi, sono arrivato alla conclusione che ormai tutti respingiamo gli altri, a prescindere dalla razza e dal colore della pelle. La nostra cultura è terrorizzata dagli invasori. Se guardiamo bene, i peggiori nemici di noi stessi siamo proprio noi. Noi come società, come collettivo. Noi come mondo".
Presentato in anteprima al festival South by Southwest di Austin, Texas, Noi (in inglese Us) us…
il film-fenomeno che ha osato fondere cultura black e razzismo in un horror solo in cui bianchi utilizzavano i corpi dei bianchi per prolungare la propria vita, a meno di un anno dal trionfo di Trump alle elezioni presidenziali. "Quando l'ho girato volevo far capire al pubblico come ci si sente dalla parte dei neri d'America", racconta il regista, "ma con il mio nuovo film, Noi, sono arrivato alla conclusione che ormai tutti respingiamo gli altri, a prescindere dalla razza e dal colore della pelle. La nostra cultura è terrorizzata dagli invasori. Se guardiamo bene, i peggiori nemici di noi stessi siamo proprio noi. Noi come società, come collettivo. Noi come mondo".
Presentato in anteprima al festival South by Southwest di Austin, Texas, Noi (in inglese Us) us…
AUSTIN (TEXAS) - Il male siamo noi. Cancellate l'immagine di Jordan Peele sorridente, sfacciato, con in pugno l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale di Scappa - Get Out,
il film-fenomeno che ha osato fondere cultura black e razzismo in un horror solo in cui bianchi utilizzavano i corpi dei bianchi per prolungare la propria vita, a meno di un anno dal trionfo di Trump alle elezioni presidenziali. "Quando l'ho girato volevo far capire al pubblico come ci si sente dalla parte dei neri d'America", racconta il regista, "ma con il mio nuovo film, Noi, sono arrivato alla conclusione che ormai tutti respingiamo gli altri, a prescindere dalla razza e dal colore della pelle. La nostra cultura è terrorizzata dagli invasori. Se guardiamo bene, i peggiori nemici di noi stessi siamo proprio noi. Noi come società, come collettivo. Noi come mondo".
Presentato in anteprima al festival South by Southwest di Austin, Texas, Noi (in inglese Us) uscirà il 4 aprile distribuito da Universal Pictures. "Chi l'avrebbe detto che dopo autori black del calibro di Spike Lee e John Singleton anch'io avrei trovato il mio posto a Hollywood? È un sogno che si avvera" ci dice Peele, occhi spiritati, il colletto della camicia portato sopra una giacca celeste. "Per me quella statuetta d'oro ha del rinascimentale. Il momento storico in cui viviamo è puro Rinascimento: sono fiero di far parte di un'industria in cui i più bei film in circolazione sono firmati da afroamericani".
Il regista e scrittore newyorkese, 40 anni, un passato di sketch comici (Mad Tv e Key & Peele), prima di finire su Time come una delle cento persone più influenti al mondo assieme Barry Jenkins, autore di Moonlight, aveva provato a sfondare come attore comico e imitatore al Saturday Night Live: "Mi sarebbe piaciuto interpretare Barack Obama in tempi non sospetti. Sono riuscito a prestargli la mia voce in uno sketch poco tempo fa, mettendogli in bocca frasi come "il personaggio cattivo di Black Panther, Killmonger, aveva ragione" e "Trump è un inetto". Uno discorso alla nazione trasformato in parodia".
A Peele sta a cuore il presente: "Pur di realizzare Noi ho detto no a BlacKkKlansman lasciando a Spike la regia. Uso il cinema e i generi horror e commedia per dire la mia sulla società in cui viviamo. Mio padre è afroamericano, mia madre bianca e discendente di coloni di quattro secoli fa. Sono cresciuto con la promessa di Martin Luther King da una parte e la lotta contro il razzismo dall'altra. Non critico i bianchi. Mostro anche gli stereotipi dei neri che cercano sempre di stare tra di loro perché sanno di avere meno punti di contatto con i bianchi. Mi incuriosisce, ad esempio, la paura di alcuni afroamericani di mettersi con una ragazza bianca, per poi finire accusati di tradimento dal loro gruppo di amici. Come se non potessero mai mischiarsi, altrimenti addio identità".
Con il suo film di debutto da regista, Peele ha centrato il bersaglio - costato appena 4 milioni e mezzo, Scappa - Get Out ha raccolto qualcosa come 250 milioni in tutto il mondo - mentre Noi sposta l'asticella un po' più in là: per protagonista ha l'attrice premio Oscar Lupita Nyong'o, nel ruolo di una donna che dopo un trauma dell'infanzia torna nella casa sul mare, lungo la costa della California del Nord, con il marito (Winston Duke, visto in Black Panther) e due figli.
Quando cala la notte, la famiglia si trova da sola a dover lottare contro i propri, cattivissimi sosia. "Possiamo diventare un pericolo per noi stessi" commenta Lupita Nyong'o, ombretto rosso, la testa invasa da fermagli per capelli. "Credo che il messaggio del film sia scritto chiaro sulla mia testa e nel mio look anni Ottanta: a volte le cose che portiamo dentro e che nascondiamo agli altri, devono per forza uscire fuori. E diventare parte di un tutto". Lupita indossa anche un paio di forbici come orecchini: "Sono un omaggio a una delle armi da taglio utilizzate in Noi. Se ho avuto paura nel rivedermi sullo schermo? Doppia paura! Sono in scena due volte: una da vittima, l'altra da mostro. Siamo... ai confini della realtà".
Non a caso Jordan Peele tra meno di un mese sul servizio di streaming CBS All Access presenterà i primi due episodi del rifacimento della serie The Twilight Zone (in Italia si intitolava Ai confini della realtà), narrando le fanta-storie che scavano nell'inconscio americano: "I miei lavori non sono una profezia dell'era Trump. Sono la reazione di un uomo, metà nero e metà bianco, che spera ancora in un mondo post-razziale".
il film-fenomeno che ha osato fondere cultura black e razzismo in un horror solo in cui bianchi utilizzavano i corpi dei bianchi per prolungare la propria vita, a meno di un anno dal trionfo di Trump alle elezioni presidenziali. "Quando l'ho girato volevo far capire al pubblico come ci si sente dalla parte dei neri d'America", racconta il regista, "ma con il mio nuovo film, Noi, sono arrivato alla conclusione che ormai tutti respingiamo gli altri, a prescindere dalla razza e dal colore della pelle. La nostra cultura è terrorizzata dagli invasori. Se guardiamo bene, i peggiori nemici di noi stessi siamo proprio noi. Noi come società, come collettivo. Noi come mondo".
Presentato in anteprima al festival South by Southwest di Austin, Texas, Noi (in inglese Us) uscirà il 4 aprile distribuito da Universal Pictures. "Chi l'avrebbe detto che dopo autori black del calibro di Spike Lee e John Singleton anch'io avrei trovato il mio posto a Hollywood? È un sogno che si avvera" ci dice Peele, occhi spiritati, il colletto della camicia portato sopra una giacca celeste. "Per me quella statuetta d'oro ha del rinascimentale. Il momento storico in cui viviamo è puro Rinascimento: sono fiero di far parte di un'industria in cui i più bei film in circolazione sono firmati da afroamericani".
Il regista e scrittore newyorkese, 40 anni, un passato di sketch comici (Mad Tv e Key & Peele), prima di finire su Time come una delle cento persone più influenti al mondo assieme Barry Jenkins, autore di Moonlight, aveva provato a sfondare come attore comico e imitatore al Saturday Night Live: "Mi sarebbe piaciuto interpretare Barack Obama in tempi non sospetti. Sono riuscito a prestargli la mia voce in uno sketch poco tempo fa, mettendogli in bocca frasi come "il personaggio cattivo di Black Panther, Killmonger, aveva ragione" e "Trump è un inetto". Uno discorso alla nazione trasformato in parodia".
A Peele sta a cuore il presente: "Pur di realizzare Noi ho detto no a BlacKkKlansman lasciando a Spike la regia. Uso il cinema e i generi horror e commedia per dire la mia sulla società in cui viviamo. Mio padre è afroamericano, mia madre bianca e discendente di coloni di quattro secoli fa. Sono cresciuto con la promessa di Martin Luther King da una parte e la lotta contro il razzismo dall'altra. Non critico i bianchi. Mostro anche gli stereotipi dei neri che cercano sempre di stare tra di loro perché sanno di avere meno punti di contatto con i bianchi. Mi incuriosisce, ad esempio, la paura di alcuni afroamericani di mettersi con una ragazza bianca, per poi finire accusati di tradimento dal loro gruppo di amici. Come se non potessero mai mischiarsi, altrimenti addio identità".
Con il suo film di debutto da regista, Peele ha centrato il bersaglio - costato appena 4 milioni e mezzo, Scappa - Get Out ha raccolto qualcosa come 250 milioni in tutto il mondo - mentre Noi sposta l'asticella un po' più in là: per protagonista ha l'attrice premio Oscar Lupita Nyong'o, nel ruolo di una donna che dopo un trauma dell'infanzia torna nella casa sul mare, lungo la costa della California del Nord, con il marito (Winston Duke, visto in Black Panther) e due figli.
Quando cala la notte, la famiglia si trova da sola a dover lottare contro i propri, cattivissimi sosia. "Possiamo diventare un pericolo per noi stessi" commenta Lupita Nyong'o, ombretto rosso, la testa invasa da fermagli per capelli. "Credo che il messaggio del film sia scritto chiaro sulla mia testa e nel mio look anni Ottanta: a volte le cose che portiamo dentro e che nascondiamo agli altri, devono per forza uscire fuori. E diventare parte di un tutto". Lupita indossa anche un paio di forbici come orecchini: "Sono un omaggio a una delle armi da taglio utilizzate in Noi. Se ho avuto paura nel rivedermi sullo schermo? Doppia paura! Sono in scena due volte: una da vittima, l'altra da mostro. Siamo... ai confini della realtà".
Non a caso Jordan Peele tra meno di un mese sul servizio di streaming CBS All Access presenterà i primi due episodi del rifacimento della serie The Twilight Zone (in Italia si intitolava Ai confini della realtà), narrando le fanta-storie che scavano nell'inconscio americano: "I miei lavori non sono una profezia dell'era Trump. Sono la reazione di un uomo, metà nero e metà bianco, che spera ancora in un mondo post-razziale".