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Danny De Vito: “Io come Dumbo, quanti complessi”

L’attore torna a recitare per Tim Burton in attesa di fare coppia ancora una volta con Schwarzenegger. Un rimpianto? “Non ho mai lavorato con Lina Wertmüller”
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LOS ANGELES - Con il suo metro e 47 centimetri di altezza Danny DeVito si considera - parole sue - "il nano più alto del mondo". Ma è anche un gigante del cinema americano: attore, regista, produttore, talento d'indubbia versatilità, eccentrico, sempre imprevedibile. Ora è nella versione con attori in carne e ossa di Dumbo firmato da Tim Burton, in sala dal 28 marzo. È la quarta collaborazione tra i due, dopo Batman - Il ritorno, Mars Attacks! e Big Fish. 74 anni, nativo del New Jersey, figlio di seconda generazione di immigrati dall'Italia, DeVito si fece notare nel 1975 in Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman per divenire poi famoso nel 1978 con la sitcom Taxi. Come regista ha girato film come La guerra dei Roses (con il suo grande amico Michael Douglas) del 1989 e Hoffa (1992) con l'altro grande amico Jack Nicholson.

In Dumbo DeVito, dallo scorso anno Grande Ufficiale all'Ordine del Merito della Repub…
LOS ANGELES - Con il suo metro e 47 centimetri di altezza Danny DeVito si considera - parole sue - "il nano più alto del mondo". Ma è anche un gigante del cinema americano: attore, regista, produttore, talento d'indubbia versatilità, eccentrico, sempre imprevedibile. Ora è nella versione con attori in carne e ossa di Dumbo firmato da Tim Burton, in sala dal 28 marzo. È la quarta collaborazione tra i due, dopo Batman - Il ritorno, Mars Attacks! e Big Fish. 74 anni, nativo del New Jersey, figlio di seconda generazione di immigrati dall'Italia, DeVito si fece notare nel 1975 in Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman per divenire poi famoso nel 1978 con la sitcom Taxi. Come regista ha girato film come La guerra dei Roses (con il suo grande amico Michael Douglas) del 1989 e Hoffa (1992) con l'altro grande amico Jack Nicholson.

In Dumbo DeVito, dallo scorso anno Grande Ufficiale all'Ordine del Merito della Repubblica Italiana, è Max Medici, il direttore del circo che si prende cura dell'elefantino dalle orecchie enormi, bullizzato da tutti prima di prendersi la sua rivincita.


Che ricordi ha del classico della Disney?
"Mi ci sono riconosciuto, perché anche io soffrivo di complessi d'inferiorità. Sono sempre stato piccolo, anche adesso lo sono! Dumbo, adorabile con tutti i suoi complessi, per me è il massimo della dolcezza. L'ho sempre adorato".

Che rapporto ha con il circo?
"Noi del New Jersey lo adoriamo. Mi ricordo perfettamente la prima volta che i miei genitori mi ci portarono. Rimasi sbalordito a vedere i trapezisti e i giocolieri. Come quasi tutti i bambini mi facevano paura i clown, i pagliacci: le cose che dovrebbero far ridere mi fanno piangere, e viceversa. Non mi sorprende che anche un maestro come Federico Fellini sia stato affascinato dal circo".

Danny DeVito nel film "Gemelli"  (agf)

È il suo quarto film con Burton.
"Tim è un artista, lo vedo più come pittore, un Kandisky diciamo, che regista. La prima volta che l'ho incontrato, per Batman, mi ha trascinato immediatamente nel suo mondo immaginario disegnando tutti i personaggi per mostrare quello che aveva in mente, invece di descriverli a parole. Tim è uno coi nervi a fior di pelle, nel senso buono, positivo, perché è molto sensibile ed emotivo".

La musica per lei è importante quando prepara i personaggi?
"La musica è sempre importante per me, e da bravo italiano adoro l'opera. Il mio personaggio, Max, è uno che ascoltarebbe Caruso, o Gigli. O forse Amelita Galli-Curci, la conosce? (Cerca un brano e lo ascolta ad occhi chiusi, ndr). Callas è una delle mie preferite, ma Galli-Curci è incredibile, che voce!".

Da molto tempo non dirige più film, come mai?
"Ho tanti progetti, come la sitcom C'è sempre il sole a Philadelphia che facciamo da 13 anni, e quello prende un sacco di tempo. Per anni ho tentato di portare al cinema, come regista, La vera storia di Charlotte Doyle, senza successo. Ma non demordo. Mi piace stare dietro la cinepresa, e ora che la sitcom sta per finire tornerò alla carica".

Michael Keaton e Danny DeVito in "Dumbo" 

Che opinione ha del tema che oppone Netflix agli Oscar?
"A me piace vedere i film sul grande schermo. Però capisco che siamo nel ventunesimo secolo e possiamo caricare film sui nostri telefonini e sui tablet oltre che in televisione. E questo vuol dire realizzare più prodotti e dare più lavoro alla gente. Registi, artisti, sceneggiatori, costumisti. Netflix ha un sacco di soldi, lasci che sostenga chi vuole lavorare. Se vuoi fare un film solo per il cinema ci sono un sacco di studi con cui puoi farlo, dalla Warner Brothers alla Sony Classics. Io sono andato a vedere Roma di Cuarón sul grande schermo, è stata una mia scelta. Mi piace appunto vedere un film al cinema anche se l'Academy ci manda tutti i dvd per votare ed è comodo vederli a casa. Ma entrare in quel posto misterioso e buio, con una grossa scatola di popcorn, mi piace. E entro con lo sconto senior, finalmente pago meno, ah ah!".

Quali sono i registi che l'hanno più ispirata?
"Fritz Lang. Erich von Stroheim. Billy Wilder. Milos Forman mi ha influenzato molto, ho recitato in Qualcuno volò sul nido del cuculo e ho prodotto il suo Man on the moon. Un regista geniale. E amavo Penny Marshall, l'unica regista donna con cui ho lavorato, era molto divertente. Lei veniva a trovarci sul set di Taxi e io andavo a trovarla sul set di Laverne & Shirley. Eravamo tutti alla Paramount, una grande famiglia. Non ho mai lavorato con Lina Wertmüller, l'ho incontrata una volta a pranzo ed è stato molto piacevole perché adoro i suoi film".

A che punto è il famoso progetto del film "Triplets" con Arnold Schwarzenegger?
"Ci stiamo sempre pensando. Io e Arnold siamo molto amici, ogni volta che ci vediamo diciamo che vogliamo farlo. Succederà prima o poi".

C'è qualche soddisfazione che non si è tolto nella sua carriera?
"Guardi, dopo aver recitato un piccolo ruolo accanto a Michael Douglas nella sua nuova serie Il metodo Kominsky non credo che ci sia più nulla a cui possa aspirare".

In che senso?
"Nel senso che nella serie, in cui Michael recita un anziano attore con problemi di prostata, io sono il suo urologo, che ovviamente lo visita con un dito della mano. Cosa volere di più dalla vita!".