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Craxi e la metamorfosi di Favino: il dramma del potere va al cinema

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La foto dell'attore trasformato nel segretario del Psi per 'Hammamet', il nuovo film che Gianni Amelio ha appena cominciato a girare. Da Bellocchio a Sorrentino a Moretti, così il grande schermo ha raccontato la solitudine dei leader
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La solitudine di Moro nella prigione del popolo e il sogno della sua liberta in Buongiorno, notte di Bellocchio (2003). La gloria antica e debitamente cinica di Andreotti che si rovescia nel suo contrario ne Il divo di Sorrentino (2008). L'ascesa sfuggente di Berlusconi e l'enigmatica conclusione, bagliori dietro il Palazzo di Giustizia di Milano, ne Il Caimano di Moretti (2006). Sempre sul Cavaliere il preannuncio malinconico del tramonto fra corpi di ragazze, cattive compagnie e incomprensioni coniugali nei due Loro di Sorrentino (2018).

Berlusconi - Servillo canta 'Malafemmena. 'Loro 1' in sala il 24 aprile


E ora il Craxi di Amelio: come poteva mancare la sua sventura politica e umana? Perché profondo sarà il pozzo del passato, ma quello prossimo offre senz'altro al cinema i migliori drammi del potere; e senza sforzi d'inventiva, né arzigogoli di plot e svolazzi di sceneggiatura, tutto è gi…
La solitudine di Moro nella prigione del popolo e il sogno della sua liberta in Buongiorno, notte di Bellocchio (2003). La gloria antica e debitamente cinica di Andreotti che si rovescia nel suo contrario ne Il divo di Sorrentino (2008). L'ascesa sfuggente di Berlusconi e l'enigmatica conclusione, bagliori dietro il Palazzo di Giustizia di Milano, ne Il Caimano di Moretti (2006). Sempre sul Cavaliere il preannuncio malinconico del tramonto fra corpi di ragazze, cattive compagnie e incomprensioni coniugali nei due Loro di Sorrentino (2018).

Berlusconi - Servillo canta 'Malafemmena. 'Loro 1' in sala il 24 aprile


E ora il Craxi di Amelio: come poteva mancare la sua sventura politica e umana? Perché profondo sarà il pozzo del passato, ma quello prossimo offre senz'altro al cinema i migliori drammi del potere; e senza sforzi d'inventiva, né arzigogoli di plot e svolazzi di sceneggiatura, tutto è già lì, accaduto veramente, per molti futuri spettatori ancora impresso nella memoria, comunque spiattellato nei libri di storia o quasi.

Cambia solo il giudizio sulle vicende e sui personaggi, e non è poco. In ogni caso il produttore di Hammamet è un antico socialista già alto dirigente Rai, Agostino Saccà, che Craxi vide arrivare dall'hotel Midas al quarto piano di via del Corso, “il nido dell'aquila” si disse poi, quando aveva poco più di trent'anni ed era vice-responsabile della sezione Cultura del Psi per la corrente di Giacomo Mancini.


Di Bettino-Favino si sa pochino; come già per il corrugatissimo Berlusconi-Servillo, ieri si è visto un fotogramma di impressionante iper-trucco ed elaboratissima somiglianza. Ma il cuore del film, a occhio, si gioca sul dilemma di un grande leader e di uomo dal difficile carattere che la gloria prima e poi la sconfitta posero in bilico tra esilio e latitanza.

Un po' viene anche da chiedersi come Craxi avrebbe accolto l'ipotesi di diventare un cine-prodotto. E sebbene non si possa rispondere, per misurare la distanza tra ieri e oggi sorge spontaneo il ricordo di quando nell'estate del 1995, in una chiesa di Otranto, il sosia di Bettino nella tv del Bagaglino, Pierluigi Zerbinati, venne scambiato per l'originale, quindi subito infastidito, poi denunciato ai carabinieri.

Ed ecco che il mediocre presente riscatta le avventure della Prima e della Seconda Repubblica. Non c'è da esserne fieri, o forse sì. Il cinema plana sulla storia con lieve e pacificata saggezza, in ogni caso per ricordarle che il potere di solito finisce male.