Guillermo del Toro da paura: “L'horror insegna a diventare grandi”
Silvia Bizio
,
di SILVIA BIZIO
Abbiamo visto le prime immagini di 'Scary stories to tell in the dark'. Dai celebri racconti per ragazzi il film prodotto dal regista premio Oscar
3 minuti di lettura
LOS ANGELES - Fa davvero paura Scary stories to tell in the dark, il film diretto dal norvegese Andre Øvredal e prodotto da Guillermo Del Toro, "anima" del progetto, che uscirà in tutto il mondo l'8 agosto. Negli Stati Uniti sarà classificato PG13, vietato ai minori di 13 anni non accompagnati da un adulto. Perché l'horror c'è ma si mescola al divertimento, ci sono i brividi e le sorprese proprio come nella serie omonima di racconti per bambini scritti da Alvin Schwartz, con le illustrazioni originali di Stephen Gammell, pubblicati nel 1981: Del Toro le aveva scoperte da adolescente in una libreria di San Antonio, Texas, e ne era rimasto affascinato. Ha collezionato quei libri, li ha letti ai suoi figli.
Nel 1997, dopo il traumatico rapimento del padre Federico a Guadalajara e il riscatto di un milione di dollari che amici come James Cameron lo aiutarono a pagare, aveva acquistato una illustrazione originale di Gammell, bench&e…
LOS ANGELES - Fa davvero paura Scary stories to tell in the dark, il film diretto dal norvegese Andre Øvredal e prodotto da Guillermo Del Toro, "anima" del progetto, che uscirà in tutto il mondo l'8 agosto. Negli Stati Uniti sarà classificato PG13, vietato ai minori di 13 anni non accompagnati da un adulto. Perché l'horror c'è ma si mescola al divertimento, ci sono i brividi e le sorprese proprio come nella serie omonima di racconti per bambini scritti da Alvin Schwartz, con le illustrazioni originali di Stephen Gammell, pubblicati nel 1981: Del Toro le aveva scoperte da adolescente in una libreria di San Antonio, Texas, e ne era rimasto affascinato. Ha collezionato quei libri, li ha letti ai suoi figli.
Nel 1997, dopo il traumatico rapimento del padre Federico a Guadalajara e il riscatto di un milione di dollari che amici come James Cameron lo aiutarono a pagare, aveva acquistato una illustrazione originale di Gammell, benché troppo costosa per lui in quel momento. "Ero sul lastrico, ma come un pazzo comprai quella tavola, il che comportò una serie di ulteriori problemi finanziari e anche guai con mia moglie" ha detto ridendo il regista, premio Oscar nel 2018 per La forma dell'acqua, avvolto in una felpa nera, quando lo incontriamo a pranzo alla NeueHouse di Los Angeles per vedere le prime immagini del film. "Una spesa ingiustificabile, ma sentivo il bisogno di possedere quelle immagini che tanto avevano segnato la mia gioventù".
Del Toro ha contagiato anche Øvredal, che ammette di non aver mai letto quelle "scary stories". È una trilogia che contiene oltre venti racconti, si va dalla mitologia al soprannaturale, l'adattamento ha portato a un film di due ore, prodotto da Lionsgate e CBS Films che, precisa Del Toro, non diventerà una serie ma potrà avere un sequel. Si raccontano le avventure di un gruppo di teenager che nella piccola città di Mill Valley scoprono un libro misterioso, le cui storie cominciano pian piano a diventare realtà e a coinvolgere i vari protagonisti del film. "È da vedere insieme genitori e figli - continua Del Toro - i libri sono ancora molto amati dai giovani e da un paio di generazioni di genitori e spero che mamme e papà portino i loro ragazzi in sala per vivere insieme queste emozioni. È una corsa sulle montagne russe con la cintura di sicurezza ben allacciata".
Abbiamo visto la sequenza in cui uno dei giovani protagonisti comincia a mangiare con gusto da una pentola di stufato, ignaro dei messaggi che gli amici gli gridano con un walkie talkie: in quel libro "dannato" c'è la storia di un cadavere privato di un alluce che insegue un adolescente che ha appena mangiato quel dito in una zuppa. E la storia diventa realtà.
Scary Stories è ambientato nel 1968, in piena guerra del Vietnam, con l'America percorsa dalle manifestazioni di protesta. L'antefatto: nell'Ottocento, a Mill Valley, la giovane Sarah Bellows viene condannata a morte poiché accusata ingiustamente di omicidio; scrive la propria tragica vita in un libro che, un secolo dopo, viene scoperto da un gruppo di adolescenti.
Da sinistra, Guillermo del Toro, produttore, l’attrice Zoe Colletti e il regista del film André Øvredal
La scelta di ambientare il film nel '68 è stata di Del Toro, che vede molte similitudini fra quell'epoca e l'America di oggi. "C'era un presidente, Nixon, che aveva enormi poteri, così come enorme era il potere della maldicenza, che condanna a morte una giovane come Sarah Bellows. Alla fine degli anni Sessanta i ragazzini non avevano gli smartphone ma comunicavano con i walkie talki. Sono situazioni in cui il pubblico si riconosce".
Nel corso dell'incontro Del Toro e Øvredal hanno presentato il gruppo dei giovani attori, tutti sconosciuti: Natalie Ganzhorn, Gabriel Rush, Austin Abrams, Austin Zajur, Michael Garza, Zoe Colletti. "Da produttore mi diverto di più a spaventare rispetto a quando faccio il regista" continua Del Toro, "per costruire la suspense faccio riferimento a Hitchcock, amo giocare con il montaggio e gli angoli di riprese e ho dato un sacco di suggerimenti ad Andre. Non ne ha accettato nessuno - scherza - ma io so che quando la gente va a una corsa automobilistica non lo fa per vedere chi vince ma per vedere se qualcuno va a sbattere, anche se nessuno lo dice. Il pubblico spera sempre che accada qualcosa di orribile".
Il produttore è convinto che le fiabe e l'horror abbiano un alto valore educativo, "io sono un grande fan di Andersen, dei Grimm e anche di Calvino, ho scritto una prefazione per un'edizione anglosassone che uscirà a breve. Le favole insegnano la disciplina, ti spiegano perché non devi andare nel bosco di notte. Il Vietnam ha generato l'orrore di una società in cui si ammazza il vicino di casa. Poi - conclude Del Toro - ci sono film come Halloween di John Carpenter che semplicemente ti dicono di non uscire di notte. Perché dietro ogni angolo può sempre nascondersi un assassino".