Amore e malavita: in una commedia la strana storia del genio Cyrano
Arianna Finos
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di ARIANNA FINOS
Arriva al cinema il film del regista Alexis Michalik: la genesi della pièce che ha consegnato alla storia il Savinien De Bergerac
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La genesi del Cyrano raccontata come Shakespeare in love. «Ebbi l’idea quindici anni fa quando vidi il film di John Madden, non immaginavo il tempo e la fatica che ci sarebbero voluti per farla diventare realtà. Ma comunque non avrei mai mollato», spiega il tenace Alexis Michalik all’incontro parigino per i Rendez-Vous del cinema francese. Il cineasta 34enne alla fine l’ha spuntata: non trovando un produttore disposto a finanziare la sceneggiatura, l’ha trasformata in una piéce teatrale di grandissimo successo — cinque Molières vinti e 700 mila spettatori al Théatre du Palais Royal — cosa che gli ha permesso di portarla, finalmente, sul grande schermo con il titolo Cyrano mon amour.
'Cyrano mon amour', un capolavoro nato per caso - Clip in anteprima
Il punto di vista del racconto è quello di Edmond Rostand (l’attore Dominique Pinon), sconosciuto poe…
La genesi del Cyrano raccontata come Shakespeare in love. «Ebbi l’idea quindici anni fa quando vidi il film di John Madden, non immaginavo il tempo e la fatica che ci sarebbero voluti per farla diventare realtà. Ma comunque non avrei mai mollato», spiega il tenace Alexis Michalik all’incontro parigino per i Rendez-Vous del cinema francese. Il cineasta 34enne alla fine l’ha spuntata: non trovando un produttore disposto a finanziare la sceneggiatura, l’ha trasformata in una piéce teatrale di grandissimo successo — cinque Molières vinti e 700 mila spettatori al Théatre du Palais Royal — cosa che gli ha permesso di portarla, finalmente, sul grande schermo con il titolo Cyrano mon amour.
'Cyrano mon amour', un capolavoro nato per caso - Clip in anteprima
Il punto di vista del racconto è quello di Edmond Rostand (l’attore Dominique Pinon), sconosciuto poeta 29enne che nel 1897 è reduce dal disastro del suo ultimo spettacolo. A sostenerlo solo due donne: la moglie e la divina Sarah Bernhardt, che gli procura l’incontro con l’attore in cerca di rilancio Constant Coquelin (Olivier Gourmet, già feticcio dei Dardenne), che lo incarica di scrivere una commedia in tre settimane. Si dipana la creazione di Cyrano con l’aiuto di un amico attore innamorato di una collega e incapace di rivelarsi (ed esprimersi). Entrano in gioco primedonne capricciose, scambi di persona, lettere d’amore e impresari malavitosi. Nel film, in sala domani, biografia e reinvenzione si fondono, mentre si compone il mosaico di scene e battute, a partire dal monologo sul naso, che hanno consegnato alla storia il Savinien De Bergerac, personaggio ispirato al seicentesco precursore della fantascienza: coraggioso, romantico, pronto di spada e di lingua.
«Ho visto la piéce trecento volte, conoscevo tutte le scene, le battute, i momenti in cui il pubblico ride». Così spiega il successo di Cyrano l’immortale: «È popolare e raffinato, ognuno ci trova un punto di contatto. Non è bello o ambizioso, ma ha coraggio anche nel mettere i sentimenti avanti a tutto: vorrebbe solo essere amato. Oggi sarebbe considerato un perdente. Noi francesi però, a differenza degli americani, i perdenti li amiamo, mentre non ci piacciono i belloni dalla vita facile». Quanto a Edmond Rostand «non voglio accostarmi a lui, ma anche io ho avuto il mio primo successo teatrale a 29 anni, Le porteur d’histoire. Non una fama nata in una sola sera come è successo a lui, ma capisco che cosa significhi vedere la tua vita d’autore cambiare in poco tempo».
La Parigi della Belle Époque è stata ricostruita nella Repubblica Ceca e a Praga, la grande sfida era «tenere alto il ritmo, mi annoio facilmente. Al cinema amo Zemeckis e Spielberg per la loro capacità di essere leggeri, mai troppo intellettuali. Vale la pena ricordare che, quando debuttò, Cyrano provocò nel pubblico un entusiasmo paragonabile alla febbre odierna per il Trono di spade». Il regista si ritaglia, nel film, il piccolo ruolo del tronfio Georges Feydeau: «I palloni gonfiati mi piacciono e mi riescono benissimo. L’ho un po’ maltrattato, ma con delicatezza, perché adoro il suo teatro», racconta Michalik, che affiancherà Checco Zalone nel nuovo film Tolo Tolo: «Checco è un uomo simpatico e umile, una gioia lavorare con lui».