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Tutte donne per Emma Dante: “Una famiglia vera”

La regista gira a Palermo Le sorelle Macaluso, tratto dal suo spettacolo teatrale: “Siamo ancora vittime dell’idea che i protagonisti siano sempre gli uomini”
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Antonella è morta a sette anni per un incidente sulla spiaggia dei bagni Charleston a Mondello, Maria è morta quarantenne di tumore, in ospedale. Eppure non se ne sono andate dal loro appartamento pieno di oggetti, in una casa brutta, affacciata su un tratto di mare abbandonato. Stanno lì come erano prima, una bambina, una donna, accanto alle altre tre sorelle, Lia, Katia, Pinuccia, che sono rimaste a scivolare nella vecchiaia.
Un film di fantasmi silenziosi, di ombre, revenant, ectoplasmi? No, dice Emma Dante, "di ricordi che non si cancellano, di memorie vive". Stanno per concludersi a Palermo le riprese di Le sorelle Macaluso che Elena Stancanelli e Giorgio Vasta hanno scritto assieme alla regista, autrice del testo teatrale dallo stesso titolo. "Abbiamo riflettuto molto su come rappresentare la presenza dei morti nella casa, io di queste presenze ho avuto sempre paura. Qualsiasi cosa fatta fare a questi morti rischiava di essere estetizzante e t…
Antonella è morta a sette anni per un incidente sulla spiaggia dei bagni Charleston a Mondello, Maria è morta quarantenne di tumore, in ospedale. Eppure non se ne sono andate dal loro appartamento pieno di oggetti, in una casa brutta, affacciata su un tratto di mare abbandonato. Stanno lì come erano prima, una bambina, una donna, accanto alle altre tre sorelle, Lia, Katia, Pinuccia, che sono rimaste a scivolare nella vecchiaia.
Un film di fantasmi silenziosi, di ombre, revenant, ectoplasmi? No, dice Emma Dante, "di ricordi che non si cancellano, di memorie vive". Stanno per concludersi a Palermo le riprese di Le sorelle Macaluso che Elena Stancanelli e Giorgio Vasta hanno scritto assieme alla regista, autrice del testo teatrale dallo stesso titolo. "Abbiamo riflettuto molto su come rappresentare la presenza dei morti nella casa, io di queste presenze ho avuto sempre paura. Qualsiasi cosa fatta fare a questi morti rischiava di essere estetizzante e troppo intellettuale. Ho capito dove stavano i morti quando ho girato le scene dei vivi, che dei morti hanno bisogno per sentirsi vivi".
Sullo schermo del cellulare Emma ha quel suo sguardo nero da maga, affettuoso e allarmante, i lunghi capelli neri raccolti e una sola ciocca che le scivola sul viso e lei attorciglia a un dito con un gesto di timidezza e difesa. "È da sei anni che volevo fare questo film ma non trovavo nessuno disposto a produrlo, poi una donna, Marica Stocchi, provvista di bacchetta magica, ha letto la storia, mi ha abbracciato e io le sarò riconoscente per sempre". A teatro le sorelle Macaluso sono sette, cinque quelle del film, e la loro esistenza è divisa in tre parti: adolescenza, maturità, vecchiaia. "A un certo punto smettiamo di assomigliarci, gli anni producono una vera metamorfosi del corpo, diventiamo altro, e io mi sono presa la libertà di raccontarlo senza trucchi né protesi". Infatti le cinque sorelle impegnano dodici attrici: Antonella vive solo la fanciullezza, quindi l'attrice è una, Maria arriva alla maturità, e le interpreti sono due, Katia, Lia e Pinuccia diventano vecchie, tre tempi della vita, tre attrici per ognuna. "Il cast è una delle meraviglie del film, poche le attrici note, e io sono innamorata di tutte. Ho provato con loro per tre settimane prima delle riprese, costruendo un alfabeto comune di gesti e sguardi perché bambine, adulte, anziane potessero sembrare una persona sola".

Emma Dante e Donatella Finocchiaro sul set 

La sceneggiatura descrive minuziosamente la casa, sul cui tetto le sorelle allevano piccioni da affittare per le feste di nozze; mobili
anni 40, ninnoli, un Pierrot, dei cagnolini di ceramica, lampadario a gocce, l'Amaro Isolabella; penombra, caldo, lampi di sole accecante, i rumori, il water, la cucina: e nel passare degli anni, come le sorelle, le cose sbiadiscono, si sbrecciano, scompaiono.
"La casa è un labirinto esistenziale che Giorgio e Elena hanno descritto nei dettagli con una maestria incantevole. Nel film la casa è meno importante rispetto alle sorelle e al loro legame, è piena all'inizio e si svuota alla fine. Ciò che mi commuove non sono le sue pareti scorticate, gli aloni e le crepature, ma sapere che in alcuni angoli di quelle stanze io ho visto crescere e invecchiare e scomparire le sorelle". Lei è ben lontana dalla vecchiaia eppure ne scrive spesso. "Per me il corpo è l'unico quaderno possibile, attraverso il corpo io capisco le cose, scrivo, deliro e comprendo, ragionare sui corpi deformati dal tempo che passa è stata una delle cose più stimolanti che ho fatto. Nessuno si interessa ai vecchi, io sì". Cinque sorelle, una si sposa, un'altra si innamora, vive o morte la casa le unisce, non c'è un padre, non c'è una madre, gli uomini sono comparse. "Se il film si intitolasse "I fratelli Macaluso" nessuno si chiederebbe come mai non ci sono donne, siamo ancora vittime dell'idea che i protagonisti di tutto siano sempre gli uomini. Quanto ai genitori non ne ho sentito la necessità; cinque sorelle sono una vera famiglia, ognuna è genitore delle altre". Come è stata la sua vita di famiglia? "Mia madre è morta a 59 anni, l'amavo moltissimo, tutto ciò che ho fatto l'ho dedicato a lei, non l'ho mai pensata dannata come lei diceva, "tintu cu mori", chi muore è dannato. Ho sempre nella mente la sua risposta alla mia domanda durante l'ultima fase della sua malattia: "Mamma hai paura di morire?". Lei mi risponde: "Sì, ho paura, ma poi penso che prima o poi deve succedere e mi abituo". Adesso la mia è una famiglia strana, nessuno di noi è parente all'altro; Carmine è napoletano, io siciliana, Dimitri russo. Ma siamo tre piccole persone che si amano". Ha in mente un suo spettatore ideale? "Le donne, perché il film è un inno alle donne e agli animali. Non so, ma forse qualche maschio si disinteresserà, si annoierà, non andrà a vederlo".
Però il suo primo film Via Castellana Bandiera ha vinto premi in tutta Europa e alla Mostra di Venezia del 2013 quello per la miglior attrice, Elena Cotta. Le sorelle Macaluso sarà pronto nel 2020, e nel frattempo Emma Dante curerà la regia dell'Angelo di fuoco di Prokofiev all'Opera di Roma e porterà al festival di Spoleto una sua rivisitazione dell'Edipo.