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Chernobyl, la sindrome russa diventa serie tv

Presentata a New York una fiction in cinque puntate sul disastro. In onda a giugno su Sky Atlantic, ripercorre l’incidente del 1986, dai tentativi di insabbiamento ai processi per l’esplosione della centrale nucleare nell’ex Urss
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NEW YORK - Nelle storie non contano gli eroi. Tutto quello che vogliamo sapere è di chi è la colpa". Con queste parole si apre Chernobyl, la miniserie nata dall'accordo tra Hbo e Sky. L'ex capo di Hbo Miniseries e Cinemax, Kary Antholis, si era già detto "scettico all'idea di un nuovo sguardo sulla città-fantasma Pripyat", dove abitavano cinquantamila persone, prima che il 26 aprile 1986, durante un presunto test di sicurezza l'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl costringesse tutti all'evacuazione: "Quando Craig Mazin, produttore e sceneggiatore, e Johan Renck, regista, si sono presentati in ufficio per parlare della loro visione, la diffidenza era tanta, soprattutto verso quella che sembrava unicamente una storia sulla Russia. Allora Craig ha roteato gli occhi e si è lanciato in un discorso che nella mia carriera non mi è mai capitato di sentire: "Credi davvero di sapere cos'è…
NEW YORK - Nelle storie non contano gli eroi. Tutto quello che vogliamo sapere è di chi è la colpa". Con queste parole si apre Chernobyl, la miniserie nata dall'accordo tra Hbo e Sky. L'ex capo di Hbo Miniseries e Cinemax, Kary Antholis, si era già detto "scettico all'idea di un nuovo sguardo sulla città-fantasma Pripyat", dove abitavano cinquantamila persone, prima che il 26 aprile 1986, durante un presunto test di sicurezza l'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl costringesse tutti all'evacuazione: "Quando Craig Mazin, produttore e sceneggiatore, e Johan Renck, regista, si sono presentati in ufficio per parlare della loro visione, la diffidenza era tanta, soprattutto verso quella che sembrava unicamente una storia sulla Russia. Allora Craig ha roteato gli occhi e si è lanciato in un discorso che nella mia carriera non mi è mai capitato di sentire: "Credi davvero di sapere cos'è accaduto a Chernobyl? Tutti sappiamo dell'esplosione... Ma ti sei mai chiesto il perché?". Così il progetto ha preso vita". La serie, divisa in cinque parti, è stata presentata in anteprima al Tribeca Film Festival e sarà trasmessa su Sky Atlantic dal 10 giugno (anche on demand e su Sky Go e Now Tv): secondo il cast, "Chernobyl frulla cinema e reportage ed è un ammonimento alla società moderna".


I primi episodi mostrano come la nube tossica iniziò a seminare terrore nei paesi vicini. E fa ancora paura, tanta paura, all'Europa. "Prima di scrivere il soggetto ho fatto ricerche" spiega Craig Mazin. "Gli americani non sono messi poi così male sul piano della sicurezza nucleare. Sulla Costa Ovest degli Stati Uniti, gli impianti sono sorgenti di rischi potenziali ma si trovano tutti all'interno di centrali di contenimento. Ecco perché quando, nel '79, Three Mile Island ebbe un guasto parziale, le emissioni di radiazioni furono minime. Nell'Urss, invece, non esisteva rete protettiva e i reattori erano sviluppati per fornire la massima quantità di energia a poco costo". Ogni episodio riordina tempo e memoria: i primi due si concentrano sull'incubo dell'esplosione del reattore 4 che causò la fuoriuscita della nube radioattiva. A più di trent'anni dal disastro, cinque milioni di persone abitano ancora nelle aree contaminate. Gli episodi tre e quattro raccontano i tentativi dei burocrati di insabbiare la catastrofe e gli sforzi di soccorritori e soldati per stabilizzare la zona, mentre il capitolo finale è interamente dedicato ai paradossi del processo.

Emily Watson 

Hbo ha da poco annunciato che la serie sarà accompagnata da un podcast, con approfondimenti curati da Mazin e Peter Sagal, conduttore del gioco Wait Wait... Don't Tell Me! per la National Public Radio. Sulle tracce della verità, troviamo il chimico Valery Legasov (l'attore inglese Jared Harris, visto in Mad Men, Fringe e The Crown), il vice primo ministro sovietico Boris Shcherbina (Stellan Skarsgard), e una talpa, la fisica nucleare Ulana Khomyuk (Emily Watson). Se Legasov e Shcherbina hanno investigato da vicino i fatti della città ucraina, il personaggio di Ulana è un insieme composito di alcuni scienziati realmente esistiti, ossessionati dalle incongruenze dei rapporti ufficiali. Come a un certo punto suggerisce Legasov, incaricato dal Cremlino di guidare la commissione d'inchiesta, "abbiamo a che fare con qualcosa di mai visto prima su questo pianeta".

"La mia fisica nucleare è un omaggio ai tanti scienziati, uomini e donne, che hanno lavorato sul caso Chernobyl", ci racconta l'attrice Emily Watson, 52 anni, due nomination all'Oscar, tra cui quella per il ruolo di Bess McNeill nel film di Lars von Trier Le onde del destino, "sono pur sempre figlia di un'insegnante e di un architetto. In casa ho sempre respirato un forte senso di curiosità e di attrazione per il fuori. Preparandomi al ruolo ho studiato come si viveva nell'Unione Sovietica nel 1986, cosa dovevi fare per superare i checkpoint prima che Pripyat, la città satellite a tre chilometri da Chernobyl, fosse abitata da lupi che cercano cibo tra le caserme dell'esercito ucraino. Da una parte, la città ex sovietica e la paura della contaminazione atomica sull'Europa, dall'altra una sceneggiatura, scritta da Mazin, con un punto di vista americano sull'ultimo scorcio di Guerra Fredda".


Con Chernobyl l'ex presidente di Hbo Miniseries aggiunge un'altra vicenda complessa della storia umana alla sua carriera: Antholis ha lavorato infatti anche a From the Earth to the Moon (le missioni del Programma Apollo), Band of Brothers (il reggimento della Divisione Aerea Easy Company), Angels in America, John Adams e The Pacific. "Abbiamo lavorato duro per catturare, nella fisicità e nelle atmosfere, il totalitarismo sovietico, la maschera d'orgoglio e la cautela negli occhi delle persone" prosegue Watson. Quello che allarma oggi l'attrice sono "i potenti che dicono di avere in pugno la verità". Chernobyl, conclude, è "l'esempio di quanto il concetto di verità sia in pericolo. La scienza? Non esiste più. Gli interessi politici hanno preso il posto dei fatti".