Toy Story 4, mondo pupazzo: i giocattoli viventi diventano grandi
Filippo Brunamonti
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di FILIPPO BRUNAMONTI
Visita negli studi della Pixar in California, tempio dell’animazione. Il quarto film della saga, i nuovi protagonisti e il ritorno di quelli più amati: come Woody, che in Italia ha sempre parlato con la voce di Fabrizio Frizzi
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"Quando penso al futuro dell'animazione mi vengono le vertigini". Il produttore Mark Nielsen funziona come Woody, il cowboy giocattolo di Toy Story: se tiri un anello, ti racconta tutto. La mattina è il primo a entrare ai Pixar Animation Studios, appena fuori Oakland (California). Prati verdi, la piscina coi trampolini a forma di nani minatori di Biancaneve, una replica gigante della lampada Luxo Jr. sul selciato all'ingresso.
"È la nostra mascotte" sorride Nielsen. "Trent'anni fa John Lasseter la teneva sul suo tavolo da disegno, usandola come modello tridimensionale". Quel logo vale ancora parecchio: fondata da Steve Jobs nell'85, Pixar si è fusa con Disney nel 2006 per 7,4 miliardi di dollari. Fino al giorno in cui, dopo il caso Weinstein, il capo degli Studios è stato travolto dallo scandalo delle molestie sessuali: "Le dimissioni di Lasseter sono state un colpo per l'azienda ma registi, scrittori …
"Quando penso al futuro dell'animazione mi vengono le vertigini". Il produttore Mark Nielsen funziona come Woody, il cowboy giocattolo di Toy Story: se tiri un anello, ti racconta tutto. La mattina è il primo a entrare ai Pixar Animation Studios, appena fuori Oakland (California). Prati verdi, la piscina coi trampolini a forma di nani minatori di Biancaneve, una replica gigante della lampada Luxo Jr. sul selciato all'ingresso.
"È la nostra mascotte" sorride Nielsen. "Trent'anni fa John Lasseter la teneva sul suo tavolo da disegno, usandola come modello tridimensionale". Quel logo vale ancora parecchio: fondata da Steve Jobs nell'85, Pixar si è fusa con Disney nel 2006 per 7,4 miliardi di dollari. Fino al giorno in cui, dopo il caso Weinstein, il capo degli Studios è stato travolto dallo scandalo delle molestie sessuali: "Le dimissioni di Lasseter sono state un colpo per l'azienda ma registi, scrittori e animatori hanno reagito subito, puntando sull'ottimismo e sulla fantasia. E da queste parti è iniziata un'altra era".
Alle camicie hawaiane del papà di Toy Story subentrano, quindi, le simpatiche orecchie come quelle di Dumbo di Pete Docter, il creatore di Up e Inside Out, alla guida di Pixar e Walt Disney Animation insieme a Jennifer Lee. La nuova fase pixeriana porta il nome di Toy Story 4 (nelle sale italiane il 26 giugno) che il regista Josh Cooley ci mostra in anteprima nella sala dello Steve Jobs Building: "Woody e l'astronauta Buzz Lightyear non sono solo giocattoli o pupazzi di plastilina virtuale" racconta, "sono i compagni di vita del piccolo Andy che ora è cresciuto, va al college, e ha scelto di donare la sua banda di giocattoli a Bonnie, una giovane amica di famiglia. L'incubo di tutti i giocattoli è lo stesso di noi maghi della Pixar, essere messi da parte a ogni compleanno, accantonati tra i rottami".
Il prologo ci porta indietro al momento in cui le vite dello sceriffo Woody e Bo Peep, la pastorella sexy di porcellana, si separano. Prima che un viaggio di famiglia e un carnevale pazzo li rimettano insieme. "Lavoro alla Pixar dal '95. Quando uscì il primo Toy Story - ricorda Bill Reeves, supervisore tecnologico - Bill Clinton era presidente degli Stati Uniti, Forrest Gump vinceva l'Oscar, spuntavano eBay e Netscape". Insomma, gli fa eco Bob Pauley, progettista di produzione, "noi non eravamo nessuno. Avevamo fatto un cortometraggio di 5 minuti e l'idea di un lungometraggio avrebbe spaventato perfino Jobs. Non esisteva un dipartimento d'animazione; siamo passati da zero a settanta impiegati. Oggi sono più di mille. La prima scena animata fu quella dei soldatini di stagno che si paracadutano nella camera da letto. L'abbiamo vista collegando il computer a un televisore scassato, seduti sopra un divano riciclato. Ci siamo guardati in faccia, bocca spalancata. Ho detto: ragazzi, mi sa che abbiamo trovato un lavoro".
Al motto "macho, droga e hi-tech" della Silicon Valley, Disney/Pixar risponde dando nuova linfa alla pastorella Bo Peep: un team di cinque donne ha lavorato al suo personaggio trasformandola in una Wonder Woman spaccatutto, affiancata da un commando di femministe e carrarmati. "Bo è la forza motrice di Toy Story 4. Porterà i giocattoli verso il cambiamento, senza rinunciare a flirtare con Woody". Sterzata femminile anche sul pianeta dei cattivi: in un negozio d'antiquariato Woody incontra Gabby Gabby, una bambola vintage con meccanismo a corda che ha trascorso più di sessant'anni in quel bazar, in compagnia di una banda di burattini. Dice la sceneggiatrice Stephany Folsom: "Gabby non cerca altro che la sua cordicella. E l'unico balocco rétro ad averla dietro la schiena è proprio Woody".
Il personaggio già in odore di spin-off, con un'avventura tutta sua, è Forky, una forchetta di plastica trasformata in un gioco tra le mani di Bonnie che non riesce a inserirsi all'asilo. Peccato che Forky si creda "spazzatura" e cerchi sempre un cestino per morire. "È come un neonato - dicono gli animatori - non conosce il concetto di vita. È Bonnie a renderlo umano, infilzandogli ai piedi mezza stecca di ghiacciolo, disegnando ciglia, bocca, occhi spalancati". Tra le new entry, Duke Caboom, lo spericolato stunt anni Settanta con la voce di Keanu Reeves. "I doppiatori sono davvero metà film" spiega Cooley. "Tom Hanks che doppia lo sceriffo ha pianto lacrime vere quando ha pronunciato le ultime battute". Sarà lo stesso senza il nostro Woody/ Fabrizio Frizzi? La parola al regista: "Sono sicuro che quando un giocattolo perde la sua voce in una parte del mondo, la sua anima di artista resta aggrappata a quella cordicella".