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(ap)

Thierry Frémaux: "Con Cannes il cinema è ancora al centro del mondo"

Il ritorno di Tarantino, Marco Bellocchio e il suo 'Traditore', il rapporto con Venezia e con Netflix. Parla il direttore del festival a pochi giorni dall'inaugurazione
5 minuti di lettura
Con l'arrivo in extremis di Quentin Tarantino (e i divi Brad Pitt, Leonardo DiCaprio e Margot Robbie), le quattro ore di sesso cinefilo di Abdellatif Kechiche e una serie di richiami pop che spaziano da Maradona e Elton John il cartellone di Cannes è pronto e si preannuncia in grado di catalizzare l'attenzione mondiale. A nove giorni dal via il delegato generale, leggi direttore, Thierry Frémaux racconta l'edizione 72: scelte e novità, la rivalità con Venezia alla questione Netflix, Il Traditore di Bellocchio e la corposa presenza di registe.

Frémaux, come sarà Cannes 72?
"Un'edizione in cui si danno appuntamento tutti quelli che hanno girato film nel 2018 e 2019. Vengono da ogni parte del mondo, portano film di ogni forma e tipo. Dodici giorni di spettacolo totale".

Quali sono gli ingredienti - e la missione - di un festival oggi?
"Un festival ospita per due settimane il cinema nel cuore di una città, u…
Con l'arrivo in extremis di Quentin Tarantino (e i divi Brad Pitt, Leonardo DiCaprio e Margot Robbie), le quattro ore di sesso cinefilo di Abdellatif Kechiche e una serie di richiami pop che spaziano da Maradona e Elton John il cartellone di Cannes è pronto e si preannuncia in grado di catalizzare l'attenzione mondiale. A nove giorni dal via il delegato generale, leggi direttore, Thierry Frémaux racconta l'edizione 72: scelte e novità, la rivalità con Venezia alla questione Netflix, Il Traditore di Bellocchio e la corposa presenza di registe.

Frémaux, come sarà Cannes 72?
"Un'edizione in cui si danno appuntamento tutti quelli che hanno girato film nel 2018 e 2019. Vengono da ogni parte del mondo, portano film di ogni forma e tipo. Dodici giorni di spettacolo totale".

Quali sono gli ingredienti - e la missione - di un festival oggi?
"Un festival ospita per due settimane il cinema nel cuore di una città, una regione, un paese. Il Festival del cinema di Cannes mette il cinema nel cuore del mondo. Questa è la sua missione principale".

Qual è stato il più grande cambiamento del festival negli ultimi anni?
"Cannes ha rivoluzionato le pratiche del festival, ospitando molti film di genere, documentari e cartoni animati che non erano invitati in passato. Dobbiamo essere costantemente pronti a scuotere le abitudini. Come Venezia, il Festival di Cannes cambia ogni anno e dopo un decennio ci rendiamo conto che non è più lo stesso. Ma un festival è soprattutto al servizio dell'evoluzione del cinema. E ognuno ha le sue strategie per rimanere al top".

'Il traditore' di Marco Bellocchio in concorso al Festival di Cannes


Cosa l’ha colpita di 'Il traditore' di Marco Bellocchio, il film su Buscetta, che è l’unico italiano in concorso?
"Il film di Marco Bellocchio è molto ben riuscito. È bello a livello formale e ha un contenuto potente. Il cinema di Bellocchio è la storia dell'Italia nel suo complesso. Dopo aver raccontato gli anni Settanta e Aldo Moro, Bellocchio a quasi 80 anni affronta la questione della mafia, la criminalità, la politica, ma anche il pentimento e la famiglia. Il film racconta l’archeologia della violenza, spiega le origini di quella che vediamo ovunque ora, soprattutto legata a droga e corruzione. Aggiungo che Pierfrancesco Favino è assolutamente magistrale nel film".

C'erano altri italiani che volevi? Quali film le piacciono?
"Non parlo mai di film che non selezioniamo. Voglio solo dire che l'Italia rimane un paese importante, che mi emoziona il fatto che Moretti è di nuovo sul set, che aspetto il ritorno di Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, che è un piacere accogliere Alice Rochwacher in giuria. E abbiamo anche molti film italiani a Cannes Classics. Aggiungo che avevamo parlato molto con Pietro Marcello, che ha girato la sua versione di Martin Eden, il mio libro preferito. Non vedo l'ora di vedere il suo film in autunno".

Ci sono molte più registe in questa edizione, rispetto solo a qualche anno fa.
"Sì, quindici nella selezione ufficiale è una grande soddisfazione. Il manifesto di Cannes è su Agnès Varda: siamo tristi per la sua scomparsa e vogliamo onorarla, ma anche ricordare che tanto tempo fa lei e poche altre - Ida Lupino, Lina Wertmuller – che sarà al Festival, Liliana Cavani, Margarethe Von Trotta, sono state a lungo da sole. Non è più così e in giuria ci sono Alice Rorhwacher, Maimouna N'Diaye e Kelly Reichardt, o Nadine Labaki con o Claire Denis, come presidenti delle altre giure, dimostriamo che le registe sono molto presenti. È un modo per dimostrare che le cose stanno cambiando. Non per il Festival ma per tutto il cinema"

Oggi ci sono più opportunità?
"Sì, ma è ancora troppo poco. Le regole devono essere imposte, ad esempio nelle scuole di cinema, va dato un esempio. Ma d'altra parte, il destino delle donne nel cinema non è separabile dal destino delle donne nella società, siamo tutti d'accordo su no? Quindi, mi piace molto questa discussione, ma mi piacerebbe che ci fosse tutto l'anno e ovunque, non solo a maggio e Cannes".

'C'era una volta a Hollywood': Pitt e DiCaprio in bianco e nero nel primo trailer del film di Tarantino


Alla fine riuscirete ad avere Tarantino, la cui presenza fa la differenza.
"Era importante che Quentin ci fosse. È un figlio di Cannes, non ci ha mai mollato. Come con Bastardi senza gloria, che fu pronto all'ultimo minuto, C'era una volta a... Hollywood ha richiesto un lungo lavoro di montaggio del film, che è esce a luglio. Ma finalmente ci sarà, come Abdel Kechiche. È bello mostrare che Cannes è imperdibile…".

Dopo Netflix, ha detto il presidente Lescure, arriveranno altri giganti e lo scenario cambierà. In Francia le finestre tra uscita in sala e in streaming sono davvero lunghe, pensa che le cose cambieranno?
"Un nuovo mondo è arrivato. È ovvio che i regolamenti francesi sono molto restrittivi e Pierre Lescure ha ragione nel dire che tutto questo si evolverà negli anni a venire. Allo stesso tempo, il vero dibattito sulla questione della piattaforma non ha ancora avuto luogo - e deve prima concentrarsi su due argomenti: la creazione e la formazione delle giovani generazioni capaci di apprezzare il grande schermo".

Ci sarà la serie di Nicolas Winding Refn al Festival. Quali serie la appassionano?
"Non ne vedo molte serie, preferisco iniziare a rivedermi tutto Eisenstein, Kurosawa e Billy Wilder! Ma passerò l'estate a vedere Trono di Spade perché, come si dice, "non voglio morire stupido". In seguito, vedremo se il Trono di Spade sarà in grado di resistere alla prova del tempo come La Strada, I sette samurai o I 400 colpi, di cui quest’anno si celebra il 60° anniversario con la nascita della Nouvelle Vague".

Qual è la grande differenza artistica tra una serie e un film?
“La lunghezza! Una serie mi dice in 15 ore e tre stagioni cosa mi dice il cinema in due ore e in un solo appuntamento. E la definizione: un film è celluloide per il grande schermo, una serie, è un'opera di piccolo schermo, prodotta "in serie", in modo industriale, scritta in modo da tenere ad ogni puntata alta l’attenzione dello spettatore. E poi non sappiamo chi sia l'autore di una serie, mentre ogni film ha un regista. La serie punta su sceneggiatura, attori, primi piani. Se guardi Gli inesorabili di John Huston è fatto solo di campi lungi, non si può goderlo in tv, come del resto Apocalypse Now o La dolce vita".

Almodovar è già uscito i Spagna. Nanni Moretti è una delle eccezioni alla regola dell'anteprima mondiale?
"Le regole del Festival di Cannes sono chiare: un film può essere pubblicato nel proprio paese e quindi selezionato a Cannes. Pedro Almodovar, come Nanni, ha preso questa tradizione di uscire prima di arrivare a Cannes. Ma è una bellissima eccezione: tutti i nostri altri film sono anteprime mondiali".

Con la Mostra di Venezia e Alberto Barbera avete sempre mantenuto relazioni di reciproco rispetto…
"Esatto, ed è ancora il caso. La Mostra è un grande festival".

C'è più tensione oggi?
"No, perché? Parliamo molto con Alberto Barbera. Comprendo pienamente la recente strategia di Venezia di fare affidamento sul cinema americano e sulla stagione degli Oscar. Ciò consente loro di ottenere stampa e film americani. Cannes è in una posizione diversa: ospitiamo il cinema mondiale e non dobbiamo concentrarci a maggio su una serata di gala del cinema americano che si terrà a febbraio dell'anno successivo".

Spielberg ha perso la sua battaglia su Netflix agli Oscar
"Ma il dibattito è molto vivace, presente. È arrivato un nuovo mondo che scuote il cinema. A Cannes, vogliamo difendere con passione le opere cinematografiche".

Al Festival quest'anno molti habituée e nuovi talenti. Con che criterio avete scelto?
"Il primo criterio è la regia. Rispetto per i grandi autori e scoperta dei nuovi talenti, chi punta sul moderno chi rinnova il classicismo. Quando iniziamo la selezione non sappiamo mai quale sarà il colore, il tono, il contenuto. Il cinema mondiale è un mondo pieno di sorprese. Quest'anno ce ne sono molte".

Il momento più difficile da delegato generale in questi anni?
"Non ci sono momenti difficili, solo emozionanti. Come dice Woody Allen rispetto al sesso "Anche quando non va bene, va bene!" Cannes è lo stesso".


La sicurezza è ancora la grande emergenza al Festival di Cannes?
"La sicurezza è purtroppo un'emergenza ovunque, ora. È importante che le decine di migliaia di persone che vengono alla Croisette si sentano protette".

Qual è il suo festival preferito oltre a Cannes?
"La Mostra, il Cinema Ritrovato a Bologna... e il Festival dei Lumière a Lione, il No Surrender, quello in Spagna tutto dedicato a Bruce Springsteen".

Quali sono le cinematografie emergenti oggi?
"Il Messico, la Corea, la Romania e la zona Libano / Israele / Palestina sono le più emergenti nel’ultimo decennio. E quest'anno un bell'affaccio dal Brasile".

Quali film l’hanno sorpreso di più?
"Quello che mi sorprende e al tempo stesso mi rassicura è la capacità dei cineasti di rinnovare la loro arte. Abbiamo visto quasi 2000 film e la passione del cinema è intatta".

Come vede il cinema tra dieci anni?
"Nel 2020 celebreremo, da Lione, il 125° anniversario della nascita del Cinématographe. Vedo il cinema del futuro come la stessa luce che una volta brillava da sola nel mondo delle immagini e che nei prossimi cento anni continuerà a ispirare tutti coloro che vogliono raccontare storie su uno schermo, come Louis Lumière ha immaginato nel 1895".