Stella del cinema e della canzone, è morta ieri a 97 anni. Tanti i suoi successi dalle commedie al film di Hitchcock
Roberto Nepoti
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Portata via da una polmonite se n’è andata a 97 anni, nella casa californiana di Carmel Valley, Doris Day, attrice-simbolo tra le più amate dell’età d’oro di Hollywood. Negli anni 60 ogni spettatore sapeva cosa fosse un “film di Doris Day”. Si trattava di una commedia, basata sull’antica formula della guerra tra i sessi, dove l’attrice bionda rappresentava la perfetta donna americana: tutta casa, chiesa e perbenismo secondo la proiezione della femminilità imposta dal repressivo codice Hays. Ma Doris non era solo questo.
Nata Kappelhoff da genitori di origine tedesca in un sobborgo di Cincinnati, inizialmente intraprese la carriera di ballerina; ma dovette rinunciarvi a causa di un incidente. Si affermò invece come cantante, vocalist di importanti orchestre degli anni 40 tra cui la Les Brown Band. Nel 1945 ottenne il primo hit con Sentimental Journey, cui seguirono in un solo anno altre cinque canzoni nella Top Ten. La svolta avvenne quando incontrò il regista Michael Curtiz, che la lanciò nel cinema con la commedia Amore sotto coperta. Dopo Chimere, Doris diventò la diva delle commedie musicali prodotte dalla WB negli anni 50, classificandosi tra le dieci più pagate. Da ricordare, tra tutte, Non sparare, baciami! (1953), dove impersonava l’eroina del West Calamity Jane. Più tardi cominciò a liberarsi dallo stereotipo di “fidanzatina d’America” interpretando tre film importanti: Amami o lasciami di Charles Vidor; L’uomo che sapeva troppo di Alfred Hitchcock, dove canta il celebre brano Que sera, sera; Il gioco del pigiama di Stanley Donen. Con Cary Grant nel film Il visone sulla pelle (1962) (agf)
Con gli anni 60 la musica cambia, ma non il successo: anzi, per Doris inizia una nuova età dell’oro. L’attrice dà vita a quel personaggio femminile, dai capelli cotonati platino e dall’abbigliamento castigato, che passa il tempo a difendere il suo capitale-verginità dall’assalto dei maschi, in attesa del principe azzurro. I suoi partner sono Rock Hudson (di cui, all’epoca, si ignorava l’orientamento sessuale) in Il letto racconta, Amore, ritorna!, Non mandarmi fiori!; Cary Grant (Il visone sulla pelle); Clark Gable (10 in amore). Film adorati dal pubblico; che, all’alba della rivoluzione sessuale, riesce ancora a non trovare grottesche le vicende di una quarantenne decisa a mantenersi vergine fino al matrimonio. Con l’eccezione di Groucho Marx, autore della battuta: “È tanto che sto in giro, mi ricordo perfino di quando Doris Day non era ancora vergine”. Sarebbe sbagliato, tuttavia, identificare troppo l’attrice con la sua immagine sullo schermo: se i personaggi di quegli anni sono in qualche modo orripilanti, non siamo certi che non contengano anche, in sottotesto, una satira del puritanesimo americano. Mentre ripeteva, film dopo film, il suo mantra sulla “virtù” da difendere, Doris riuscì tuttavia a interpretare qualche personaggio differente: come in Attenti alle vedove di Richard Quine, o nel giallo-rosa Merletto di mezzanotte. Non si sentì, però, di accettare la parte di Mrs. Robinson nel Laureato, film che avrebbe potuto aprirle un’ulteriore fase di carriera nella New Hollywood: forse ritenendola troppo antitetica col suo repertorio passato (e la proposta di interpretarla non mancava di malizia); forse per non scandalizzare i fan. Doris Day nel 1989 (ap)
Benché la sua popolarità restasse sempre alta, al volgere degli anni 60 Day rinunciò al cinema. Dopo trentanove film (e una candidatura all’Oscar per Il letto racconta), si dedicò interamente alla tv: dove, tra il 1968 e il 73, condusse il “Doris Day Show”. Ritiratasi a vivere in un ranch, vi aveva creato la “Doris Day Animal League”, una fondazione per la protezione degli animali. Nella sua lunga carriera musicale Doris Day è stata interprete di oltre seicentocinquanta canzoni.