Che sorprese a Cannes negli anni 70
Natalia Aspesi, di NATALIA ASPESIQuando al festival si facevano scoperte imprevedibili
Giornalisti al festival di Cannes 1975, genere fannulloni: lettura di giornali in spiaggia, pranzo in spiaggia, riposino in spiaggia, poi doccia, vestito, cena in buon ristorante. Uno massimo due film al giorno, solo di sera: due articoli alla settimana, lo stesso per certi critici che essendo soprattutto letterati, andavano poco al cinema e scrivevano del colore del mare o di altre poetiche. Giornalisti al Festival di Cannes 2019, martiri ed eroi; film su film, code lunghissime scrivendo in contemporanea gli articoli sul tablet, conferenze stampa noiose, yogurt e panini correndo, niente taxi, folla villana, ogni possibile vessazione da parte di uscieri e uffici stampa.
Però allora, potevano capitare meraviglie di cui eravamo i fortunati pionieri. Lietta Tornabuoni, la più grande dei giornalisti, ed io, divorando un enorme omlette al formaggio, sentimmo dire che c’era un ignoto film greco stupendo, in una sezione molto secondaria: diligenti, trovammo sullo schermo…
Però allora, potevano capitare meraviglie di cui eravamo i fortunati pionieri. Lietta Tornabuoni, la più grande dei giornalisti, ed io, divorando un enorme omlette al formaggio, sentimmo dire che c’era un ignoto film greco stupendo, in una sezione molto secondaria: diligenti, trovammo sullo schermo…
Giornalisti al festival di Cannes 1975, genere fannulloni: lettura di giornali in spiaggia, pranzo in spiaggia, riposino in spiaggia, poi doccia, vestito, cena in buon ristorante. Uno massimo due film al giorno, solo di sera: due articoli alla settimana, lo stesso per certi critici che essendo soprattutto letterati, andavano poco al cinema e scrivevano del colore del mare o di altre poetiche. Giornalisti al Festival di Cannes 2019, martiri ed eroi; film su film, code lunghissime scrivendo in contemporanea gli articoli sul tablet, conferenze stampa noiose, yogurt e panini correndo, niente taxi, folla villana, ogni possibile vessazione da parte di uscieri e uffici stampa.
Però allora, potevano capitare meraviglie di cui eravamo i fortunati pionieri. Lietta Tornabuoni, la più grande dei giornalisti, ed io, divorando un enorme omlette al formaggio, sentimmo dire che c’era un ignoto film greco stupendo, in una sezione molto secondaria: diligenti, trovammo sullo schermo un film in bianco e nero con una storia di pescatori, noiosissima. Ma i film greci erano due, quindi corremmo a vedere l’altro: tre spettatori oltre a noi, neppure un critico. La recita dell’allora sconosciuto regista Angelopoulos, quattro ore di incantato orrore, tra il teatro di Eschilo e gli anni della resistenza ai nazisti e la guerra civile: una scena lunga, lenta, muta, di uno stupro collettivo, mai più vista nella sua efferatezza. I critici ci rimasero malissimo ma Angelopoulos divenne subito un loro idolo.
Però allora, potevano capitare meraviglie di cui eravamo i fortunati pionieri. Lietta Tornabuoni, la più grande dei giornalisti, ed io, divorando un enorme omlette al formaggio, sentimmo dire che c’era un ignoto film greco stupendo, in una sezione molto secondaria: diligenti, trovammo sullo schermo un film in bianco e nero con una storia di pescatori, noiosissima. Ma i film greci erano due, quindi corremmo a vedere l’altro: tre spettatori oltre a noi, neppure un critico. La recita dell’allora sconosciuto regista Angelopoulos, quattro ore di incantato orrore, tra il teatro di Eschilo e gli anni della resistenza ai nazisti e la guerra civile: una scena lunga, lenta, muta, di uno stupro collettivo, mai più vista nella sua efferatezza. I critici ci rimasero malissimo ma Angelopoulos divenne subito un loro idolo.