NEW YORK - Lo scorso anno metà degli americani d'età compresa tra i 22 e 45 anni ha guardato la bellezza di zero ore di tv via cavo. Erano tutti collegati a Hulu, iTunes, Amazon. Nella guerra dello streaming, secondo Forbes, la fuga dei telespettatori dai canali tradizionali ai servizi on-demand non è però un segnale incoraggiante: Netflix "non ha ancora abbastanza stoffa per prendere il posto del vecchio televisore". E i quasi 20 milioni di spettatori che hanno visto il finale del Trono di spade, rigorosamente in tv, sono pronti a seppellire il modello della compagnia fondata da Hastings e Randolph. "Netflix ha cambiato il modo in cui guardiamo il piccolo schermo ma non cosa guardiamo" rileva Stephen McBride, editor di RiskHedge Report. "In un mondo dove puoi vedere quello che ti pare, dove vuoi, a qualunque ora, il concetto di distribuzione si fa più fragile".
Il gigante dello streaming ha appena speso 12 miliardi…
Il gigante dello streaming ha appena speso 12 miliardi…
NEW YORK - Lo scorso anno metà degli americani d'età compresa tra i 22 e 45 anni ha guardato la bellezza di zero ore di tv via cavo. Erano tutti collegati a Hulu, iTunes, Amazon. Nella guerra dello streaming, secondo Forbes, la fuga dei telespettatori dai canali tradizionali ai servizi on-demand non è però un segnale incoraggiante: Netflix "non ha ancora abbastanza stoffa per prendere il posto del vecchio televisore". E i quasi 20 milioni di spettatori che hanno visto il finale del Trono di spade, rigorosamente in tv, sono pronti a seppellire il modello della compagnia fondata da Hastings e Randolph. "Netflix ha cambiato il modo in cui guardiamo il piccolo schermo ma non cosa guardiamo" rileva Stephen McBride, editor di RiskHedge Report. "In un mondo dove puoi vedere quello che ti pare, dove vuoi, a qualunque ora, il concetto di distribuzione si fa più fragile".
Il gigante dello streaming ha appena speso 12 miliardi di dollari per sviluppare contenuti originali e, per finanziare i suoi programmi, ai creditori deve 10 miliardi e mezzo di dollari. Fine dell'era dello streaming? Nient'affatto. I rivali, seduti in panchina (Amazon Prime, YouTube Premium) o in attesa d'entrare in pista (Disney+ debutta a novembre), scaldano i motori. Le luci sono puntate su Criterion Channel, i suoi classici introvabili e i film contemporanei. In questi giorni sul canale è online la masterclass della regista Kelly Reichardt, accompagnata da un trio di opere sudcoreane di Hong Sangsoo e dai primi lavori dei Taviani. Chi esibisce la tessera della Brooklyn o della New York Public Library può godersi, gratis in streaming, l'intera collezione. La Bibbia dell'on-demand si arricchisce con Film Movement Plus e un focus su cinema straniero e d'autore: per 5.99 dollari al mese l'utente ha accesso ai titoli di oltre 250 festival. È però Kanopy il servizio streaming indipendente che fa paura a Netflix. Il sistema più gettonato nei campus americani senza tariffe né pubblicità.
La sua prima comparsa l'ha fatta tra il 2008 e il 2012 e non ha mai smesso di crescere: "Ecco a voi Kanopy, il servizio di streaming proprio come Netflix, solo che è gratis" si legge. Si basa non sugli abbonamenti ma su un sistema di acquisizione in cui sono gli sponsor a pagare, a seconda del numero di visioni (meno di 2 dollari a film). Ci dice l'ad Olivia Humphrey: "Abbiamo un pubblico di giovani vastissimo. Le parole d'ordine qui sono educazione e preservazione dei grandi classici". Che ne sarà allora del prossimo Game of thrones? Apple sta facendo carte false per far suo tutto il Ciclo delle fondazioni, i sette romanzi di fantascienza scritti da Isaac Asimov; nel frattempo, Bryan Cogman, scrittore e produttore del Trono di spade, è stato assunto dalla casa di Jeff Bezos come consulente della serie del Signore degli anelli. E Walt Disney Company, il cui maggior fatturato è sempre arrivato dal cavo (la compagnia di Topolino possiede ESPN e ABC News), adesso affida tutto a Disney+, 6.99 dollari al mese (metà del costo di Netflix) e un listino che include Marvel, Pixar, i vari Star Wars, National Geographic, Modern Family e I Simpson. La serie tratta da Guerre Stellari, The Mandalorian, sarà il biglietto da visita di Disney+ mentre Netflix, che ha guadagnato 9,6 milioni di nuovi clienti nel primo trimestre 2019, ha in canna il live action The Witcher, Avatar: The Last Airbender e gli adattamenti dalle Cronache di Narnia. "Il digitale ha accelerato il modo in cui si monetizzano i film.
Dopo Cannes e il Sundance, dove Amazon ha messo le mani sull'autobiografia di Shia LaBeouf e Netflix sul documentario della giovane deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez, c'è un aggressivo prendi e scappa da parte dei distributori" dice John Friedberg, presidente della divisione internazionale di STX Films. "Gli Studios di una volta, oggi si preoccupano di che cosa acquisteranno Netflix e Amazon, se hanno smesso di comprare, se vanno in giro con il libretto degli assegni. Lo streaming ha cambiato anche noi del mercato". E le sfide del colosso Netflix? "Ci sono cose che i soldi non possono comprare" conclude McBride, "si chiamano Topolino, Paperino e Principessa Leila. Nessuno, quest'anno, potrà competere con la famiglia Disney".
Il gigante dello streaming ha appena speso 12 miliardi di dollari per sviluppare contenuti originali e, per finanziare i suoi programmi, ai creditori deve 10 miliardi e mezzo di dollari. Fine dell'era dello streaming? Nient'affatto. I rivali, seduti in panchina (Amazon Prime, YouTube Premium) o in attesa d'entrare in pista (Disney+ debutta a novembre), scaldano i motori. Le luci sono puntate su Criterion Channel, i suoi classici introvabili e i film contemporanei. In questi giorni sul canale è online la masterclass della regista Kelly Reichardt, accompagnata da un trio di opere sudcoreane di Hong Sangsoo e dai primi lavori dei Taviani. Chi esibisce la tessera della Brooklyn o della New York Public Library può godersi, gratis in streaming, l'intera collezione. La Bibbia dell'on-demand si arricchisce con Film Movement Plus e un focus su cinema straniero e d'autore: per 5.99 dollari al mese l'utente ha accesso ai titoli di oltre 250 festival. È però Kanopy il servizio streaming indipendente che fa paura a Netflix. Il sistema più gettonato nei campus americani senza tariffe né pubblicità.
La sua prima comparsa l'ha fatta tra il 2008 e il 2012 e non ha mai smesso di crescere: "Ecco a voi Kanopy, il servizio di streaming proprio come Netflix, solo che è gratis" si legge. Si basa non sugli abbonamenti ma su un sistema di acquisizione in cui sono gli sponsor a pagare, a seconda del numero di visioni (meno di 2 dollari a film). Ci dice l'ad Olivia Humphrey: "Abbiamo un pubblico di giovani vastissimo. Le parole d'ordine qui sono educazione e preservazione dei grandi classici". Che ne sarà allora del prossimo Game of thrones? Apple sta facendo carte false per far suo tutto il Ciclo delle fondazioni, i sette romanzi di fantascienza scritti da Isaac Asimov; nel frattempo, Bryan Cogman, scrittore e produttore del Trono di spade, è stato assunto dalla casa di Jeff Bezos come consulente della serie del Signore degli anelli. E Walt Disney Company, il cui maggior fatturato è sempre arrivato dal cavo (la compagnia di Topolino possiede ESPN e ABC News), adesso affida tutto a Disney+, 6.99 dollari al mese (metà del costo di Netflix) e un listino che include Marvel, Pixar, i vari Star Wars, National Geographic, Modern Family e I Simpson. La serie tratta da Guerre Stellari, The Mandalorian, sarà il biglietto da visita di Disney+ mentre Netflix, che ha guadagnato 9,6 milioni di nuovi clienti nel primo trimestre 2019, ha in canna il live action The Witcher, Avatar: The Last Airbender e gli adattamenti dalle Cronache di Narnia. "Il digitale ha accelerato il modo in cui si monetizzano i film.
Dopo Cannes e il Sundance, dove Amazon ha messo le mani sull'autobiografia di Shia LaBeouf e Netflix sul documentario della giovane deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez, c'è un aggressivo prendi e scappa da parte dei distributori" dice John Friedberg, presidente della divisione internazionale di STX Films. "Gli Studios di una volta, oggi si preoccupano di che cosa acquisteranno Netflix e Amazon, se hanno smesso di comprare, se vanno in giro con il libretto degli assegni. Lo streaming ha cambiato anche noi del mercato". E le sfide del colosso Netflix? "Ci sono cose che i soldi non possono comprare" conclude McBride, "si chiamano Topolino, Paperino e Principessa Leila. Nessuno, quest'anno, potrà competere con la famiglia Disney".