Il regista è morto a 96 anni. Se n'è andato uno degli ultimi maestri. Una vita per il teatro, il cinema, l’opera. Dai palcoscenici alla ribalta politica, tutte le sfide di un artista contundente
3 minuti di lettura
VERONA. Stiamo parlando di Traviata col tenore turco Murat Karahan in Piazza Bra, a Verona. L'Arena, che quest'anno lo vedrà protagonista di quattro produzioni, è lì di fronte, sotto il sole di mezzogiorno. L'attesa per la prima della faraonica nuova produzione (la nona) è febbrile, ci saranno anche il presidente Sergio Mattarella e Franco Zeffirelli, che per l'occasione ha rimesso mano allo storico allestimento della sua opera preferita. I cellulari squillano quasi contemporaneamente, poche parole, le lacrime: "È morto Zeffirelli". I clienti del bar ci guardano attoniti. Così il giorno più caldo e luminoso di giugno ha rapito l'ultimo grande sopravvissuto di un'epoca che ormai quasi più nessuno nel mondo dell'arte è in grado di testimoniare in prima persona; e noi, per caso, siamo lì, in quella Piazza Bra di cui proprio lui ha ridisegnato l'arredo, firmando il salotto della…
VERONA. Stiamo parlando di Traviata col tenore turco Murat Karahan in Piazza Bra, a Verona. L'Arena, che quest'anno lo vedrà protagonista di quattro produzioni, è lì di fronte, sotto il sole di mezzogiorno. L'attesa per la prima della faraonica nuova produzione (la nona) è febbrile, ci saranno anche il presidente Sergio Mattarella e Franco Zeffirelli, che per l'occasione ha rimesso mano allo storico allestimento della sua opera preferita. I cellulari squillano quasi contemporaneamente, poche parole, le lacrime: "È morto Zeffirelli". I clienti del bar ci guardano attoniti. Così il giorno più caldo e luminoso di giugno ha rapito l'ultimo grande sopravvissuto di un'epoca che ormai quasi più nessuno nel mondo dell'arte è in grado di testimoniare in prima persona; e noi, per caso, siamo lì, in quella Piazza Bra di cui proprio lui ha ridisegnato l'arredo, firmando il salotto della città. A Mattarella, il 21 giugno, toccherà gestire il turbamento per la commemorazione e l'emozione per un evento eccezionale.
Aveva 96 anni, il maestro, parlava a fatica, i figli adottivi Pippo e Luciano fungevano da "traduttori" ma era lucidissimo quando, lo scorso marzo, aveva voluto presentare il progetto per questa nuova Traviata nella sua villa sull'Appia Antica che Silvio Berlusconi aveva salvato dai creditori quale ricompensa per la folgorazione che l'artista aveva avuto per Forza Italia a metà anni Novanta. Nella nuova Traviata non ci aveva messo solo la faccia, anche nuove idee. Lo conferma Cecilia Gasdia, il soprano che Zeffirelli volle per un'altra Traviata, nella sua Firenze. Era l'84, lei, oggi sovrintendente e direttore artistico dell'Arena, aveva 24 anni, sul podio c'era Carlos Kleiber - pezzi di storia. "Non sa con quale energia avesse rimaneggiato questa produzione hollywoodiana, cinematografica. Ha inserito nella scenografia soluzioni che lasceranno il pubblico senza fiato". Gasdia ricorda quel tardivo esordio di Zeffirelli in Arena, nel 1995, in cui lei fu Micaela nella Carmen. "Questo teatro lo intimidiva" racconta, "mi ripeteva 'non sono ancora pronto'". Anche quando da decenni il mondo aveva riconosciuto il suo genio: teatro, cinema, tanta opera e tanta dolce vita (chi le dimentica quelle foto con la Lollo a Positano?), dopo il precoce esordio con Visconti (fu lui a dar corpo ai disegni surrealistici che Salvador Dalí realizzò per un Come vi piace al Teatro Eliseo di Roma, nel 1948), i primi bozzetti per La Scala e quella Traviata (è il leitmotiv nella sua vita) del 1958 a Dallas, protagonista la Callas; lui firmava la regia, le scene e i costumi.
(fotogramma)
Lì da dove veniva lui - le occasioni, gli incontri, le circostanze, i confronti con l'arte e la storia - la mediocrità era un lusso proibito, pensare in grande un dovere, il controllo una missione, la grandeur una vocazione. "L'ho sempre visto come l'uomo vitruviano di Leonardo", dice Stefano Trespidi, vicedirettore artistico dell'Arena, che dal 1995 è stato collaboratore, amico di Zeffirelli. "In tutto ciò che faceva c'era un senso dell'estetica, una tale perfezione... l'incarnazione dell'illuminato rinascimentale. Volle un sipario per la Carmen, come poi per Traviata e Trovatore. Se lo immagina un sipario di trenta metri in Arena?".
Quando approdò al cinema, alla fine degli anni Sessanta, lo fece con lo spirito di chi si era consumato nei teatri e aveva impartito ordini in quelli considerati templi; mica solo La Scala, il Met, Covent Garden (dove nel 1960 disegnò i costumi per una Traviata con Joan Sutherland), La Fenice, Wiener Staatsoper - una Bohème rappresentata oltre quattrocento volte, la Carmen, che tornerà in Arena nel 2021 come d'accordo con lui, resa più passionale e morbosa di una Madonna latina. Per il grande schermo pretese Shakespeare come sodale e non dimenticò le lezioni apprese come aiuto di Rosi, Visconti e Pietrangeli: La bisbetica domata, con un cast che per un quasi-esordiente sul grande schermo era un miraggio, Elizabeth Taylor e Richard Burton. Con Romeo e Giulietta aveva l'autorevolezza, con le nomination all'Oscar, per lanciare volti nuovi: Leonard Whiting e Olivia Hussey avrebbero incarnato un nuovo ideale di bellezza in quel '68 in cui tutto, specie il look giovanile, doveva essere messaggero di rivoluzioni.
(ansa)
Lo scorso marzo ci ha aperto le porte della villa e ci ha lasciato curiosare nei saloni, dove accanto alle nuove mura restano in vista mosaici e preesistenze romane. Cimeli e autografi, foto e gigantografie, souvenir di viaggi e soprammobili preziosi in mezzo ai ritratti di Anna Magnani e Madre Teresa, Tennessee Williams e Michael Jackson, Giovanni Paolo II e la Regina Elisabetta. Su una parete, chiaramente privilegiato, un bianco e nero dell'adorato Luchino Visconti del 1936, con firma autentica di Horst, da desiderare più di un Picasso. "Alla lirica tornava sempre", commenta Gasdia. Alla Traviata, soprattutto, che nell'83 portò anche al cinema con Teresa Stratas e Plácido Domingo. Qui a Verona sono in molti a ricordare quando, un quarto di secolo fa, regalò cinquecento bozzetti autografati delle sue scenografie ai lavoratori dell'Arena; sapeva che un giorno sarebbero stati preziosi, non solo affettivamente. "Proprio di recente gli avevo chiesto: qual è la tua Traviata preferita?", conclude Gasdia. "E lui, con un filo di voce: la mia! Che grande vita, ora che non c'è più ancora più grande".