Paolo Conte: “I miei pomeriggi tra note e parole (crociate)”
Guido Andruetto
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di Guido Andruetto
“Amo i rebus e i rompicapi, ogni uscita della Settimana enigmistica è una piccola festa”, racconta Paolo Conte, che per i lettori di Weekend ha creato una crittografia. Ma nella sua casa oltre a questo rituale ne mette in scena altri: compone, dipinge, legge. “Del posto in cui vivo apprezzo il paesaggio. Sono un solitario, sto lontano dal caos”
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Ci sono note di vaniglia, liquirizia, cacao e sentori di frutti di bosco nelle musiche di Paolo Conte. La terra piemontese, alla quale il cantautore appartiene come gli alberi attraverso le radici, è quella dei vigneti del Monferrato astigiano. Terreni di sabbia e argilla che bruciano sotto il sole d'estate. Tutto questo basta a Paolo Conte per stare bene nel suo piccolo mondo. Dove il tempo libero è veramente libero, e "non è solo distacco dal lavoro, ma uno spazio di evasione che comunque va riempito, altrimenti si rischia la noia", dice. "Del posto in cui vivo apprezzo molto il paesaggio, qui vengono su delle rose favolose", racconta nella sua casa circondata da filari di viti e noccioleti, tra spartiti e quadri che lui stesso dipinge. "Si respira il senso dell'antico, una vecchia saggezza popolare. In Diavolo rosso canto di "questa campagna, di aie bianche e falciatrici di raccolto, di regine di corriere e paraca…
Ci sono note di vaniglia, liquirizia, cacao e sentori di frutti di bosco nelle musiche di Paolo Conte. La terra piemontese, alla quale il cantautore appartiene come gli alberi attraverso le radici, è quella dei vigneti del Monferrato astigiano. Terreni di sabbia e argilla che bruciano sotto il sole d'estate. Tutto questo basta a Paolo Conte per stare bene nel suo piccolo mondo. Dove il tempo libero è veramente libero, e "non è solo distacco dal lavoro, ma uno spazio di evasione che comunque va riempito, altrimenti si rischia la noia", dice. "Del posto in cui vivo apprezzo molto il paesaggio, qui vengono su delle rose favolose", racconta nella sua casa circondata da filari di viti e noccioleti, tra spartiti e quadri che lui stesso dipinge. "Si respira il senso dell'antico, una vecchia saggezza popolare. In Diavolo rosso canto di "questa campagna, di aie bianche e falciatrici di raccolto, di regine di corriere e paracarri, della loro discrezione antica che è acqua e miele". Sono un solitario, prediligo la campagna, sto lontano dal caos".
Si può sognare ascoltando la sua voce in canzoni come Via con me, Sijmadicandhapajiee o Madeleine, ma sono immagini oniriche che nascono da posti reali, da lui evocati come fantasmi. Piazze e ponti, nebbia e strade che inghiottono gli amanti. Scurzolengo, Portacomaro, Rocchetta Tanaro, sono i piccoli paesi del Monferrato da dove arrivano i grandi vini che per Conte rappresentano molto più di un gradevole accompagnamento nei momenti di leggerezza e svago della sua vita di provincia.
Ottantadue anni, è sempre di un'eleganza sobria con il suo completo scuro e una polo grigia. "Sono un vecchio appassionato del gusto e del profumo dei vini di una volta. La Barbera era la migliore del mondo. Ho sempre cercato il gusto dell'uva, che è quello che conta, poi succede di sentire a volte la pesca, la fragola, la viola, ma sono appunto sentori. Un maestro tra gli anni Sessanta e Ottanta è stato Giacomo Bologna, rocchettese doc, con la sua cantina Braida e la sua Barbera d'Asti. Personaggio indimenticabile, bello e simpatico, ha valorizzato la Barbera, un vino che non ha mai avuto bisogno di rivoluzioni, perché deve restare sempre quella di una volta: massimo 12 gradi e mezzo e, ripeto, gusto d'uva.
Uva barbera". Una curiosità: Braida era il soprannome che Bologna si guadagnò giocando a pallone elastico, per la sua somiglianza con un campione di questo sport. E Conte d'altra parte è sempre stato affascinato dai campioni sportivi e in particolar modo dai grandi del ciclismo, a cui ha dedicato due canzoni, Bartali nel 1979 dall'album Un gelato al limon e Diavolo rosso nel 1982 dall'album Appunti di viaggio: "Gino Bartali era la lealtà fatta persona", dice Conte, "Giovanni Gerbi, pioniere del ciclismo, il Diavolo rosso di Asti, era invece la geniale slealtà sportiva, oggi non gli sarebbe più concesso, sarebbe troppo controllato per riuscire nel suo intento" (Gerbi fu tra le altre cose squalificato dopo il Giro di Lombardia del 1907 per aver "sabotato" i suoi avversari, ndr). Nella sua abitazione immersa nel verde Paolo Conte passa il tempo lavorando sulla musica, componendo ("è il momento più bello, lascia un senso di eccitazione, voluttà e autosorpresa"), dedicandosi alla pittura e "tenendo lontana la mondanità e la confusione: sono una persona riservata di natura e sono sempre rimasto in disparte". (la soluzione a fondo pagina)
Sul tavolo in salotto e sul comodino non mancano mai gli amati libri. "Leggo molto e a volte rileggo qualcosa ", ammette, "anche se negli ultimi periodi non ho riletto nessun autore, leggo prevalentemente gialli scandinavi molto ben fatti ma che si dimenticano subito secondo me, e poi quei magnifici scrittori e romanzieri italiani come Andrea Camilleri e Andrea Vitali, Gianrico Carofiglio e Alessandro Robecchi, e questi ogni tanto mi vien voglia di rileggerli. Ho un debole per la scrittura di Piero Chiara, che è stato un viveur sereno, e per Georges Simenon che al contrario era un viveur cupo, forse c'entrano le sue origini belghe, ma di certo entrambi possono essere considerati due colossi della letteratura". Come canta in Azzurro, il celebre brano di cui sta festeggiando in tournée il cinquantennale, dopo aver cercato l'estate tutto l'anno, all'improvviso eccola qua. Vale per Conte ma sembra valere un po' per tutti. Così l'enigmistica, altro suo pallino, approda sotto l'ombrellone, come da tradizione. "Io però di questa "enigmisticomania" in versione estiva non me n'ero mai accorto sinceramente, per me è una passione e un interesse che dura tutto l'anno. Vedo l'enigmistica come cordialissimo rituale che va avanti oramai da tantissimo tempo. Ogni uscita de La settimana enigmistica è sempre stata ed è ancora oggi una piccola festa fra rebus, parole crociate, crittografie e rompicapi vari". Neanche troppo distante da casa, per rompere la routine, Conte si esibisce questa sera all'Anfiteatro dell'Anima di Cervere, in Piemonte, "su un altopiano, dove il cielo è più vicino e si sente l'odore del fieno e delle mandrie. Il Monviso appare tra la nebbia come il Fujiyama".
Che cosa mangerà di buono per l'occasione, lui che è un buongustaio ma con moderazione? "Sono poco carnivoro se devo dire la verità, ma un piatto piemontese che potrei gradire, a parte il caldo della stagione, è un bel leprone al civet. Ricordo una trattoria sul Tanaro, ad Asti, che si chiamava Margherita, allora il fiume era pulitissimo e come arrivavi ti venivano incontro con delle teglie di alborelle bollenti e croccanti ". Bei tempi, come quelli dell'Harry's Bar negli anni Cinquanta che ha cantato in Hemingway. Cosa direbbe all'autore di Festa mobile se vi poteste incontrare a pranzo da Arrigo Cipriani? Qualche secondo di esitazione e poi Conte risponde: "Mangiamo alla veneziana, please, e pasteggiamo con un Pigato ligure, non col Bourbon".
La soluzione: “Proiezione offensiva di Chiesa*” *(il calciatore Federico Chiesa è ala destra della Fiorentina)