L'attrice è morta a 96 anni. Per Effetto notte di Truffaut fu candidata al premio Oscar. Con il famoso foulard ricordava le origine contadine della famiglia adottiva
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"Sono un'attrice vecchio stile, con la voce flautata. Nella vita cerco di tenermi questa etichetta che mi hanno messo addosso della diva un po' evanescente, che in fondo mi va bene": nella prima frase della sua autobiografia del 2012 Quanti sono i domani passati Valentina Cortese aveva redatto anzitempo un commiato impeccabile per umanità e sensibilità, ritraendosi come davvero tutti noi la pensiamo, ora che lei, grande e non comune artista, è venuta a mancare, lasciandoci ieri a 96 anni nella sua casa milanese.
Se n'è andata, senza clamore, una musa del teatro e del cinema, un'amante della bellezza e della passione della vita, una personalità oggetto di culto in Italia e nel mondo, una signora della scena che per quindici anni ha condiviso in arte e in privato il destino di un maestro come Giorgio Strehler. Eppure ha avuto un'infanzia non facile: era una bambina illegittima, affidata a una famiglia di origini contadine.…
"Sono un'attrice vecchio stile, con la voce flautata. Nella vita cerco di tenermi questa etichetta che mi hanno messo addosso della diva un po' evanescente, che in fondo mi va bene": nella prima frase della sua autobiografia del 2012 Quanti sono i domani passati Valentina Cortese aveva redatto anzitempo un commiato impeccabile per umanità e sensibilità, ritraendosi come davvero tutti noi la pensiamo, ora che lei, grande e non comune artista, è venuta a mancare, lasciandoci ieri a 96 anni nella sua casa milanese.
Se n'è andata, senza clamore, una musa del teatro e del cinema, un'amante della bellezza e della passione della vita, una personalità oggetto di culto in Italia e nel mondo, una signora della scena che per quindici anni ha condiviso in arte e in privato il destino di un maestro come Giorgio Strehler. Eppure ha avuto un'infanzia non facile: era una bambina illegittima, affidata a una famiglia di origini contadine. Adozione che spiega il foulard campagnolo con cui riparava sempre capelli e fronte: un'appartenenza più che una civetteria. Ma quanta gagliardia e dignità, nella Cortese che ha scritto pagine memorabili sulle ribalte nazionali e nei film prodotti da noi, da Hollywood, Londra e Parigi.
Con James Stewart e Spencer Tracy (agf)
Questa donna indomita piena di charme, vestita di occhi verdi bellissimi, dotata di un'eleganza lontana, troppo emozionata nei primi tentativi di recite dalle suore, si prende una rivincita con spettacolini nel fienile di famiglia, e a soli 17 anni debutta in un film accanto a Ermete Zacconi, poi è con Rossano Brazzi sul grande schermo e sul palcoscenico. Ha temperamento da vendere, e se lo gioca nell'affresco femminile Donne di Clare Boothe Luce, o facendosi dirigere da Alessandro Blasetti, e nel 1946 Grassi e Strehler la indicano come attrice emergente. Ma dopo regie di Costa e di Giannini ecco intromettersi nel 1949 la "trasferta americana" con film di Dassin e ingaggio della Fox, incontro con l'attore Richard Basehart che sposa (e da cui avrà un figlio, Jackie, scomparso pochi anni fa in Italia). Diventa amica di Stewart, Tracy, Peck e Chaplin, ma un rifiuto d'intimità col boss della Fox le costa di non lavorare più Oltreoceano. Torna in Europa, è ne Le amiche di Antonioni, e in una prova del Platonov e altri scatta la scintilla d'una relazione che la legherà a Strehler per 15 anni ("Come potevi non innamorarti di un uomo così: doveva mostrare a Tino Carraro come abbracciarmi, salì in scena, sentii quelle braccia, e pensai "O mio dio"..."). Un rapporto da cui nasceranno capolavori come El nost Milan, Il gioco dei potenti, I giganti della montagna e Il giardino dei ciliegi con lei magnetica Ljuba. Poi i due temperamenti si consumano.
Nel film dei Vanzina "Via Montenapoleone"
Nel 1973 la troviamo nel problematico Tanto tempo fa di Pinter diretto da Visconti, ma ha avuto per registi anche Grüber e Chéreau, fino ad arrivare nel 1983 al fatto più eclatante, all'Eliseo di Roma, dove interpreta Maria Stuarda di Schiller accanto a Rossella Falk alias Elisabetta, messinscena di Zeffirelli. In un lavoro quasi operistico con 50 interpreti, vuoi per le tuberose del camerino, o l'ansia, o la pressione, o un vuoto di memoria o il confronto con Falk, Valentina Cortese sviene due volte, e la serata s'interrompe, alimentando affettuosi commenti sul divismo, di cui è ancora memore Massimo Ghini, impersonante Mortimer ("Ci lanciammo a sollevarla, ci fu un tripudio del pubblico per lei, che diceva 'ragazzi, il corpo non mi segue'"). Poi, anche un po' per il matrimonio con l'industriale farmaceutico Carlo De Angeli (ultimo di una serie secretata di partner, di cui è noto solo l'iniziale Victor De Sabata), l'attività scenica dell'attrice si fa rada, tranne un impegno con Battistini su Alda Merini. Nell'immaginario comune restano i 70 film, da Giulietta degli spiriti di Fellini a L'assassinio di Trotskij di Losey, da Fratello Sole sorella Luna a Gesù di Nazareth di Zeffirelli fino a Le avventure del Barone di Munchausen di Terry Gilliam nel 1988. Ma a riservarle grandi soddisfazioni fu Effetto notte di François Truffaut. Oscar come miglior film straniero nel 1974, all'attrice valse una nomination alla prestigiosa statuetta, una per i Golden Globe e un Bafta vinto.
Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano, definendola "raffinata e impetuosa", annuncia che la camera ardente sarà allestita al Teatro Grassi oggi dalle 12 alle 19, e domani dalle 8 alle 10.30, con funerali alle 11 alla Chiesa di San Marco.