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Alessio Boni: "Porto in tv l'avventura di un visionario"

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L'attore ha appena finito di girare il tv movie Rai 'Enrico Piaggio', la prossima stagione per la Rai sarà Umberto Ambrosoli nella docufiction 'Il prezzo del coraggio', poi Giovanni Treccani. In autunno andrà in onda 'La strada di casa 2' e lo aspetta il seguito de 'La compagnia del cigno'
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Il nemico è il tempo. A un certo punto della vita, per Alessio Boni le giornate sarebbero dovute durare 48 ore, non 24. «Un sogno? Vorrei fare una regia», racconta «mi piacerebbe veramente tanto. Ma dovrei fermarmi e non trovo il tempo». Il grande pubblico lo ha conosciuto come il timido Matteo de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, oggi a 53 anni ha collezionato personaggi su personaggi. La prossima stagione l’agenda è piena. Per la Rai sarà Umberto Ambrosoli nella docufiction Il prezzo del coraggio di Alessandro Celli, poi Giovanni Treccani, ha appena finito di girare il tv movie Enrico Piaggio di Umberto Marino. In autunno andrà in onda La strada di casa 2 e lo aspetta il seguito de La compagnia del cigno di Ivan Cotroneo.

Boni che altro fa?
«Interpreto un commissario in Calibro 9 di Tony D’Angelo, il sequel di Milano calibro 9 di Fernando Di Leo. Torna Barbara Bouchet. È un poliziottesco …
Il nemico è il tempo. A un certo punto della vita, per Alessio Boni le giornate sarebbero dovute durare 48 ore, non 24. «Un sogno? Vorrei fare una regia», racconta «mi piacerebbe veramente tanto. Ma dovrei fermarmi e non trovo il tempo». Il grande pubblico lo ha conosciuto come il timido Matteo de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, oggi a 53 anni ha collezionato personaggi su personaggi. La prossima stagione l’agenda è piena. Per la Rai sarà Umberto Ambrosoli nella docufiction Il prezzo del coraggio di Alessandro Celli, poi Giovanni Treccani, ha appena finito di girare il tv movie Enrico Piaggio di Umberto Marino. In autunno andrà in onda La strada di casa 2 e lo aspetta il seguito de La compagnia del cigno di Ivan Cotroneo.

Boni che altro fa?
«Interpreto un commissario in Calibro 9 di Tony D’Angelo, il sequel di Milano calibro 9 di Fernando Di Leo. Torna Barbara Bouchet. È un poliziottesco formidabile, Tony gira benissimo».

Cosa l’ha colpita della storia di Enrico Piaggio?
«La genialità imprenditoriale, era un visionario. I capannoni di Pontedera dove costruiscono gli aerei militari vengono bombardati. Ci sono solo macerie ma la gente si deve muovere, gli autobus non passano, le auto sono poche. Piaggio pensa alle donne e ai preti, immagina un mezzo leggero che possono comprare gli operai. Nei capannoni ci sono un po’ di eliche, con l’ingegner Corradino D’Ascanio progetta la Vespa nel ‘46».

Un visionario a cui Hollywood dà una mano con “Vacanze romane”.
«Era veloce di testa. Nessuno aveva le 68 mila lire di allora per acquistare la Vespa. Lui s’inventa le rate: “Gliela diamo subito, la pagano poco a poco”. Poi arrivano i concorrenti, ma su Life c’è la storia di Vacanze romane con la foto di Gregory Peck e Audrey Hepburn in Vespa. Boom in America. Nel 1954 brindano alla milionesima Vespa venduta. Incontrava ministri, riceveva onorificenze ma conosceva a memoria i nomi degli operai: aveva a cuore il popolo».

Alessio Boni nel tv movie Rai 'Enrico Piaggio' 

Hanno buttato lo stampo, non crede?
«Piaggio ha lasciato il segno. Ho incontrato la nipote Chiara Visconti di Modrone, è stata disponibilissima. Ci siamo potuti muovere con la massima libertà».

Com’è costruita la docufiction su Ambrosoli?
«È una testimonianza civile. Parte da una lezione del figlio Umberto all’Università Statale, c’è l’intervista alla moglie dell’avvocato, Annalori, la storia è raccontata con la voce del maresciallo Silvio Novembre. Ambrosoli non è un magistrato o un generale dei carabinieri, che mettono in conto i rischi, ma fa una scelta etica. Va fino in fondo. Resta solo, fu ucciso sotto casa l’11 luglio 1979. Mi emoziona il sacrificio».

Oggi l’idea di sacrificio è rara.
«La passione e il lavoro richiedono impegno. Guardi, in ambito diverso, come ha colpito i ragazzi la storia de La compagnia del cigno. Anche lì c’è il senso del dovere, ore di solfeggio senza diventare eroi».

Sa che come maestro fa un po’ paura?
«Scherza? Toscanini insultava i musicisti della Scala, e erano i migliori al mondo. Guardi il documentario in cui grida “Animali!”. Orazio Costa, grande maestro di recitazione di cui sono stato allievo, ti fulminava. Guai se non sapevi una battuta, parli con Favino o Gifuni. Se fai il musicista o l’attore devi darti al 100% se no ti fanno a fettine».

'La compagnia del cigno', la serie tv di Ivan Cotroneo - La clip


Non è mai stato snob nei confronti della fiction, crede nel racconto popolare?
«Credo che sottovalutiamo il pubblico, il 35% di quello che segue Rai 1 è laureato. La qualità fa bene a tutti, non ho mai ghettizzato la tv. Dico sempre: il teatro ti dà, il cinema ti prende. O vieni da una vita pazzesca o te la fai col teatro, la riempi di Don Chisciotte e Amleto. Sono più orgoglioso della fiction su Walter Chiari che di certi film».

È arrivato a Roma dalla provincia di Bergamo, ha raccontato lei stesso che “è stato tutto in salita”. Non ha mai pensato di lasciare?
«Ho lasciato. Era morto Strehler, recitavo L’avaro di Molière, volevo tentare di fare tv e cinema a Roma. Ho avuto una forma di piccola depressione. Facevo il pony express, dovevo lasciare la casa, era finita la storia con la mia fidanzata. Sono tornato sul lago d’Iseo, i miei mi hanno coccolato. Sono ripartito. Incontrai Carlo Lizzani che mi scelse per La donna del treno. Disse alla Rai: “Faccio il film con questo ragazzo e questa signora, Antonella Fattori”. Gli devo tutto».

Che cosa ha imparato dal momento più nero?
«Ho passato undici mesi in cui avevo difficoltà a salutare. Il buio mi ha inghiottito a 28 anni, avevo fatto l’Accademia. Ho capito che c’è il buio poi la resilienza. Sono fortunato, per altri è più difficile. La bellezza? Non è un merito, neanche il talento lo è. È come lavori sul talento che conta: se non lo svisceri sei un assassino».