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(ansa)

Rutger Hauer, Dario Argento: "Amava la vita. La cosa di cui era più orgoglioso? Il monologo di 'Blade Runner'"

Il regista ricorda l'attore con cui ha lavorato in 'Dracula 3D'
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"Ci incontrammo quando era di passaggio a Roma, nel 2012. Io cercavo il Van Helsing del mio Dracula 3D: Rutger Hauer mi sembrava un uomo bellissimo così gli feci la proposta, che accettò subito", racconta Dario Argento. "Era abituato a lavorare in Italia, aveva fatto tanti film anche se non parlava bene la lingua. Dopo il film infatti lui e la moglie se ne andarono in vacanza sulla Costiera Amalfitana".
 
Era credibile come santo e come diavolo.
"Perchè era un attore eccezionale, capace di immedesimarsi in ruoli diversissimi. Era molto creativo, intelligente, inventava battute, scene, situazioni. Aveva chiarissima la visione generale del film. Avrebbe potuto fare lo sceneggiatore, il regista. Quando arrivava sul set tutti erano emozionati. Diceva: “Che pensi di questa idea? Ci ho lavorato stanotte, ti piace? Aveva voluto un Van Helsing scienziato, più che avventuriero. Gli dicevo sempre di sì, anche perch…
"Ci incontrammo quando era di passaggio a Roma, nel 2012. Io cercavo il Van Helsing del mio Dracula 3D: Rutger Hauer mi sembrava un uomo bellissimo così gli feci la proposta, che accettò subito", racconta Dario Argento. "Era abituato a lavorare in Italia, aveva fatto tanti film anche se non parlava bene la lingua. Dopo il film infatti lui e la moglie se ne andarono in vacanza sulla Costiera Amalfitana".
 
Era credibile come santo e come diavolo.
"Perchè era un attore eccezionale, capace di immedesimarsi in ruoli diversissimi. Era molto creativo, intelligente, inventava battute, scene, situazioni. Aveva chiarissima la visione generale del film. Avrebbe potuto fare lo sceneggiatore, il regista. Quando arrivava sul set tutti erano emozionati. Diceva: “Che pensi di questa idea? Ci ho lavorato stanotte, ti piace? Aveva voluto un Van Helsing scienziato, più che avventuriero. Gli dicevo sempre di sì, anche perché funzionava. Però faceva solo un paio di ciak, poi iniziava ad annoiarsi, era un inquieto. Un giorno sparì e ci fece preoccupare".

In che senso?
"Lo aspettavamo sul set, la sera. Non arrivava e chiamammo l’albergo: “È uscito stamattina”. Ci allarmammo e dopo molte ore, mentre tutti lo cercavamo dappertutto, chiamammo i carabinieri. Finalmente accese il telefono 'non so dove mi trovo'. Lo localizzarono ed era in una specie di foresta dove aveva avuto un misterioso appuntamento con una signora e poi si era perso".

Amava la vita.
"Molto. Amava mangiare e bere, in Piemonte mi portava sempre a mangiare in un ristorante giapponese. Soprattutto amava ridere ed era capace di battute folgoranti. I suoi racconti erano avvincenti, aveva avuto una vita avventurosissima, girato il mondo, lavorato con i registi più diversi, dai più intellettuali ai commerciali. Non rifiutava nulla e in questo era strano, non diceva di no: “in ogni circostanza io do il meglio di me, poi sta al regista fare un bel film".

Il film di cui era più orgoglioso?
"Era orgoglioso del monologo del replicante. Anche perché lo aveva scritto lui. Si era presentato sul set al mattino con il foglietto scritto, lo aveva consegnato a Ridley Scott, “ma è uno sproloquio, non significa niente”, aveva commentato quello. Aveva dovuto insistere parecchio e alla fine Scott gli aveva permesso di girarlo “ma non ti arrabbiare se lo taglio al montaggio”. Quel monologo è il motivo per cui ci ricordiamo Blade Runner...".