Un giorno da pecora: viaggio negli studi Aardman dove nascono i pupazzi da Oscar
Arianna Finos
,
di ARIANNA FINOS
A Bristol nel tempio della plastilina, dell'artigianato e della resistenza al digitale. In attesa dell'utima avventura della pecora Shaun, 'Farmageddon'
3 minuti di lettura
Gli studi Aardman sono un museo vivente, il tempio dell’animazione che si modella con le mani, il cuore della stop motion britannica. La cifra architettonica è quella dell’understatement: un edificio spartano alla periferia industriale di Bristol, l’ingresso è piccolo ma trabocca di allegria: ad accogliere i visitatori ci sono i pupazzi giganti di Wallace & Gromit, il flemmatico inglese goloso di formaggio e il cane più espressivo dell’universo, premiati con quattro Oscar. C’è la loro “sorellina” di fabbrica, la pecora Shaun, il personaggio televisivo più amato dai bambini inglesi, già arrivato con successo sul grande schermo due anni fa con un film poi candidato a tre premi dell’Academy. Torna in versione kolossal il 26 settembre (Koch Media) con Shaun vita da pecora: Farmageddon.
'Shaun, vita da pecora: Farmageddon', se la pecora incontra l'aliena
Gli studi Aardman sono un museo vivente, il tempio dell’animazione che si modella con le mani, il cuore della stop motion britannica. La cifra architettonica è quella dell’understatement: un edificio spartano alla periferia industriale di Bristol, l’ingresso è piccolo ma trabocca di allegria: ad accogliere i visitatori ci sono i pupazzi giganti di Wallace & Gromit, il flemmatico inglese goloso di formaggio e il cane più espressivo dell’universo, premiati con quattro Oscar. C’è la loro “sorellina” di fabbrica, la pecora Shaun, il personaggio televisivo più amato dai bambini inglesi, già arrivato con successo sul grande schermo due anni fa con un film poi candidato a tre premi dell’Academy. Torna in versione kolossal il 26 settembre (Koch Media) con Shaun vita da pecora: Farmageddon.
'Shaun, vita da pecora: Farmageddon', se la pecora incontra l'aliena
Ai lati della saletta s’affacciano nelle bacheche anche le altre creature Aardman da venti centimetri: i Pirati!, le Galline in fuga, I Cavernicoli, protagoniste di film che hanno fatto la storia dell’animazione mondiale. "La stop motion è una tecnica antica e il cuore di quello che facciamo è ancora di plastilina, anche se la tecnologia ha facilitato, velocizzato molto il lavoro", racconta Nick Park, arruolato nell’85 dai fondatori dello studio, Peter Lord e David Sproxton, vincitore di quattro Oscar e ora produttore esecutivo di questa seconda avventura ovina. L'idea di una creazione artigianale è insita nella tecnica della claymation, in cui si fotografa il pupazzo il plastilina modificando la posizione fino a creare l'idea di movimento. La storia del cinema ci consegna i primi esemplari a fine Ottocento, è stata usata anche per il King Kong del '33, una caratteristica che è rimasta nel tempo negli esempi migliori che spaziano dal burtoniano The nightmare before Christmas fino al recente l'Isola dei cani di Wes Anderson. "Siamo convinti che sia proprio questo a trasmettere umanità e divertimento al pubblico", spiega Park. Gli Aardman studios lo hanno scoperto sulla loro pelle, dopo una serie di alleanze con vari studi hollywoodiani di animazione digitale che non hanno dato buoni frutti. Film come Giù per il tubo sono tra le creature meno riuscite. Anche per questo la piccola società inglese ha imparato che l'indipendenza economica e la libertà creativa sono l'unico modo per sopravvivere mantenendo la propria identità.
Si respira una dimensione familiare, nei set costruiti a mano: ecco la base sotterranea di agenti in nero, un supermercato traboccante di frutta verdura, l'adorata fattoria della pecora Shaun che scivola su un carrellino sotto lo sguardo della macchina da presa. Nelle stanze spartane dove sono allineati i pupazzi alti venti centimetri, corredati da centinaia di braccia, bocche, gambe da attaccare all’anima di ferro, vestiti, capigliature, scarpe, cappelli, ci sono artisti che modellano, dipingono, disegnano, costruiscono ogni piccolo dettaglio. Si mangia, tutti insieme nella piccola mensa, una cucina fin troppo tradizionale per gli ospiti. "Farmageddon è la nostra lettera d'amore e d'umorismo al cinema di fantascienza, ad opere come Men in black, E.T., Incontri ravvicinati del Terzo tipo, Il sesto senso" raccontano i due registi Will Becher e Richard Phelan, inviati in questi giorni al Festival di Giffoni con un assaggio del film che è stato molto apprezzato dai giovani giurati. In Farmageddon la pecora Shaun, il cane Bitzer, e il miope fattore che è il loro padrone fanno conoscenza con un nuovo personaggio, un'aliena adorabile come E.T.: si chiama Lu-La, lilla e celeste, tentacolare: sul lavoro dello studio Aardman ci sono almeno sette versioni in plastilina dell’aliena, con più o meno tentacoli, facce e taglia diverse. "C’è qualcosa di profondamente british nelle nostre storie, ci siamo noi. Viviamo isolati dal resto del mondo, anche se vediamo gli altri film siamo convinti che solo raccontando qualcosa che è profondamente personale può diventare universale. E ovviamente la cosa più british di tutte è l’umorismo”. Folgorante l’avvio del nuovo film con i misteriosi cerchi di grano che tanto spaventano il fattore, le luci tra le spighe che si scoprono essere l’ennesimo scherzo della dispettosa Shaun e delle sue amiche pecorelle. Eccola poi fluttuare verso il cielo, verso un incontro del terzo tipo con un ufo gigantesco. Si ride delle situazioni, delle infinite sfumature espressive: c’è un filo diretto con il cinema muto che piace a grandi e piccini: "I nostri maestri sono Chaplin, Buster Keaton, Stanlio e Ollio", ancora Phelan. La cura per il dettaglio è maniacale: tutti i cartelli con le scritteche appaiono nel film sono tradotti in decine di lingue diverse. "Per realizzare il film ci sono voluti quattro anni della nostra vita" racconta Becher. Se nel panorama mondiale s'affacciano agguerrite realtà - dal Pinocchio che Guillermo Del Toro realizza per Netflix a Missing link, la nuova creature della concorrente Laika, la casa di produzione di Coraline e la porta magica gestita da Trevor Knight (figlio del fondatore della Nike) con sede a Portland, Oregon – la Aardman resta una realtà unica che i britannici considerano un'istituzione: basta andare a Bristol dove Wallace & Gromit, Shaun egli altri personaggi troneggiano in versione gigante nelle piazze, traboccano nei negozi di souvenir, simbolo cinematografico della città.