✕

L'ossessione di Vinicio Marchioni: “Solo Cechov”

L’attore di Romanzo criminale si ispira allo scrittore per la prima regia in attesa di portare in scena I soliti ignoti
2 minuti di lettura
Il Freddo è un ricordo affettuoso ma sbiadito: "Penso a lui come un cugino morto", sorride Vinicio Marchioni. Sulla popolarità della serie Romanzo criminale l'attore ha costruito negli anni una carriera solida e coerente. È reduce dal Magna Grecia Festival, dove ha presentato il film Drive me home e ricevuto il premio intitolato al regista scomparso Giuseppe Petitto e ha portato la moglie e collega Milena Mancini e i due figli. L'elenco dei progetti, a teatro e al cinema, da attore e regista, spazia da I soliti ignoti sul palco a un documentario che unisce Cechov e i terremoti, Konchalowsky e Toni Servillo.
I soliti ignoti debutta a dicembre all'Ambra Jovinelli di Roma, Marchioni dirige e recita nel ruolo di Peppe er Pantera, che fu di Vittorio Gassman: "Per me quello di Monicelli è un classico, come Shakespeare. Mi piace l'idea di ricordare quell'Italia lì, quei criminali mossi dalla fame che non mettevano paura a …
Il Freddo è un ricordo affettuoso ma sbiadito: "Penso a lui come un cugino morto", sorride Vinicio Marchioni. Sulla popolarità della serie Romanzo criminale l'attore ha costruito negli anni una carriera solida e coerente. È reduce dal Magna Grecia Festival, dove ha presentato il film Drive me home e ricevuto il premio intitolato al regista scomparso Giuseppe Petitto e ha portato la moglie e collega Milena Mancini e i due figli. L'elenco dei progetti, a teatro e al cinema, da attore e regista, spazia da I soliti ignoti sul palco a un documentario che unisce Cechov e i terremoti, Konchalowsky e Toni Servillo.
I soliti ignoti debutta a dicembre all'Ambra Jovinelli di Roma, Marchioni dirige e recita nel ruolo di Peppe er Pantera, che fu di Vittorio Gassman: "Per me quello di Monicelli è un classico, come Shakespeare. Mi piace l'idea di ricordare quell'Italia lì, quei criminali mossi dalla fame che non mettevano paura a nessuno, l'arte di arrangiarsi raccontata con leggerezza e grazia. Un'epoca lontana dalla violenza che oggi ci circonda e che non mi piace". Un'aggressività che non risparmia i più giovani: Marchioni è in sala al fianco delle tre adolescenti di Dolcissime di Marco Ghiaccio e, proprio come nella finzione del film, le attrici sono state prese di mira sulla pagina Facebook del film per il loro peso: "Proprio chi le insulta dovrebbe andarlo a vedere. Chissà quale carico di frustrazioni e insicurezze si porta appresso chi fa cose del genere". A scuola l'attore il bullismo l'ha vissuto sulla propria pelle, a causa delle balbuzie: "Gli atteggiamenti erano gli stessi, ma non c'erano i social ad amplificare tutto e soprattutto l'esempio sbagliato degli adulti: oggi l'educazione è rivoluzionaria".
Con D'Amore è nata una grande amicizia sul set di Drive me home di Simone Catania, in sala il 26 settembre: "Cinque settimane di set in Europa con un camion da 28 tonnellate. Una volta alle tre di notte si è rotta la macchina ad Anversa e abbiamo dovuto spingerla, l'attrezzatura poi la portavamo noi a mano". Nel film Marco è quello che si sente cittadino del mondo, Vinicio invece non vuole perdere casa e radici. Sono lontani il Freddo e l'Immortale, forgiati da Romanzo criminale e Gomorra, "serie entrate nell'immaginario: siamo grati al grande pubblico e alla meravigliosa scrittura, ci piace pensare di aver aggiunto ai personaggi la nostra energia interpretativa". La sera prima del debutto di Gomorra Marchioni invitò tutti, troupe e cast, a cena nel suo ristorante romano: "Sapevo già, perché l'avevo vissuto, che le loro vite sarebbero cambiate in un giorno".
Le carriere di entrambi oggi guardano al cinema e non solo da attori: "Ho 10 anni e 25 film in più, non dico di no a prescindere a una serie, ma è difficile trovare un ruolo all'altezza del Freddo". D'amore ha diretto L'Immortale, Marchioni sta montando il documentario Il terremoto di Vanja: "Sovrappongo lo spettacolo che portato a teatro su zio Vanja alla vita di una famiglia di terremotati. L'ambizione è di riportare l'attenzione del pubblico sui terremoti dell'Aquila, di Amatrice: sono due immobilismi simili, quello prima della Rivoluzione raccontato da Cechov e quello dopo i terremoti. Lavoro già a una versione di finzione". Spiega l'ossessione per Cechov: "Leggerlo mi aiuta a tenere dritta la rotta nei periodi difficili, mi ricorda le motivazioni per cui ho iniziato". L'ultimo regalo al doc è la voce narrante di Toni Servillo: "Mi ha fatto questo regalo, Toni è di una bravura eccezionale e di una generosità rara. Il set con lui di L'uomo del labirinto di Donato Carrisi è stato emozionante". Anche per la presenza di Dustin Hoffman: "Il primo giorno è arrivato e si è messo al monitor mentre recitavo, mi sono tremate le gambe. Lavorando con lui realizzi come il 70 per cento di quel che si muove in Italia sia fuffa... gli attori con i loro capriccetti di provincia. Questo signore da due Oscar la mattina arriva puntuale sul set, sa le battute a memoria, chiede ogni volta per favore e dice grazie".