Vinicio e Mariangela Capossela. Foto di Simone Cecchetti
Il pianto rituale di Vinicio Capossela: “Purifichiamoci”
Gregorio Moppi
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di GREGORIO MOPPI
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Il cantautore mette in scena nella sua rassegna Sponz Fest con la sorella Mariangela la Trenodia, lamentazione funebre
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Una liturgia di lacrime collettive in musica e parole. È Trenodia, corteo spettacolo itinerante di pianto rituale che sta percorrendo il Sud dell'Italia. Lo officia Vinicio Capossela con la sorella Mariangela, artista-performer. Nel giro si uniscono attori, musicisti, scrittori, come Daniele Sepe, Elio Germano, Michele Riondino, Michela Murgia; e può aggiungersi chiunque altro voglia, portando con sé il proprio "cahier de doléances" detto o cantato. "La lamentazione rituale è purificazione, ricomporre un ordine nella perdita", spiega Capossela, partito in corteo domenica da Isola di Capo Rizzuto. "È l'opposto della lamentela fine a se stessa, quella che non si traduce in rivendicazione di diritti e giustizia". Dunque trasfigurazione artistica, non l'indulgere nella specialità italica del piagnisteo. "Trenodia è una forma di contestazione e di preghiera. Da condividere con tutti color…
Una liturgia di lacrime collettive in musica e parole. È Trenodia, corteo spettacolo itinerante di pianto rituale che sta percorrendo il Sud dell'Italia. Lo officia Vinicio Capossela con la sorella Mariangela, artista-performer. Nel giro si uniscono attori, musicisti, scrittori, come Daniele Sepe, Elio Germano, Michele Riondino, Michela Murgia; e può aggiungersi chiunque altro voglia, portando con sé il proprio "cahier de doléances" detto o cantato. "La lamentazione rituale è purificazione, ricomporre un ordine nella perdita", spiega Capossela, partito in corteo domenica da Isola di Capo Rizzuto. "È l'opposto della lamentela fine a se stessa, quella che non si traduce in rivendicazione di diritti e giustizia". Dunque trasfigurazione artistica, non l'indulgere nella specialità italica del piagnisteo. "Trenodia è una forma di contestazione e di preghiera. Da condividere con tutti coloro che in questo momento storico sentono troppe cose in pericolo di morte. E va pure sottoposta a chi vuole restarne indifferente, perché il pianto, come il riso, è contagioso. Ragioni di cui dolersi ce ne sono: la fine della solidarietà, la bellezza agonizzante, l'eutanasia dell'infanzia, la morte degli ideali, del rispetto, dell'eleganza, dell'accoglienza".
Foto di Simone Cecchetti
Le ultime due tappe sono fissate a Tricarico, il 27, e Matera, il 29. Intanto, per tutta la settimana, Trenodia sosta in Alta Irpinia, tra Calitri, Cairano, Lacedonia, nell'ambito di Sponz Fest, la rassegna militante di musica e incontri che Capossela ha ideato sette estati fa nelle terre d'origine della sua famiglia. Luoghi di esodi massicci lacerati da delusioni e rimpianti. "D'altronde la speranza di rado viene offerta per decreto, e spesso è più semplice trovare le cause del malessere fuori di noi. Certo non è fomentando di continuo l'odio che si dà speranza alla gente". Ecco, dunque, la filosofia del festival. "Fare del vuoto non solo demografico in cui versano le terre di mezzo una risorsa anziché un limite. Contro la civiltà del consumo che ai paesi interni ha riservato in sorte il saccheggio energetico, lo smaltimento dei rifiuti, il depauperamento del suolo". Allo Sponz il 24 Capossela tiene anche un concerto. Canterà anche di pestilenze contemporanee. "Perché è nella malattia che devono svilupparsi gli anticorpi. Serve non abituarsi a considerare normali gli atti di barbarie soltanto perché comuni. Come l'uso del linguaggio nella "ci-viltà" dei social". Di ogni sua azione rivendica la radice politica. "Tale è ogni nostro gesto. Giudico infatti illusorio questo modello di democrazia in cui si liquida il coinvolgimento politico solo nell'esercizio del diritto-dovere del voto. Anzi, ormai il partito maggioritario è quello che non si esprime".