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Niente supereroi: “Joker” entra nella mente del cattivo

Le recensioni dei due film in concorso sabato alla Mostra del cinema di Venezia: Todd Phillips si affida a Joaquin Phoenix per dare un volto al supercattivo nemico di Batman, Pablo Larraín mette in scena una strana dark lady con Ema
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VENEZIA. L’atteso Joker non è un “film di supereroi” come ci si poteva aspettare, ma il racconto cupo e introspettivo della nascita dell’arcinemico di Batman. Pagliaccio di strada, con ambizioni di stand up comedian e un passato da paziente psichiatrico, il futuro Joker vive con la madre, e nel suo passato ci sono segreti che ignora. Christopher Nolan, coi suoi film sul Cavaliere Oscuro, ha cominciato a rendere “adulto” questo genere di film, ma qui Todd Phillips (regista di Una notte da leoni) per paura di non esser preso sul serio esagera con psicanalisi alla buona. Al fondo, il film esprime anche un’autentica fobia dell’odio di classe, delle frustrazioni degli emarginati nei confronti delle élite. Phoenix tiene sulle sue spalle il tutto, con un virtuosismo che lascia ammirati e a tratti quasi irrita. Grande apparizione di Robert De Niro: del resto, il film è anche un omaggio a due sue interpretazioni: l’aspi…
VENEZIA. L’atteso Joker non è un “film di supereroi” come ci si poteva aspettare, ma il racconto cupo e introspettivo della nascita dell’arcinemico di Batman. Pagliaccio di strada, con ambizioni di stand up comedian e un passato da paziente psichiatrico, il futuro Joker vive con la madre, e nel suo passato ci sono segreti che ignora. Christopher Nolan, coi suoi film sul Cavaliere Oscuro, ha cominciato a rendere “adulto” questo genere di film, ma qui Todd Phillips (regista di Una notte da leoni) per paura di non esser preso sul serio esagera con psicanalisi alla buona. Al fondo, il film esprime anche un’autentica fobia dell’odio di classe, delle frustrazioni degli emarginati nei confronti delle élite. Phoenix tiene sulle sue spalle il tutto, con un virtuosismo che lascia ammirati e a tratti quasi irrita. Grande apparizione di Robert De Niro: del resto, il film è anche un omaggio a due sue interpretazioni: l’aspirante comico di Re per una notte e il reduce omicida di Taxi Driver.

Da sinistra: il regista Pablo Larrain con gli attori Mariana Di Girolamo e Gael Garcia Bernal (afp)


Autore tra i più importanti del cinema contemporaneo, il cileno Pablo Larraín si mette in gioco con Ema, un film ambizioso, difficile, spiazzante. Una storia raccontata in maniera ellittica, con la protagonista Ema (Mariana Di Girolamo) che ha appena “restituito” il bambino adottato insieme al marito coreografo (Bernal). Scatta una comprensibile catastrofe umana e coniugale, ma anche una affannosa ricerca di spazi nuovi da parte della donna. Poco a poco scopriremo altre facce della storia, e forse anche il vero progetto di Ema. In apparenza si parla della crisi della famiglia e del maschio, e si celebra la sessualità femminile: ma in realtà fa capolino il cattolico un po’ sessuofobo e misantropo che abbiamo imparato a conoscere dai film precedenti (Il club, Tony Manero). Un erotismo cupo e colpevole, una visione dei corpi e una figura quasi di dark lady tingono di nero il film, che non trova un suo equilibrio anche se è ammirevolmente diretto nelle singole scene (notevole l’uso dei balli).