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(ansa)

Luca Barbareschi: “Polanski è felice, l'arte è libertà”

Il produttore di "J'accuse" premiato dopo le polemiche
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Venezia - "Roman è felice. La sua vittoria significa riportare al centro l'arte. Il pensiero politicamente corretto è il tumore nel cervello della cultura occidentale", ragiona Luca Barbareschi, produttore e attore nel film J'accuse di Roman Polanski, vincitore del gran premio della giuria, in sala il 21 novembre per 01. "Chapeau al direttore Alberto Barbera: questo premio dà a Venezia una legittimità artistica enorme. Ha riportato la bilancia sul fatto che la Mostra è libertà ed esprime giudizi sull'arte".

Per il film la Mostra era iniziata malissimo e poi è finita nel migliore dei modi. "Ho parlato con la presidente Martel, le ho detto il mio pensiero. Quando siamo arrivati abbiamo ritirato il film e ho chiesto le sue dimissioni. Tanto che ha dovuto fare un comunicato per smentire quello che aveva detto. Sono state settimane di sofferenza. Come ci può essere serenità di giudizio con …
Venezia - "Roman è felice. La sua vittoria significa riportare al centro l'arte. Il pensiero politicamente corretto è il tumore nel cervello della cultura occidentale", ragiona Luca Barbareschi, produttore e attore nel film J'accuse di Roman Polanski, vincitore del gran premio della giuria, in sala il 21 novembre per 01. "Chapeau al direttore Alberto Barbera: questo premio dà a Venezia una legittimità artistica enorme. Ha riportato la bilancia sul fatto che la Mostra è libertà ed esprime giudizi sull'arte".

Per il film la Mostra era iniziata malissimo e poi è finita nel migliore dei modi. "Ho parlato con la presidente Martel, le ho detto il mio pensiero. Quando siamo arrivati abbiamo ritirato il film e ho chiesto le sue dimissioni. Tanto che ha dovuto fare un comunicato per smentire quello che aveva detto. Sono state settimane di sofferenza. Come ci può essere serenità di giudizio con una persona che a priori dice quello che lei ha detto? Un presidente di giuria non può esprimere giudizi sui film, non deve parlarne con nessuno".


Martel non si è sottratta: "Mi ha detto: "Vengo da un paese in cui il problema delle violenze è molto grosso. Io rispetto Polanski, uno dei più grandi registi del mondo, e la stampa ha male interpretato ciò che ho detto"". Barbareschi racconta che il viaggio di J'accuse è stato lungo ed è iniziato ben sei fa: " A un certo punto me lo stavano portando via, erano subentrati produttori americani che lo stavano rendendo un progetto troppo costoso e soprattutto volevano girarlo in inglese. E io lo volevo in francese, è un lavoro identitario. Questo film in inglese recitato da un americano sarebbe stato quasi comico, anche con una grande star. Perché è la storia di una tragedia che è successa in Europa e che si sta riproponendo".

Nel film, il produttore interpreta anche la parte di un marito tradito: "Una bella autoironia, no? Non volevo fare l'attore. Ho chiesto a Roman un ruolo che si intravedesse,
di un tizio ripreso da dietro, un pezzo di nuca, un naso che entra...".

Tra i prossimi progetti c'è anche una versione cinematotografica dello spettacolo teatrale Il penitente di David Mamet: "Sì, è ispirato al caso Taraso, la storia di una psichiatra che ha in cura un ragazzo che durante la terapia dice: "Io probabilmente esco di qui e faccio una strage". Qual è il dovere del dottore? È la storia di un linciaggio di un medico da parte del pensiero politicamente corretto. Poi sto preparando un progetto con Kusturica . Più la stagione dell'Eliseo". L'esperienza con Polanski è stata felice e Barbareschi annuncia che lavorerà ancora con lui: "Abbiamo già iniziato. In questo film i problemi sono stati tanti, gli assicuratori mi hanno abbandonato: Roman ha 86 anni e il film è costato 23 milioni di euro. Dicevo a Roman "ma se tu muori durante il set, io cosa faccio? E lui "non ti preoccupare Luca, sono ancora forte. Ho ancora molto da raccontare e un'energia pazzesca". Io sono con lui".