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Todd Phillips: “Joker, la vittoria dei folli e dei dimenticati”

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Il regista del film premiato con il Leone d'oro a Venezia: “La gente non vuole affrontare questi temi”
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VENEZIA - Il Joker ha vinto la sua scommessa alla Mostra. Ma se il Leone d'oro spiana la strada verso gli Oscar (è successo con La forma dell'acqua di Guillermo Del Toro e Roma di Alfonso Cuaron), non altrettanto è garanzia di incassi negli Stati Uniti: il film di Todd Phillips, sofferente, crudo, realistico, guarda più a un classico come Taxi Driver di Martin Scorsese che ai cinefumetti fracassoni. Joaquin Phoenix disegna la parabola di un emarginato, una creatura disturbata ma innocua che di fronte al rifiuto della società, alla violenza dei ricchi, all'indifferenza delle istituzioni darà sfogo a tutta la sua rabbia. La presidente della giuria veneziana Lucrecia Martel ha apprezzato. L'incontro con il regista, 48 anni, autore della trilogia commerciale Una notte da leoni, è a Ca' Giustinian, il bellissimo palazzo che affaccia sul Canal Grande.

Il suo "Joker" pare, soprattutto, un film umanista.
"Posso scri…
VENEZIA - Il Joker ha vinto la sua scommessa alla Mostra. Ma se il Leone d'oro spiana la strada verso gli Oscar (è successo con La forma dell'acqua di Guillermo Del Toro e Roma di Alfonso Cuaron), non altrettanto è garanzia di incassi negli Stati Uniti: il film di Todd Phillips, sofferente, crudo, realistico, guarda più a un classico come Taxi Driver di Martin Scorsese che ai cinefumetti fracassoni. Joaquin Phoenix disegna la parabola di un emarginato, una creatura disturbata ma innocua che di fronte al rifiuto della società, alla violenza dei ricchi, all'indifferenza delle istituzioni darà sfogo a tutta la sua rabbia. La presidente della giuria veneziana Lucrecia Martel ha apprezzato. L'incontro con il regista, 48 anni, autore della trilogia commerciale Una notte da leoni, è a Ca' Giustinian, il bellissimo palazzo che affaccia sul Canal Grande.

Il suo "Joker" pare, soprattutto, un film umanista.
"Posso scrivermi questa definizione, che vorrei utilizzare in futuro? È una lettura giusta. Il film è provocatorio, ma non politico, o almeno non era stato pensato per quello. Poi ciascuno lo vede secondo il prisma delle proprie convinzioni, ogni lettura è legittima".

Il regista con il Leone d'oro 

Joaquin Phoenix qui è forse al suo meglio.
"È un attore e una persona meravigliosa. Ho scritto il film proprio pensando a lui. Joaquin è considerato uno dei più bravi della sua generazione, anche se quando glielo dici ti risponde di no. Anche tra gli altri attori di Hollywood Joaquin è veramente molto stimato. Quindi averlo nel film e rendersi conto di quanto si è dato, quanto si è impegnato, è stato straordinario. Ogni giorno era una sorpresa, un passo avanti in questo viaggio estremo dell'animo umano".

Come avete lavorato sulla trasformazione di Arthur, giovane disturbato che pensa di essere venuto al mondo per far sorridere gli altri?
"È stato un processo molto lungo. Siamo partiti dal voler rispecchiare la realtà a cui assistiamo oggi nel mondo e negli Stati Uniti in particolare: la mancanza di empatia. All'inizio Arthur cerca in ogni modo di essere accettato dagli altri. Accudisce la madre e ama il lavoro da pagliaccio in ospedale, con i bambini. Del resto solo loro lo comprendono, non hanno sviluppato i filtri, le barriere che imparano a mettere gli adulti contro chi è diverso, emarginato. Gotham è un microcosmo, una versione in piccolo di quel che succede nelle nostre società. Un mio amico ha visto il film l'altra sera e mi ha detto "è come se Gotham City fosse il mondo di Internet". Ho pensato che la sua fosse un'interpretazione strana ma curiosa. È un posto dove le persone possono essere orribili le une con le altre senza alcuna conseguenza: oggi le persone non hanno nessun limite nel dire cose tremende agli altri. Il film non era stato pensato per essere quello ma è finito per essere un riflesso del mondo contemporaneo".


Cesare Zavattini diceva che se vuoi fare il cinema devi andare sull'autobus, incontrare le persone. Anche lei è quel tipo di sceneggiatore?
"Beh sì, ho iniziato la mia carriera facendo documentari. Ho imparato molto proprio grazie all'osservazione delle persone. Tendo a spiegare alle persone che si tratta sì di un film tratto da un fumetto ma radicato nella vita reale. È importante che il pubblico lo veda attraverso le lenti del realismo".

Oggi i film dei supereroi sono una categoria all'interno della quale si possono trovare cose molto diverse. Questo Joker cerca ambienti e luci naturali, rifugge superpoteri, effetti speciali....
"Questa è stata l'idea iniziale, quella da cui siamo partiti. Quando sono andato alla Warner Bros e da DC Comics per proporre Joker ne ho parlato come un film di genere, ma non solo: pensavo a un nuovo modo di fare quel cinema".

Adesso che succederà?
"Vedremo, tutto si capirà quando il film andrà in sala negli Usa, il 4 ottobre".

Avete guardato negli occhi la possibilità di un male, di un disagio che esiste nelle nostre società, ma di cui troppo spesso non ci si vuole rendere conto.
"È una cosa difficile da esplorare, il film alla fine sarà divisivo in America più di quanto lo sia qui in Europa. Perché la gente non vuole affrontare questo tipo di cose. Ogni volta che qualcuno ci prova ti dicono cinque cose per convincerti che non avresti dovuto farlo. E noi non capiamo perché un film disarmato possa sollevare un tale dibattito. Ma questa, in fondo è la bellezza del cinema".