Sylvester Stallone: “Ma quale Rambo, dipendo dalle donne”
Silvia Bizio
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di SILVIA BIZIO
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LOS ANGELES. "Chi ha seguito le vicende di John Rambo fin dall'inizio sa che per via dei suoi demoni interiori la pace in terra è per lui impossibile da ottenere: mi auguro che la conclusione del suo tragitto possa soddisfare tutti". Sylvester Stallone, 73 anni, torna a interpretare il personaggio in Rambo: Last Blood, nelle sale italiane il 26 settembre, quinto e ultimo capitolo della saga iniziata nel 1982, che arriva a undici anni dal precedente. Last Blood (First Blood era il titolo originale del primissimo film, in Italia diventato semplicemente Rambo) è stato scritto dallo stesso Stallone insieme a Matthew Cirulnick e diretto da Adrian Grunberg: l'ex "berretto verde", veterano della guerra in Vietnam e con disturbi da stress post-traumatico, stavolta se la deve vedere col peggiore cartello messicano della droga, guidato da due donne interpretate da Adriana Barraza e Yvette Monreal. Femmine dappertutto, verrebbe da dire, come nella vita d…
LOS ANGELES. "Chi ha seguito le vicende di John Rambo fin dall'inizio sa che per via dei suoi demoni interiori la pace in terra è per lui impossibile da ottenere: mi auguro che la conclusione del suo tragitto possa soddisfare tutti". Sylvester Stallone, 73 anni, torna a interpretare il personaggio in Rambo: Last Blood, nelle sale italiane il 26 settembre, quinto e ultimo capitolo della saga iniziata nel 1982, che arriva a undici anni dal precedente. Last Blood (First Blood era il titolo originale del primissimo film, in Italia diventato semplicemente Rambo) è stato scritto dallo stesso Stallone insieme a Matthew Cirulnick e diretto da Adrian Grunberg: l'ex "berretto verde", veterano della guerra in Vietnam e con disturbi da stress post-traumatico, stavolta se la deve vedere col peggiore cartello messicano della droga, guidato da due donne interpretate da Adriana Barraza e Yvette Monreal. Femmine dappertutto, verrebbe da dire, come nella vita del mitico Stallone: tre figlie femmine avute dalla sua terza e attuale moglie Jennifer Flavin: Sistine, Sophia, e Scarlet, tutte con la S, guarda caso, come il suo primogenito Sage - avuto dal suo primo matrimonio, recitò accanto a lui in Rocky V - morto nel 2012 in circostanze ancora non del tutto chiarite.
Stallone (Sly per gli amici), con quei suoi occhi proverbialmente tristi, la voce baritonale e il forte accento di New York (è nato lì da padre emigrato dalla Sicilia e madre di origine tedesca), eppure sempre gentile e tenero a dispetto di ogni sua possibile reputazione, racconta: "Nei precedenti film Rambo non torna mai a casa, va nella giungla cambogiana o va in Afghanistan. In questo nuovo film invece a casa ci va, ma in un certo modo non riesce mai ad arrivarci. C'è e non c'è. Arriva e non arriva. Ed è questo il significato ultimo di Rambo, l'uomo e le sue storie: non appena esce di casa perde il controllo della propria vita. È il mondo che controlla te". Quando Stallone interpretò per la prima volta John J. Rambo, nel 1982, dando vita a un evento - e un successo relativamente inaspettato - aveva già un folto seguito con l'altra sua celebre cine-serie, Rocky, iniziata nel 1976. Rambo era il secondo "antieroe" di Stallone. Ma il senso di identificazione con Rambo fu ancora più marcato, dato che nel 1982 la memoria del Vietnam era ancora fresca, come le ferite fisiche e mentali dei reduci di quella sventurata guerra. Erano usciti poco prima film che affrontavano la problematica, come Il cacciatore e Apocalypse Now, ma Rambo, con quelle scene d'azione innovative e sorprendenti, divenne un cult.
Sly, il primo "Rambo" parlava dei soldati americani che tornavano a casa dal Vietnam, traumatizzati e respinti da parte della popolazione. Il Rambo di oggi parla ancora di questo?
"Le radici umane e psicologiche del soldato John Rambo affondano nel Vietnam, questo non cambia. Il fatto è che allora - 40 anni fa - non venivano presi seriamente: solo i reduci della Prima o della Seconda Guerra Mondiale potevano permettersi di lamentarsi. Non quelli del Vietnam. Oggi ne sappiamo molto di più. E i reduci dell'Iraq e dell'Afghanistan dopo l'11 settembre non stanno messi meglio. La società nel frattempo ha imparato a capire e a rispettare gente come Rambo".
Rambo non ha mai messo su famiglia, non ha figli, non è padre. Davvero non è un "family man"?
"Purtroppo, e l'idea stessa lo devasta. Non ha nemmeno un animale domestico, che so, un gattino. Niente. Non riesce a concentrarsi su niente che non sia se stesso. E questo secondo me è triste. Rambo è un eroe triste. Uno sfigato. Lo è ancora adesso, vecchietto, come me".
Finisce così la saga?
"Credo di sì, anche se ogni tanto sogno un prequel, dove vediamo John quando aveva 16 o 17 anni, al liceo, prima di venir chiamato alle armi, e scopriamo che ragazzo simpatico è, buono, per bene. Oltre che un grande atleta. Il liceale Rambo pensava solo allo sport, e all'amore".
Sylvester Stallone nel primo film della saga dedicata a Rambo, nel 1982
Anche in questo film lei esibisce una grande forma fisica: come riesce a mantenerla?
"Lei è troppo gentile. La risposta è triplice: tanto sudore, tanti effetti speciali, e tanto gelato! La terza voce non è proprio così: sfortunatamente il gelato che adoro mi è proibito per mantenere la forma, e ci pensano le mie figlie a mangiarlo e a tenermici lontano. Sono delle dittatrici! Quindi il terzo segreto per la forma fisica alla mia tenera età è: le mie figlie".
Rambo è un personaggio la cui propensione alla violenza proviene dal trauma della guerra. Come concilia questo dualismo?
"Rambo non si considera un picchiatore, né fa mai il gradasso. Rambo reagisce agli eventi, ma ha quella cosa extra, quel surplus di testosterone e tracotanza con cui nascono certi maschi. Certi combattenti come Mike Tyson, per esempio, che hanno un alto livello di ferocia. Ho svolto un po' di studi al riguardo, e ho capito che John Rambo è una di quelle persone indifferenti al benessere fisico. Non gli importa se muore, la quale cosa lo rende pericoloso e implacabile. Se ti trovi davanti a un nemico così sono affari tuoi. Ma allo stesso tempo è molto gentile".
Al contratrio di Rambo, Stallone è un uomo di famiglia circondato da figure femminili.
"Giusto, e non è facile. Se avessero più muscoli sarei in grande inferiorità. In genere perdo ogni dibattito o discussione. Non ho mai ragione. Ogni pezzo d'arredamento che compro fa schifo. Per loro sono un perdente. I maschi sono una razza inferiore e così via. Oramai c'ho fatto il callo. Anche da quest'esperienza paterna - che comunque io considero felice - proviene l'ultimo Rambo".