L'attore di "Gomorra" debutta al cinema come regista con "L'immortale"
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Marco D’Amore ha preparato il caffè e un vassoio di dolcetti, nell’appartamento in affitto ai Parioli, trenta metri dalla sala in cui sta finendo di montare L’immortale, il suo (e del Ciro di Gomorra) debutto al cinema. Attesissimo, e avvolto nel mistero, il film (prodotto da Cattleya) sarà in sala il 5 dicembre con Vision. «Nell’immaginario collettivo – spiega - il cattivo ha tante donne, una certa convivenza con le droghe. Ciro Di Marzio non fa l’amore, non si droga, non beve. Non ha vizi se non il fumare, il suo calmante…».
Ma allora uno perché fa il cattivo?
«È la contraddizione in termini di chi sceglie di fare una vita del genere. Nella descrizione del personaggio abbiamo tolto tutto ciò che può far pensare a benefici. Anche il rapporto che Ciro aveva con la moglie era privato della bellezza, non c’era la sfera erotica, tanto meno quella sentimentale. È un arrampi…
Marco D’Amore ha preparato il caffè e un vassoio di dolcetti, nell’appartamento in affitto ai Parioli, trenta metri dalla sala in cui sta finendo di montare L’immortale, il suo (e del Ciro di Gomorra) debutto al cinema. Attesissimo, e avvolto nel mistero, il film (prodotto da Cattleya) sarà in sala il 5 dicembre con Vision. «Nell’immaginario collettivo – spiega - il cattivo ha tante donne, una certa convivenza con le droghe. Ciro Di Marzio non fa l’amore, non si droga, non beve. Non ha vizi se non il fumare, il suo calmante…».
Ma allora uno perché fa il cattivo?
«È la contraddizione in termini di chi sceglie di fare una vita del genere. Nella descrizione del personaggio abbiamo tolto tutto ciò che può far pensare a benefici. Anche il rapporto che Ciro aveva con la moglie era privato della bellezza, non c’era la sfera erotica, tanto meno quella sentimentale. È un arrampicatore sociale sui generis, l’unico obiettivo il potere. Gli altri personaggi di Gomorra hanno avuto momenti di felicità, Ciro no».
Perché ha scelto di raccontare L’immortale al cinema e non in una serie spin-off?
«Ho seguito le polemiche sul fatto che l’affermazione delle serie tv avvenisse a scapito della sala. Ho pensato che fosse giusto costruire un ponte: L’immortale, sul fronte produttivo e creativo, crea un precedente, dice a chi ha seguito il percorso televisivo: sei arrivato fino a qui, ora c’è un racconto che prosegue in sala, legato a quello che vedrai in futuro».
Quindi il film influenzerà la quinta serie?
«Sì. Ma è anche un film che può vedere chi non conosce Gomorra».
Si sa poco, della storia.
«L’idea è raccontare la vita di Ciro come un romanzo: prologo, epilogo, svolgimento. Scopriamo l’educazione criminale che quest’uomo ha vissuto per diventare ciò che sappiamo. Un racconto doppio: emotivo – il percorso di un bambino - ma anche, nello stile di Gomorra, d’indagine su un preciso momento storico in cui la criminalità è cambiata, gli anni Ottanta».
Che bambino era Marco?
«Estroverso, di temperamento. I miei genitori mi lasciavano conoscere la strada, spiegandomi però le cose. Ho visto scene di grande violenza. Erano anni pericolosi, la manovalanza dei casalesi scendeva a Caserta per fare il sabato sera. Alcuni amici sono entrati nella vera Gomorra, altri non ci sono più».
Complicato evitare incongruenze con la serie?
«Difficilissimo. L’idea del film nasce ben prima della terza stagione. Nel tempo abbiamo seminato percentuali di biografia di Ciro, accenni al suo passato. A partire dalla sua nascita da divinità nera. Genny racconta a Sangue blu che Ciro è sopravvissuto al crollo della palazzina nel terremoto dell’Ottanta: “Aveva 21 giorni”. Il terremoto è del 23 novembre 1980, significa che Ciro è nato il giorno dei morti. Ho scritto un diario sul suo passato: che bambino è stato questa terribile creatura?».
Salvatore Esposito è nel film?
«Per ciò che riguarda le partecipazioni lascio che si svelino in sala, anche da questo punto di vista il progetto è sorprendente. Ci sono personaggi, ma è come se non ci fossero, oppure sono in veste diversa...».
'L'Immortale', il teaser del film su Ciro con e di Marco D'Amore
Nel trailer, subito dopo la fine di Gomorra 4, c’è la scena della morte di Ciro che lascia aperto il dubbio: è morto davvero?
«Ho giocato con questa cosa».
Ha giocato col fuoco.
«Il gioco, diceva Carmelo Bene, è dei bambini ed è cosa seria. Lo scherzo è degli adulti ed è una cazzata. Si gioca con la narrazione ed è giusto fare breccia nella fantasia degli spettatori».
Il film darà una risposta?
«Lo vedrete e vorrete rivederlo. Sono convinto».
I suoi autori cinematografici di riferimento?
«Il film che ha segnato la mia vita, anche dal punto di vista sentimentale, è C’era una volta in America, che conosco a memoria. Mio padre ce lo fece vedere a otto anni, io e mio fratello sul tavolo della cucina... (mostra sul cellulare un suo profilo social in cui c’è la foto di Noodles-De Niro bambino ndr). Dei registi d’oggi ammiro Sorrentino, Garrone, Martone, Marcello».
Lei fece il provino per Gomorra, il film.
«Feci un incontro con Garrone, mentre ero in tournée con Toni Servillo, il mio mentore, Matteo non se lo ricorderà. Ero giovanissimo, avevo i ricci, ero rotondetto, mi disse “sei troppo carino, hai la faccia troppo gentile per il racconto”. Dieci anni dopo avrei interpretato uno dei massimi fetenti».
In Gomorra 5 sarà regista?
«Sì. La quarta è andata bene, ha superato la terza in ascolti».
Ciro le ha dato tanto. Le ha anche tolto qualcosa?
«Mi ha stravolto una vita di cui ero geloso custode. Sono riservato, timido nel rapporto con gli altri. Questo personaggio mi ha esposto a popolarità incredibile. Meraviglioso, ma ti obbliga a rinunce che coinvolgono chi ti sta vicino. Vivo ancora a Caserta, ho bisogno di una vita normale».
Nel futuro sarà più attore o regista?
«Vorrei defilarmi come attore, per rispondere a una natura che si sta manifestando sempre di più. Vorrei mettere quel che so fare al servizio degli altri, in quello riesco bene».