Nel film “Il mio profilo migliore” l’attrice francese è una donna che grazie una falsa identità sui social riesce a sedurre un ragazzo
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Due signore si guardano dai lati opposti di una scrivania, la psicanalista Nicole Garcia e la psicanalizzanda Juliette Binoche: musi, silenzi, menzogne, fantasie. La prima, settantenne ben pettinata, ha il viso sfingeo e molto segnato, la seconda, cinquantenne e molto spettinata, ha il viso bellissimo che hanno le donne di quella età, quando la coscienza degli anni non le mortifica e spegne. Perché della sconfitta che tante donne si impongono con la fine della giovinezza e la paura di non essere più degne d'amore, si tratta in questo film di Safy Nebbou, che in francese si intitola Celle que vous croyez, in inglese Who You Think I Am e in italiano Il mio profilo migliore: per una volta tutti e tre brutti, per raccontare un lungo dolore, forse, ma non ne siamo sicuri, a lieto fine. Si tratta di un film bello ispirato al romanzo di Camille Laurens (Quella che vi pare, edizioni E/O), un intreccio di soprese che bisogna saper cogliere: avvertenza quindi, non appis…
Due signore si guardano dai lati opposti di una scrivania, la psicanalista Nicole Garcia e la psicanalizzanda Juliette Binoche: musi, silenzi, menzogne, fantasie. La prima, settantenne ben pettinata, ha il viso sfingeo e molto segnato, la seconda, cinquantenne e molto spettinata, ha il viso bellissimo che hanno le donne di quella età, quando la coscienza degli anni non le mortifica e spegne. Perché della sconfitta che tante donne si impongono con la fine della giovinezza e la paura di non essere più degne d'amore, si tratta in questo film di Safy Nebbou, che in francese si intitola Celle que vous croyez, in inglese Who You Think I Am e in italiano Il mio profilo migliore: per una volta tutti e tre brutti, per raccontare un lungo dolore, forse, ma non ne siamo sicuri, a lieto fine. Si tratta di un film bello ispirato al romanzo di Camille Laurens (Quella che vi pare, edizioni E/O), un intreccio di soprese che bisogna saper cogliere: avvertenza quindi, non appisolarsi neppure un secondo se no si perde il senso della storia che poi alla fine non è come pare. Tanto più che c'è di mezzo l'abisso del web da cui se ci precipiti dentro non te ne liberi più o te ne salvi malconcia.
Claire è una importante docente di letteratura francese e ai suoi studenti incantati racconta l'anima dei personaggi di grandi scrittori come Choderlos de Laclos, con quella sicurezza e felicità che non ha nella sua vita. Il marito se ne è andato per amore di una ragazza che potrebbe esserle figlia: ed è forse per questo che Claire si fa sbattere contro la finestra da un giovane uomo antipatico che la umilia con la sua indifferenza. Claire non è in condizione di accettare la solitudine neppure per un momento: è questione di orgoglio, di rivalsa, di paura, ma anche di bisogno d'amore non solo carnale, come rassicurazione del suo valore di donna che il web le offre. Inizia così casualmente il dialogo con il fotografo Alex (il divo francese del momento Francois Civil), metà dei suoi anni, e si inventa un nome, Clara, una età, 25 anni, un corpo e un viso bellissimi rubati alle immagini dei social.
La finzione consente a Claire di vivere ciò che non ha più il coraggio di affrontare nella realtà, che dalla realtà non si aspetta più. Il bel ragazzo vero e la bella ragazza virtuale si innamorano come se fosse vita vera, lui conosce la sua bellezza immaginaria e la sua vera intelligenza, lei è presa dalla sua immagine reale e dalla sua giovane fragilità, dai sussurri che li uniscono anche nel sesso telefonico. Si scopre a un certo punto che la disperata signora avrebbe anche due figli, un adolescente e uno più piccolo, che vivono un po' col padre e un po' con lei: in quel momento molto più amante che madre, presa da quella voce e da quelle parole che i due innocenti con la loro presenza interrompono, colpevolizzandola. È un periodo questo in cui la donna non più giovane o addirittura anziana pare più interessante delle ragazze e ragazzine clonate dalla medesima bellezza virtuale da show girl e fidanzata di calciatore.
La moda fa sfilare le sessantenni per mostrarne la freschezza, il cinema privilegia star nel ruolo di mogli settantenni, l'informazione femminile si stupisce ogni volta che una non ancora cinquantenne pare bella soda, le fiction americane esaltano poliziotte mature dai capelli lunghi non lavati, grassocce, vestite malamente a cui non sfugge un criminale, oltre che molto amate da mariti che fanno i casalinghi. Molta più cautela resta nelle storie d'amore: se lui è più giovane di lei anche di poco, se lei come la signora Macron ne ha molti di più di lui, è solo la paura di essere svillaneggiati che frena sghignazzi o insinuazioni. E ancora risulta difficile accettare che le donne mature siano diventate così cattive che se gli capita una avventura con età dispari, è sempre lei che se la dà a gambe, quando la noia supera il divertimento. Infatti il regista Nebbou, e del resto anche l'autrice del romanzo Laurens, sono incerti sulla soluzione: una volta lui e una volta lei?
Ci eravamo dimenticati delle sedute psicanalitiche e di quella psicanalista che, quasi sempre zitta, sfiora il turbamento per le rivelazioni, le bugie, le omissioni, le dissimulazioni, i deragliamenti di Claire-Clara; ed è nella seconda parte del film che si dà un senso profondo alla storia, alle piaghe dell'amore, alle strategie del desiderio, al ruolo del web nel bisogno di nascondersi e di rivelarsi, che poi non è dissimile da quello epistolare del settecentesco Relazioni pericolose di cui la Claire professoressa molto sa. Ma il tesoro del film è nella protagonista Juliette Binoche che adatta i ruoli di film in film alla sua età, accetta di essere luminosa e spenta, giovane e non più giovane, seducente e deprimente: ma poi siamo sempre lì, al doppiaggio, e quando togli la voce a una meravigliosa attrice, la perdi.