Stefania Rocca: “Nella vita aiuta avere l'anima un po' punk”
Silvia Fumarola
,
di SILVIA FUMAROLA
Ascolta l'audio
L'attrice torinese tra teatro, cinema e serie tv
3 minuti di lettura
Stefania Rocca, 48 anni da eterna ragazza, ha un'energia contagiosa e la voglia di mettersi sempre in gioco "perché finché hai la curiosità e la voglia di imparare non s'invecchia. In realtà" dice ridendo "noi ex ragazze abbiamo molto da dare, e lo dico agli sceneggiatori". Smentisce i luoghi comuni per cui dopo i quaranta anni per un'attrice non ci sono ruoli. Martedì debutta con Massimiliano Gallo al Teatro Quirino, a Roma, con Il silenzio grande di Maurizio de Giovanni, regia di Alessandro Gassmann; ha girato per Sky Cops - Una banda di poliziotti, commedia di Luca Miniero con Claudio Bisio, Pietro Sermonti, Francesco Mandelli in cui è un'ispettrice tutta d'un pezzo. Interpreta Krizia nella serie Made in Italy, ideata da Camilla Nesbitt, ora su Amazon Prime Video e a primavera su Canale 5.
Quanto conta il teatro?
"È un banco di prova, ci sono più ruoli e tutti diversi. Il silenzio …
Stefania Rocca, 48 anni da eterna ragazza, ha un'energia contagiosa e la voglia di mettersi sempre in gioco "perché finché hai la curiosità e la voglia di imparare non s'invecchia. In realtà" dice ridendo "noi ex ragazze abbiamo molto da dare, e lo dico agli sceneggiatori". Smentisce i luoghi comuni per cui dopo i quaranta anni per un'attrice non ci sono ruoli. Martedì debutta con Massimiliano Gallo al Teatro Quirino, a Roma, con Il silenzio grande di Maurizio de Giovanni, regia di Alessandro Gassmann; ha girato per Sky Cops - Una banda di poliziotti, commedia di Luca Miniero con Claudio Bisio, Pietro Sermonti, Francesco Mandelli in cui è un'ispettrice tutta d'un pezzo. Interpreta Krizia nella serie Made in Italy, ideata da Camilla Nesbitt, ora su Amazon Prime Video e a primavera su Canale 5.
Quanto conta il teatro?
"È un banco di prova, ci sono più ruoli e tutti diversi. Il silenzio grande racconta i problemi tra genitori e figli, parla della famiglia. Il teatro restituisce il rapporto col pubblico, un working progress che non c'è al cinema. Sul set il tuo pubblico è la troupe. In teatro senti il respiro degli spettatori, osservi ogni gesto. Gassmann è un regista sensibile, attento. È un bravissimo attore e ti senti compreso".
A teatro ne "Il silenzio grande" Ha sempre voluto fare l'attrice?
"Sì, anche se da bambina ero timida. Vivevo a Torino. Recitare mi ha fatto conoscere me stessa e il mondo, non ho mai pensato di fare altro. Ho sempre cercato progetti diversi, anche se la mia insegnante diceva: "Non funziona così, poi non ti riconoscono: se non sei personaggio non lavori". Ma la bellezza è vivere altre vite. La strategia non serve se non cresci come persona. Ho studiato all'Actors studio e sono tornata indietro, chissà se ho fatto bene o male. Mi offrirono il ruolo della cattiva nel film Le ragazze del Coyote Ugly, rifiutai. Fu un successo. Poi però ho girato Il talento di Mr. Ripley con Anthony Minghella. Faccio i film che vorrei vedere".
Che tipo è la poliziotta che interpreta in "Cops" di Miniero?
"Una dirigente rigorosa, ma è tutto filtrato dall'ironia. È il remake di un film svedese, la storia di gruppo di poliziotti in un paese pugliese dove non succede più niente: arriva il commissario capo ad annunciare che si chiude l'ufficio e verranno smistati. Così gli agenti organizzano piccoli crimini per giustificare la loro presenza; mi piace l'idea dei personaggi imperfetti con un grande cuore".
In "Made in Italy" interpreta la stilista Krizia: l'ha conosciuta?
"Purtroppo no, me ne ha parlato mia sorella Silvia che faceva le sfilate. Ho visto il documentario di Giancarlo Giagni, ho incontrato Carolina Rosi, sua nipote. Dai ruoli di Edda Ciano e Mafalda di Savoia ho imparato che devi rispettare i personaggi realmente esistiti e poi restituirli a modo tuo; ero nel panico per paura di tradirli. Per Krizia ho giocato un po' col caschetto corvino. La passione per la moda l'ha guidata tutta la vita, da quando vendeva le gonne con un'amica. La descrivevano come una donna determinata, anche dura".
Sul set di "Cops-Una banda di poliziotti" Il mondo della moda però lo conosce bene, è sposata con Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana.
"E infatti capisco bene lo stress, ci vuole rigore e determinazione. Un po' come nello sport".
Il passato da sportiva come ha influenzato il suo mestiere?
"È stato fondamentale. Quando ho fatto nuoto agonistico mi hanno buttato in piscina, poi è diventata la mia passione, lo è ancora. Quando nuoti sei sola con te stessa. La pallavolo invece insegna a stare in gruppo, è come il teatro".
Con i suoi figli Leone e Zeno fa l'amica o è rigorosa?
"Un po' e un po'. Certi giorni sono la loro regina, altri la mamma rompiscatole. Da adolescente fai i conti con la voglia d'indipendenza e la fragilità, io ho avuto un exploit da timida riservata. Sono la terza sorella. Ho vissuto il periodo punk, mi ha aiutato a uscire dallo stereotipo in cui ti intrappolano in famiglia".
Ha iniziato da giovanissima, si è mai trovata in difficoltà?
"Ero pischella, durante un servizio fotografico capii che il tipo voleva provarci. Andai via. Sono anche stata fortunata, mai successo niente di grave. Il #MeToo è necessario perché va respinto l'abuso di potere, sempre e ovunque. Anche se le conseguenze sono pazzesche. In America non puoi prendere un taxi con un collega, è la misura della fine dell'umanità".
Da Salvatores a D'Alatri a Branagh, cos'ha imparato sul set?
"A conoscermi e a essere libera di lavorare sui personaggi. Ricordo una scena con Cate Blanchett quando giravo Heaven di Tom Tykwer. D'istinto penso che sarebbe stato giusto darle uno schiaffo. Ma mi fermo, aveva la pelle così chiara che temo di lasciarle il segno. Tykwer lo intuisce: "Vuoi darle uno schiaffo? Daglielo"".
Ha lavorato con Carlo Vanzina, come lo ricorda?
"Grazie a lui ho scoperto la commedia. Era curioso, sensibile, rispettoso: andava oltre gli attori, voleva conoscere la persona. L'ho sentito la settimana prima che se ne andasse: "Va tutto bene, stai tranquilla". Ho il rimpianto di non essere andata a trovarlo".