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Latella: "La mia valle dell'Eden più fedele del film di Kazan"

Il regista porta in teatro in capolavoro di Steinbeck
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La letteratura non è solo degli scrittori ma anche dei registi e degli attori, «veri artigiani delle parole, benché nel teatro di oggi si veda sempre meno». Parla Antonio Latella, direttore della Biennale Teatro di Venezia e regista con un’attenzione appassionata e militante al racconto letterario. Basta ricordare tra le sue regie Le benevole di Jonathan Littell alla Schauspielhaus di Vienna, il Pinocchio di due anni fa al Piccolo, i Moschettieri che apre la stagione del ResidenzTheater di Monaco. Latella ora affronta un capolavoro della letteratura americana che debutta il 6 novembre all’Arena del Sole di Bologna, prodotto da Ert — Emilia Romagna teatro: La valle dell’Eden, scritto da John Steinbeck nel ‘52, che nella storia degli Hamilton e dei Trask, dalla Guerra civile alla Prima guerra mondiale, nel paese di Nod, a est dell’Eden (East of Eden è il titolo originale) racconta di libero arbitrio, amore, identit&agr…
La letteratura non è solo degli scrittori ma anche dei registi e degli attori, «veri artigiani delle parole, benché nel teatro di oggi si veda sempre meno». Parla Antonio Latella, direttore della Biennale Teatro di Venezia e regista con un’attenzione appassionata e militante al racconto letterario. Basta ricordare tra le sue regie Le benevole di Jonathan Littell alla Schauspielhaus di Vienna, il Pinocchio di due anni fa al Piccolo, i Moschettieri che apre la stagione del ResidenzTheater di Monaco. Latella ora affronta un capolavoro della letteratura americana che debutta il 6 novembre all’Arena del Sole di Bologna, prodotto da Ert — Emilia Romagna teatro: La valle dell’Eden, scritto da John Steinbeck nel ‘52, che nella storia degli Hamilton e dei Trask, dalla Guerra civile alla Prima guerra mondiale, nel paese di Nod, a est dell’Eden (East of Eden è il titolo originale) racconta di libero arbitrio, amore, identità e, come disse lo scrittore nella dedica, di “dolore ed eccitazione, sentimenti buoni o cattivi, pensieri cattivi e buoni e l’indescrivibile gioia della creazione”.

Una trasposizione epica di temi mitici e biblici, popolare per il film di Elia Kazan del ‘55 che consacrò James Dean in tutta la sua rabbiosa bellezza. «Bellissimo, ma si rifà solo alle ultime 300 pagine delle 700 e passa del romanzo a cui noi ci siamo rifatti totalmente. Con Linda Dalisi ci siamo limitati a una riduzione» spiega Latella che dirige Michele Di Mauro, Christian La Rosa, Emiliano Masala, Candida Nieri, Massimiliano Speziani, Annibale Pavone, Elisabetta Valgoi.

James Dean in 'La valle dell'Eden' diretto nel 1952 da Elia Kazan 

Ma è vero che voleva fare, sempre di Steinbeck, “Furore”?
«Sì, e so che lo farà Massimo Popolizio a Roma. Gli eredi ci imponevano una riduzione americana già esistente ma che senso ha confrontarsi con la letteratura se non fai tu l’adattamento? La valle dell’Eden, poi, è un confronto potente con temi come la creazione, la fede, la libertà. C’è anche che la bellezza di questa storia quasi cechoviana è il primo tentativo di avvicinarmi a un realismo per me nuovo».

Vuol dire che in scena ci sono cavalli, fattorie e la valle di Salinas?
«No, la scena è vuota. Parlo di realismo nei dialoghi, nel lavoro degli attori per cui i personaggi sono una questione letteraria, non psicologica. Visivamente ho lavorato sul concetto di separazione perché tutto ha inizio dalla separazione di due fratelli, come accade con Caino e Abele dalla cui separazione abbiamo perduto tutto: eravamo l’Eden e ora siamo coloro che lo cercano, ci dice Steinbeck, che da qui attraversa tanti altri temi, la creazione e il fantastico, il potere degli uomini di dare un nome alle cose e la possibilità di scelta anche tra bene e male».

Sarà uno spettacolo lungo.
«Due parti, di due ore e mezzo la prima, tre la seconda, più l’intervallo. Andranno in scena a settimane alterne ma con due maratone filate. E consiglio la maratona perché permette di smettere il giudizio e partecipare a ciò che accade in scena, esserne complice e partecipe come succede con le serie tv».

A proposito di maratone: subito dopo ne farà un’altra, con “Amleto” di Shakespeare al Piccolo.
«Per me sono un viaggio unico. Anzi, sarebbe bello che i teatri potessero condividere l’intero percorso di confronto sulla parola così forte e radicale di questi due lavori».