Lello Bersani & co., un giornalismo pieno di magia
di ANTONIO DIPOLLINA
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Per chi c’era e coltiva un certo tipo di memoria segnato dalla Rai dell’esclusiva e dei tempi d’oro il doc Oltre la sala è come un Techetechetè adulto e consapevole, e commovente la sua parte. Il cinema era oltre, in una dimensione quasi incorporea e magica e nomi come Lello Bersani, Carlo Mazzarella, Beniamino Placido avevano un’esclusiva altrettanto potente, portarlo nel racconto che andava a milioni di italiani con il rispetto, la leggerezza ma anche l’attrazione che meritava.
Nomi formidabili che coltivavano la passione per l’oggetto da raccontare, le mille luci abbaglianti di quel mondo ma che fanno parte della collezione inestimabile di giornalisti targati Rai quando c’era solo Rai e il mestiere era una miscela fantastica di pionierismo, mezzi, popolarità a portata di mano e sacri codici da rispettare. Irripetibile, come tutto quello che c’era allora, certo. E che ha una chiusura: nel doc in maniera simbolica …
Per chi c’era e coltiva un certo tipo di memoria segnato dalla Rai dell’esclusiva e dei tempi d’oro il doc Oltre la sala è come un Techetechetè adulto e consapevole, e commovente la sua parte. Il cinema era oltre, in una dimensione quasi incorporea e magica e nomi come Lello Bersani, Carlo Mazzarella, Beniamino Placido avevano un’esclusiva altrettanto potente, portarlo nel racconto che andava a milioni di italiani con il rispetto, la leggerezza ma anche l’attrazione che meritava.
Nomi formidabili che coltivavano la passione per l’oggetto da raccontare, le mille luci abbaglianti di quel mondo ma che fanno parte della collezione inestimabile di giornalisti targati Rai quando c’era solo Rai e il mestiere era una miscela fantastica di pionierismo, mezzi, popolarità a portata di mano e sacri codici da rispettare. Irripetibile, come tutto quello che c’era allora, certo. E che ha una chiusura: nel doc in maniera simbolica finisce per esempio con Gian Luigi Rondi che commenta il Fellini di Ginger e Fred con toni sprezzanti verso le tv private che hanno demolito il gusto del pubblico...
Finisce appunto lì, la magia di raccontare festival e divi in bianco e nero o primi colori che arrivano tenui, Lietta&Natalia, Troisi che irrompe e disarticola ogni intervista seriosa. C’è un punto di passaggio, però, ed è esclamativo: si chiama Vincenzo Mollica, tiene assieme passato e presente, non è un traghettatore è il comandante di una nave partita da lontano e che in qualche modo, da quelle parti Rai, regge ancora grazie a lui. Magnifico infatti, Mollica, nel tenere la barra di quel tipo di racconto nel bailamme successivo, quando i red carpet diventano produzioni di meme, il racconto della magia che si fa subito dibattito o cicaleccio web, la crisi, le crisi e tutto quello in cui siamo immersi e magari riguardasse solo il cinema. Oltre la sala è un divertissement commovente, quasi sempre divertente, ricco di glamour d’epoca: e caricarlo di troppi significati e troppe nostalgie alla fine è controproducente assai. Meglio viverlo, e riviverlo.