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Com'era grande il cinema raccontato dalla tv

Il documentario 'Oltre la sala' in anteprima alla Festa di Roma. Mollica: “La Rai faceva cultura”
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«Totò? Lui fa l’attore, io sono una persona perbene» dice il principe Antonio De Curtis, che gioca a sdoppiarsi, con Lello Bersani. Il giornalista va in cucina. «Quello mi fa mangiare qui con il pappagallo» dice Totò, «le pare bello?». Ancora Bersani piomba a casa Loren-Ponti, nel 1962, quando l’attrice vince l’Oscar per La ciociara. «Sophia ha vinto, Sophia ha vinto, Sophia ha vinto, hanno scritto le telescriventi». La diva, in vestaglia, fuma una sigaretta. Il documentario Oltre la sala. Le parole del cinema nella televisione pubblica di Giovanna Ventura, in anteprima alla Festa del cinema di Roma lunedì — in onda su Rai Movie domenica 27 ottobre alle 11.50, e speriamo che venga replicato in orari serali — è un amarcord affettuoso e autorevole. È costruito col materiale di repertorio, gli interventi e le interviste dei grandi giornalisti che, dagli anni 60 a oggi, hanno r…
«Totò? Lui fa l’attore, io sono una persona perbene» dice il principe Antonio De Curtis, che gioca a sdoppiarsi, con Lello Bersani. Il giornalista va in cucina. «Quello mi fa mangiare qui con il pappagallo» dice Totò, «le pare bello?». Ancora Bersani piomba a casa Loren-Ponti, nel 1962, quando l’attrice vince l’Oscar per La ciociara. «Sophia ha vinto, Sophia ha vinto, Sophia ha vinto, hanno scritto le telescriventi». La diva, in vestaglia, fuma una sigaretta. Il documentario Oltre la sala. Le parole del cinema nella televisione pubblica di Giovanna Ventura, in anteprima alla Festa del cinema di Roma lunedì — in onda su Rai Movie domenica 27 ottobre alle 11.50, e speriamo che venga replicato in orari serali — è un amarcord affettuoso e autorevole. È costruito col materiale di repertorio, gli interventi e le interviste dei grandi giornalisti che, dagli anni 60 a oggi, hanno raccontato il cinema in tv. Critici della carta stampata e intellettuali come Lietta Tornabuoni, Natalia Aspesi, Tullio Kezich (che è stato anche produttore con Ermanno Olmi), Gian Luigi Rondi, Claudio G. Fava, Vieri Razzini, Beniamino Placido, Sergio Zavoli e Enzo Biagi, hanno spiegato a milioni di spettatori film, glamour e polemiche.


A fare da guida in questo “come eravamo” l’inviato del Tg1 Vincenzo Mollica. «Venni assunto nel 1980, a due giorni da Enrico Mentana» racconta «ci sembrava di stare a Disneyland. Eravamo affezionatissimi a Lello Bersani, è stato il primo cronista di spettacolo della radio e della televisione italiana. Mi ha insegnato tutto, lo seguivo ai festival. Un giorno mi convoca nella sua stanza: “Non conto niente ma mi piacerebbe che un giorno tu prendessi il mio posto”. Tirò fuori dalla tasca la sua agendina: “Copiati i numeri”. Copiai quelli dei vivi e dei morti, pensai: non si sa mai». Giornalismo epico e umano, con Bersani in smoking che intervista Morricone, insegue Zurlini, parla con Visconti. «Altrettanto importante per la Rai» spiega Mollica «è stato Carlo Mazzarella. Aveva raccontato l’America in modo magnifico. Lello e Carlo erano concorrenti ma partivano tutti e due con le mamme per il Festival di Cannes. Un giorno litigano. Tornano in hotel e trovano le madri che li aspettano per il pranzo, mentre loro si insultavano. Finì a risate».

Vincenzo Mollica con Roberto Benigni; nella foto in alto, Carlo Mazzarella intervista Ugo Tognazzi 

Sordi, Truffaut, Tognazzi, Rossellini, Gregoretti, Olmi, Mastroianni, Moretti, i fratelli Taviani. Benigni sulle spalle di Mollica per parlare del successo de Il mostro. Il servizio pubblico produceva i grandi autori. «Quello che ha fatto la Rai per il cinema è straordinario» dice Mollica «un lavoro di divulgazione. Paolo Valmarana ha avuto un ruolo fondamentale, la cultura entrava nelle case di tutti. Andavano in onda cicli di film d’autore e sarebbe bello rifarli, le nuove generazioni non conoscono i classici. Le opere dei maestri introdotte da un critico sono un’altra cosa. Un paese si specchia nel cinema, continua a emozionarci anche in tempi schizofrenici». Mastroianni spiega a Biagi il mestiere dell’attore: «Essere bambino ai giardinetti, io sono la guardia e tu il ladro. I francesi dicono “jouer”, giocare; noi recitare e non è esatto, perché vuol dire già fingere». Sordi racconta Fellini: «È l’uomo piu bugiardo del mondo però, aho’ c’ha una capoccia così».

La passione per il cinema è testimoniata da due grandi giornaliste, Lietta Tornabuoni della Stampa (scomparsa nel 2011) e la nostra Natalia Aspesi. «Straordinarie» dice Mollica «non si potevano pensare separate l’una dall’altra: immaginare Lietta lontana da Natalia o Natalia lontana da Lietta era impossibile. Avevano una grazia, un’ironia, un’eleganza che negli anni si è perduta completamente». Piovono fischi alla Mostra di Venezia 1990: il Leone d’oro va a Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard. «Ho parlato con alcuni giurati», dice Tornabuoni, «spiegano che il loro verdetto aiuterà la gente a non andare al cinema»; «È come se il premio l’avessimo dato noi» aggiunge Aspesi. Ironiche, con una certezza: «I vestiti più brutti si vedono all’apertura del festival di Cannes». «Adoravo Lietta» racconta Aspesi, «io ero superficiale, mi obbligava a controllare tutto. Quando non c’era il web significava guardare sui libri. Era un genio, coi film aveva un rapporto che andava oltre lo schermo».