I folli diari di Jan Fabre
Anna Bandettini , di ANNA BANDETTINILo spettacolo teatrale "The Night Writer" del regista belga con protagonista Lino Musella
Le autobiografie, in genere, o sono false o autocelebrative. Poi però c’è The night writer - Giornale notturno, una autentica vertigine di emozioni dentro la vita di un artista sempre sul “filo del rasoio”, già a vent’anni destinato a segnare la storia del teatro dagli anni Ottanta e a diventare una star dell’arte internazionale.
Parliamo dell’autoracconto di Jan Fabre, poeta, scrittore, performer, scultore artista visivo belga. Pagine di un diario personale (due volumi pubblicati da Cronopio) a partire dal 1978, quando ventenne inizia le prime radicali performance ad Anversa, la sua città, con l’aggiunta di brani da altri scritti, raccolti in uno degli spettacoli più belli della stagione, un vero cult (e a produrlo è Marche Teatro che si conferma uno dei migliori centri teatrali italiani), il cui tour si allunga di mese in mese per le tante richieste, ora a La Spezia, il 15 novembre , e poi da gennai…
Parliamo dell’autoracconto di Jan Fabre, poeta, scrittore, performer, scultore artista visivo belga. Pagine di un diario personale (due volumi pubblicati da Cronopio) a partire dal 1978, quando ventenne inizia le prime radicali performance ad Anversa, la sua città, con l’aggiunta di brani da altri scritti, raccolti in uno degli spettacoli più belli della stagione, un vero cult (e a produrlo è Marche Teatro che si conferma uno dei migliori centri teatrali italiani), il cui tour si allunga di mese in mese per le tante richieste, ora a La Spezia, il 15 novembre , e poi da gennai…
Le autobiografie, in genere, o sono false o autocelebrative. Poi però c’è The night writer - Giornale notturno, una autentica vertigine di emozioni dentro la vita di un artista sempre sul “filo del rasoio”, già a vent’anni destinato a segnare la storia del teatro dagli anni Ottanta e a diventare una star dell’arte internazionale.
Parliamo dell’autoracconto di Jan Fabre, poeta, scrittore, performer, scultore artista visivo belga. Pagine di un diario personale (due volumi pubblicati da Cronopio) a partire dal 1978, quando ventenne inizia le prime radicali performance ad Anversa, la sua città, con l’aggiunta di brani da altri scritti, raccolti in uno degli spettacoli più belli della stagione, un vero cult (e a produrlo è Marche Teatro che si conferma uno dei migliori centri teatrali italiani), il cui tour si allunga di mese in mese per le tante richieste, ora a La Spezia, il 15 novembre , e poi da gennaio Venezia, Padova... fino a Palermo, con la regia di Fabre stesso e, per l’edizione italiana, un interprete meraviglioso come Lino Musella, che anche cinema e televisione dovrebbero valorizzare molto di più.
In uno spazio dove risaltano pochi oggetti, un tavolo trasparente, il pavimento coperto da un tappeto di sabbiolina bianca, vasi e un grande schermo, Musella/Fabre legge, rammenta, scrive, rivive e fuma come un matto in una ricognizione non ordinata cronologicamente di una vita invasa dall’energia, dal talento, dalla follia di un artista “che brucia sempre” , tra la fuga a New York desideroso di esperienze anche a costo di pagarne il prezzo e la droga, la famiglia non proprio ortodossa, il dolore per la perdita del fratello e la ribellione, l’orgoglio di sentirsi parte della tradizione figurativa fiamminga (al museo di Bruxelles la sala Fabre viene subito dopo quella di Rubens) e il senso di morte.
Un flusso di pensieri, sull’arte, sul teatro, sulla poesia, bello perchè sempre in connessione con la vita anche nelle forme più ironiche o strazianti (quando canticchia My way con un piccolo carillon) e mai banalizzato in una esibizione di sé o in uno sfogo. È, semmai, un “racconto per scomparire” (parole di Fabre) che diventa grande teatro grazie a un Lino Musella magistrale: ambiguo, ironico, triste, bello e potente nella mimesi con l’artista, i suoi pensieri, gesti, voce e corpo. Il quale corpo c’entra perché Romaeuropa, che ha presentato lo spettacolo, ha organizzato a Palazzo Merulana la mostra The Rhythm of the Brain a cura di Achille Bonito Oliva e Melania Rossi, con sculture di Fabre inedite tutte da vedere: autoritratti in bronzo dove l’artista porta sulla testa il proprio cervello, “la parte più sexy del corpo”, dice . Pensiamoci.
Parliamo dell’autoracconto di Jan Fabre, poeta, scrittore, performer, scultore artista visivo belga. Pagine di un diario personale (due volumi pubblicati da Cronopio) a partire dal 1978, quando ventenne inizia le prime radicali performance ad Anversa, la sua città, con l’aggiunta di brani da altri scritti, raccolti in uno degli spettacoli più belli della stagione, un vero cult (e a produrlo è Marche Teatro che si conferma uno dei migliori centri teatrali italiani), il cui tour si allunga di mese in mese per le tante richieste, ora a La Spezia, il 15 novembre , e poi da gennaio Venezia, Padova... fino a Palermo, con la regia di Fabre stesso e, per l’edizione italiana, un interprete meraviglioso come Lino Musella, che anche cinema e televisione dovrebbero valorizzare molto di più.
In uno spazio dove risaltano pochi oggetti, un tavolo trasparente, il pavimento coperto da un tappeto di sabbiolina bianca, vasi e un grande schermo, Musella/Fabre legge, rammenta, scrive, rivive e fuma come un matto in una ricognizione non ordinata cronologicamente di una vita invasa dall’energia, dal talento, dalla follia di un artista “che brucia sempre” , tra la fuga a New York desideroso di esperienze anche a costo di pagarne il prezzo e la droga, la famiglia non proprio ortodossa, il dolore per la perdita del fratello e la ribellione, l’orgoglio di sentirsi parte della tradizione figurativa fiamminga (al museo di Bruxelles la sala Fabre viene subito dopo quella di Rubens) e il senso di morte.
Un flusso di pensieri, sull’arte, sul teatro, sulla poesia, bello perchè sempre in connessione con la vita anche nelle forme più ironiche o strazianti (quando canticchia My way con un piccolo carillon) e mai banalizzato in una esibizione di sé o in uno sfogo. È, semmai, un “racconto per scomparire” (parole di Fabre) che diventa grande teatro grazie a un Lino Musella magistrale: ambiguo, ironico, triste, bello e potente nella mimesi con l’artista, i suoi pensieri, gesti, voce e corpo. Il quale corpo c’entra perché Romaeuropa, che ha presentato lo spettacolo, ha organizzato a Palazzo Merulana la mostra The Rhythm of the Brain a cura di Achille Bonito Oliva e Melania Rossi, con sculture di Fabre inedite tutte da vedere: autoritratti in bronzo dove l’artista porta sulla testa il proprio cervello, “la parte più sexy del corpo”, dice . Pensiamoci.