✕

Charlize Theron: “Ora a Hollywood decido io”

L'attrice è protagonista (e produttrice), con Nicole Kidman e Margot Robbie, del film Bombshell sulla vicenda di Roger Ailes, il tycoon di Fox News costretto alle dimissioni dopo l'accusa di molestie sessuali
3 minuti di lettura
LOS ANGELES - Ascesa e declino di un tycoon nell’era del #MeToo. Se in tv ci ha pensato Russell Crowe, con la miniserie The Loudest Voice, a ridar vita a Roger Ailes, il fondatore e presidente e ceo di Fox Nows dimessosi in seguito alle accuse di molestie sessuali e morto nel 2017, adesso il cinema dà voce all’altra metà della storia, le donne — assistenti e collaboratrici — vittime del suo prepotere. Si intitola Bombshell (in sala il 19 dicembre negli Usa, in Italia nel 2020), la regia è di Jay Roach, protagoniste Charlize Theron (anche produttrice), Nicole Kidman e Margot Robbie. Ailes è interpretato da John Lithgow.

Theron, Kidman e Robbie in 'Bombshell' 


Theron, 44 anni, reduce da film d’azione come Atomic Blonde e The Fate of the Furious, ovvero l'ottavo capitolo della saga Fast and Furious, madre single di due figli adotti…
LOS ANGELES - Ascesa e declino di un tycoon nell’era del #MeToo. Se in tv ci ha pensato Russell Crowe, con la miniserie The Loudest Voice, a ridar vita a Roger Ailes, il fondatore e presidente e ceo di Fox Nows dimessosi in seguito alle accuse di molestie sessuali e morto nel 2017, adesso il cinema dà voce all’altra metà della storia, le donne — assistenti e collaboratrici — vittime del suo prepotere. Si intitola Bombshell (in sala il 19 dicembre negli Usa, in Italia nel 2020), la regia è di Jay Roach, protagoniste Charlize Theron (anche produttrice), Nicole Kidman e Margot Robbie. Ailes è interpretato da John Lithgow.

Theron, Kidman e Robbie in 'Bombshell' 


Theron, 44 anni, reduce da film d’azione come Atomic Blonde e The Fate of the Furious, ovvero l'ottavo capitolo della saga Fast and Furious, madre single di due figli adottivi di 7 e 4 anni, attivista per i diritti delle donne, per la difesa degli animali, per la salute del pianeta (ha fondato la Charlize Theron Africa Outreach Project per la lotta contro l’Aids e contro la violenza sessuale tra i giovani in Africa), interpreta Megyn Kelly, celebre anchorwoman di Fox News insultata da Donald Trump nel suo primo anno di presidenza, prima reporter della reazionaria Fox News che ebbe il coraggio di ribellarsi al clima creato da Ailes e dalla destra repubblicana, e passata poi al network ABC.

Si è mai trovata, a Hollywood, in una situazione come quella raccontata dal film?
«Certo. Ed è stato un bene cominciare a parlare di molestie sessuali, delle eccessive insistenze, sul posto di lavoro, degli uomini con ruoli di potere. Abbiamo fatto progressi. Nel 2005 avevo partecipato al film North Country su una vicenda legale del 1989, un caso di molestie e abusi da parte del datore di lavoro sulle impiegate. Quel film ha sollecitato una discussione che all’epoca molte donne non erano ancora pronte ad affrontare. Oggi quelle stesse donne si sentono parte di qualcosa, attive, grazie a movimenti come MeToo o Time’s Up».

Quando nasce l’idea di "Bombshell"?
«Abbiamo iniziato a lavorare al progetto prima della nascita dei movimenti, prima della vicenda Weinstein, di Charlie Rose, di Matt Lauer. Trovare questo copione è stato un segno del destino. Siamo riusciti a fare il film subito».

Charlize Theron nel film 


Crede che film come questo possano contribuire a ricalibrare i comportamenti di alcuni uomini?
«Ne sono convinta. Questo è un momento storico di grande consapevolezza, la storia del film è potente per me nella stessa misura in cui lo è stata per le vere protagoniste. Proprio loro, in quell’ambiente cosi’ reazionario, di destra e maschilista, sono state il catalizzatore che ci ha permesso di essere dove siamo oggi, nel mondo dei media e dell’intrattenimento. Noi donne abbiamo lo stesso potere degli uomini, e guai a chi ci tocca sul posto di lavoro. Non importa dove lavorano, le donne devono in ogni caso sentirsi sicure».

Lei è anche produttrice, ha investito su questo film in molti sensi.
«Devo ringraziare la gente che conosco e di cui mi fido, persone brave e creative che nel corso degli anni hanno creato una rete insieme a me. Per questo ho potuto chiedere finanziamenti alle persone giuste, e collaborazione agli attori giusti, i colleghi che amo. Ho alzato il telefono e ho chiamato Nicole e Margot, e quel genio di John Lithgow per affibbiargli il ruolo, odioso, di quel porco fascista di Ailes.Tutti mi hanno detto subito di sì».

Anche questo è potere.
«È il potere che ho conquistato in venticinque anni di Hollywood, un lungo viaggio per arrivare fin qui».

Perché ha deciso di interpretare proprio Megyn Kelly?
«A dire il vero non riuscivo a decidere, era difficile entrare nella sua testa ma sentivo che c’era qualcosa di molto speciale in questa storia. Così ho chiamato Jay, mio vecchio amico, e gli ho detto: puoi leggere questo copione e dirmi se ti sembra una follia? Quattro ore dopo mi ha chiamata e mi ha tenuta ore al telefono a parlare dell’importanza di questa storia. E ho capito che era la persona giusta per dirigere il film».

Secondo lei è più difficile raggiungere l’eguaglianza sul piano culturale o su quello economico?
«Sul piano culturale ci vorrà più tempo ma non è impossibile. Quanto al piano economico, le faccio un esempio. Ci sono paesi come il Rwanda in cui il genocidio ha eliminato ottocentomila uomini. Le donne hanno preso il loro posto, i loro ruoli. Oggi quel paese ha un’economia florida. Bisogna uscire dalla logica che non puoi lavorare e avere una famiglia. In Finlandia una legge consente agli uomini di prendersi gli stessi mesi di maternità delle donne, in modo da mantenere la parità sul lavoro. Ci sono riusciti nel giro di due anni».

Lei è una mamma single. Ma è anche una single convinta?
«Confesso che sto bene da sola con i miei figli, senza troppi affanni sentimentali. Ma... (ride) resto aperta a ogni suggerimento».