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Zucchero amaro: “Non è tempo di classici, lo streaming brucia tutto in fretta”

Esce il suo nuovo album "D.O.C."
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"Undici canzoni per reagire a questi tempi di apparenze e fake news" dice Zucchero che oggi pubblica D.O.C., il suo nuovo album a "denominazione di origine controllata". Un disco dalla vocazione internazionale a cominciare dai suoni e dalle collaborazioni, con il cantautore inglese Rag'n'Bone Man e il produttore Don Was, eppure ricco di melodie tipicamente italiane come in Tempo al tempo che rinnova la collaborazione con Francesco De Gregori.

Perché il titolo "D.O.C."?
"Perché l'album rispecchia il mio stato d'animo attuale, parlo di genuinità e di autenticità in questi tempi dominati dai social e privi di verità. C'è un ritorno all'impegno civile che rispecchia il modo in cui cerco di vivere nella mia vita privata: oggi siamo meno liberi e lo dimostrano i tanti conflitti che attraversano il mondo, la richiesta di giustizia dei ragazzi di Honk Kong, la protesta per i cambiamenti clima…
"Undici canzoni per reagire a questi tempi di apparenze e fake news" dice Zucchero che oggi pubblica D.O.C., il suo nuovo album a "denominazione di origine controllata". Un disco dalla vocazione internazionale a cominciare dai suoni e dalle collaborazioni, con il cantautore inglese Rag'n'Bone Man e il produttore Don Was, eppure ricco di melodie tipicamente italiane come in Tempo al tempo che rinnova la collaborazione con Francesco De Gregori.

Perché il titolo "D.O.C."?
"Perché l'album rispecchia il mio stato d'animo attuale, parlo di genuinità e di autenticità in questi tempi dominati dai social e privi di verità. C'è un ritorno all'impegno civile che rispecchia il modo in cui cerco di vivere nella mia vita privata: oggi siamo meno liberi e lo dimostrano i tanti conflitti che attraversano il mondo, la richiesta di giustizia dei ragazzi di Honk Kong, la protesta per i cambiamenti climatici e meno male che c'è Greta e che i ragazzi la seguono. D.O.C. riassume il desiderio di tornare ai valori che si stanno perdendo. Il titolo è stato laborioso, avevo pensato a Suspicious mind o a Luna nuova su Crossroads ma suonava troppo blues, e poi il leggendario crocicchio di Robert Johnson non c'è più".

In "Spirito nel buio" lei nomina il fiume Giordano, è forse alla ricerca di religiosità?
"Non proprio e comunque non nel senso della religione cattolica. Ma è vero che rileggendo i testi ho scoperto che parlo spesso della ricerca di una luce, di una via di uscita. Credo ci sia un inizio di redenzione, come a dire che, vista l'età, uno si prepara, just in case. Prima parlavo di Crossroads, di luoghi carichi di significati di cui si è persa memoria e rispetto: qualche anno fa sono stato in Terrasanta sul monte Calvario, ho percorso la Via Dolorosa, luoghi di grande spiritualità che oggi sono fagocitati dalla speculazione e dal turismo".

"Tempo al tempo" con De Gregori può diventare un altro classico come "Diamante" ?
"Con Francesco ci rispettiamo molto. Questa estate è venuto a trovarmi e gli ho fatto sentire il brano più adatto alle sue corde: in una giornata abbiamo buttato giù il testo. È stato facile, ormai ci conosciamo bene. Mi auguro che possa diventare un classico ma non sono più i tempi di aOro, incenso e birra. Oggi lo streaming brucia tutto in fretta".

"Canzone che se ne va" scritta con Pasquale Panella ha una melodia classica, avrebbe potuto vincere il Festival di Sanremo.
"Le caratteristiche e gli ingredienti ci sono, a un certo punto arriva questa tempesta di violini, il coro gospel: è un po' epica. Avrebbe potuto davvero vincerlo, ora che ci penso forse la propongo per la gara (ride, ndr)".

Vedrà il festival?
"Lo guardo tutti gli anni, accade come quando ci sono i mondiali di calcio: ci si riunisce mentre si mangia qualcosa. È un modo per ritrovarsi con la famiglia e con gli amici".

"D.O.C." è molto vario, ci sono anche suoni sintetici e dance.
"Sembra dance elettronica ma Spirito nel buio io l'ho pensato come un gospel moderno. In Sarebbe questo il mondo ci sono influenze progressive. Nel disco c'è il soul, il pop che non è una brutta parola perché c'è il pop cattivo ma c'è anche il pop buono. Stavolta sono partito dal suono: ho voluto mantenere la parte organica con musicisti veri, poi ho chiamato produttori-musicisti che avessero padronanza dell'elettronica. C'è il produttore americano di Rihanna e di Beyoncé. A Don Was è toccato il compito di mantenere calda l'atmosfera".

Tra gli autori compare anche Rag'n'Bone Man.
"La sua Human ha dentro un soul moderno che mi è piaciuto molto, avrei voluto scriverla e cantarla io".