✕

Dori Ghezzi: "Ognuno di noi si porta dentro il suo Fabrizio"

Su Rai 1 l’omaggio a De André in “Una storia da cantare”
3 minuti di lettura
Dori Ghezzi parla di Fabrizio De André con amore infinito, la consapevolezza di chi ha condiviso la vita con un uomo e un artista unico "ma che appartiene a tutti: ognuno ha il suo Fabrizio". L'artista sarà celebrato nella prima delle tre serate di Una storia da cantare, su Rai 1 dal 16 novembre, condotto da Enrico Ruggeri e Bianca Guaccero. Il programma, con la regia di Duccio Forzano, racconterà De André, Lucio Dalla e Lucio Battisti. Dal Porto Antico, Mauro Pagani farà conoscere la Genova di De André, scomparso l'11 gennaio 1999. Tra gli ospiti, oltre a Dori Ghezzi, Massimo Ranieri, PFM, Morgan, Loredana Bertè, Lino Guanciale, The André, Elena Sofia Ricci, Anastasio, Ornella Vanoni e Willie Peyote.

Dori, sono vent'anni senza De André. Cosa rappresenta per i più giovani?
"Noi abbiamo vissuto Fabrizio passo dopo passo, aspettando l'album che doveva uscire, ci rendiamo conto che &egra…
Dori Ghezzi parla di Fabrizio De André con amore infinito, la consapevolezza di chi ha condiviso la vita con un uomo e un artista unico "ma che appartiene a tutti: ognuno ha il suo Fabrizio". L'artista sarà celebrato nella prima delle tre serate di Una storia da cantare, su Rai 1 dal 16 novembre, condotto da Enrico Ruggeri e Bianca Guaccero. Il programma, con la regia di Duccio Forzano, racconterà De André, Lucio Dalla e Lucio Battisti. Dal Porto Antico, Mauro Pagani farà conoscere la Genova di De André, scomparso l'11 gennaio 1999. Tra gli ospiti, oltre a Dori Ghezzi, Massimo Ranieri, PFM, Morgan, Loredana Bertè, Lino Guanciale, The André, Elena Sofia Ricci, Anastasio, Ornella Vanoni e Willie Peyote.

Dori, sono vent'anni senza De André. Cosa rappresenta per i più giovani?
"Noi abbiamo vissuto Fabrizio passo dopo passo, aspettando l'album che doveva uscire, ci rendiamo conto che è ancora attuale. Per i giovani è un mondo da scoprire, che forse non gli appartiene del tutto. Ma capiscono che devono fare tesoro di questo passato. Fabrizio era avanti, aveva capito l'Italia. In genere ti dicono: "L'ho scoperto grazie ai miei che lo ascoltavano", oppure "L'ho sentito a scuola, grazie al mio insegnante". Invece madri giovani mi hanno detto: "Purtroppo è da poco che lo ascolto, me l'ha fatto conoscere mio figlio". Si stanno rovesciando i ruoli".

L'amore nasce nel 1974, vi siete sposati nel 1989. De André aveva una personalità forte, lei è rimasta sé stessa?
2Non avrei potuto fingere di essere un'altra. Ricordo cosa disse il padre di Fabrizio. Viene a Milano e ci invita a pranzo, era curioso di capire dove andasse a parare il figlio. Chiacchieriamo, mi versa da bere e bevo, mi riempie ancora il bicchiere. Non faccio la perfettina, non cerco di fare buona impressione. Sono io. Dopo un po' dice a Fabrizio: "Mi piace Dori, non scriverebbe mai lettere anonime"".

Eravate una coppia unita ma indipendente, è questa l'alchimia?
"Nessuno ha mai voluto manipolare l'altro. Eravamo soddisfatti di quello che facevamo, è stato un rapporto equilibrato. C'era la nostra vita insieme, poi la sua e la mia. Fabrizio diceva: "Dori può avere i suoi cassettini dove nascondere le cose e se dovessi scoprire di non trovarmi, va bene". Poi non c'era niente da nascondere, ma la sensazione di dover sempre scoprire qualcosa è bella. La curiosità va tenuta viva. Se sai tutto dell'altro non funziona".


Pensa di averlo conosciuto fino in fondo?
"Penso di averlo capito più degli altri. Poi ognuno ha il suo De André".

Quando scriveva le canzoni?
"Lavorava di notte, dove capitava: in cucina, a letto, sul divano. Trovava nel silenzio la concentrazione, restava sveglio fino alle 4 o alle 5 di mattina. Ci metteva anni per partorire un disco, doveva entusiasmarsi per primo, non è mai stato ripetitivo. Ha rischiato molto con Crêuza de mä, i discografici pensavano che non avrebbe venduto una copia. Ma Fabrizio ha sempre creduto nell'intelligenza della gente e ha avuto ragione".

Veniva da una famiglia altoborghese, ma parlava agli ultimi.
"Riusciva a entrare nelle vite degli altri. Grazie a questa necessità di avvicinarsi alla gente ha vinto la paura del pubblico. Era timido e intimidiva, quando le persone lo incontravano pensavano di trovarsi davanti a un mostro sacro. Invece era umile, voleva ascoltare gli altri, senza condizionare".

Ci sono ancora i fan gelosi di De André?
"Prima era di nicchia, aveva un pubblico integralista. Ma De André è diventato di tutti, un patrimonio da conservare. Ce ne accorgiamo con la fondazione".

I ricordi più belli della sua storia d'amore?
"Le prime notti in Sardegna. Noi due come pionieri, senza luce, senza telefono. Isolatissimi, a lume di candela. Felici e incoscienti. Non avevamo paura, ci bastavamo e siamo stati felici così, per giorni e giorni".

E' rimasta legata alla Sardegna anche dopo il rapimento?
"Ho ancora tanti amici, purtroppo riesco ad andarci pochi giorni, quest'anno solo dieci. C'è sempre l'azienda agricola, è un punto fermo nella mia vita".

Cosa vorrebbe che arrivasse di Fabrizio attraverso il programma?
"Non posso dire la sua voce, perché verrà interpretato da altri. Vorrei non ascoltare la replica di Fabrizio ma che ognuno tirasse fuori, secondo la propria personalità, il suo mondo musicale".

C'è anche De André versione trap: le piace?
"Io non dico "giù le mani", sono sempre con i giovani e riconosco la loro fatica, dopo la rivoluzione culturale cominciata negli anni 60 e 70 si devono arrampicare sugli specchi. Sperimentano. Non puoi controllare la musica, viaggia, è nell'aria".

Lei canterà?
"Non lo so, dipenderà da come mi sento. Ogni giorno mi alzo e ho una voce diversa, o sono afona. Un disastro. Il 16 novembre chissà come starò. Poi la tensione gioca brutti scherzi".