Il regista presenta l'opera che il 7 dicembre inaugura la stagione del Teatro alla Scala
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Nel suo vivace modo di lavorare, di tenere tutto sotto controllo, di dirigere uno spettacolo e di raccontarlo, Davide Livermore risulta subito convincente. "Puccini ti inchioda al suo storyboard cinematografico che è la partitura musicale", spiega con foga, "nelle note c'è scritto tutto, azioni, emozioni, perfino quanti passi fare. Se cambi o sposti la storia a oggi non hai capito niente. Sa cosa dico? Il più grande regista di Tosca si chiama Giacomo Puccini".
Sarà vero, ma intanto il regista della Tosca che inaugurerà la prossima stagione della Scala di Milano è Livermore: sul podio Riccardo Chailly con l'edizione critica dell'opera, la star Anna Netrebko nel ruolo del titolo, un cast superlativo con Francesco Meli (Mario Cavaradossi) e Luca Salsi (Barone Scarpia) e, curiosità, primo 7 dicembre con due sovrintendenti: quello che va, Alexander Pereira, quello che viene, Dominique Meyer. Per Livermore, in…
Nel suo vivace modo di lavorare, di tenere tutto sotto controllo, di dirigere uno spettacolo e di raccontarlo, Davide Livermore risulta subito convincente. "Puccini ti inchioda al suo storyboard cinematografico che è la partitura musicale", spiega con foga, "nelle note c'è scritto tutto, azioni, emozioni, perfino quanti passi fare. Se cambi o sposti la storia a oggi non hai capito niente. Sa cosa dico? Il più grande regista di Tosca si chiama Giacomo Puccini".
Sarà vero, ma intanto il regista della Tosca che inaugurerà la prossima stagione della Scala di Milano è Livermore: sul podio Riccardo Chailly con l'edizione critica dell'opera, la star Anna Netrebko nel ruolo del titolo, un cast superlativo con Francesco Meli (Mario Cavaradossi) e Luca Salsi (Barone Scarpia) e, curiosità, primo 7 dicembre con due sovrintendenti: quello che va, Alexander Pereira, quello che viene, Dominique Meyer. Per Livermore, invece, è il secondo consecutivo, dopo l'Attila dello scorso anno. Cinquantatreenne, torinese, barba più satanica che profetica, ben contento di aver raggiunto in breve fama, popolarità (al Teatro Greco di Siracusa a giugno con Elena ha fatto il record di presenze) e l'incarico fresco alla direzione del Teatro Nazionale di Genova, Livermore mostra orgoglioso la scena, una riproduzione in scala 1 a 1 della basilica romana di Sant'Andrea della Valle, la cui bellezza barocca ci porta subito nella storia d'amore tra la cantante Floria Tosca e il pittore Cavaradossi, che si interseca drammaticamente con la repressione antibonapartista dello Stato Pontificio e ad arie diventate popolari da Vissi d'arte (Tosca) a E lucevan le stelle (Cavaradossi). "Popolari lei dice? Sa che se vado in giro a chiedere di Tosca, la maggior parte della gente pensa a una cantante pop? Per questo, e anche perché è il 7 dicembre, grande celebrazione della cultura italiana in mondovisione, dobbiamo restare ancorati a Puccini che era un geniale entertainer. Non stravolgerlo".
Dunque una Tosca secondo la convenzione?
"Per niente. C'è un valore più alto dell'ego espanso che ci crea la tv, i social ecc... e qui l'ego del regista deve stare tranquillo. Tosca è una storia del 14 giugno 1800, a Roma: non puoi cambiare. Certo, l'estetica dei costumi sarà senza tempo, ma Sant'Andrea della Valle del primo atto è lì. E sarà una immersione totale, come una telecamera solo che a muoversi è la chiesa, non lo spettatore. Fino a che non arriva Scarpia, l'orrendo potere temporale della Chiesa. A quel punto tutto si scompone e succede come nella vita".
Cioè?
"In questo Puccini è degno di Hitchcock. Succede che nelle indagini della polizia, estrapolate dal contesto, le nostre azioni assumono un'altra luce. Spero solo che la mia regia tolga tutti i dubbi sulla lealtà di Cavaradossi. Oggi chi morirebbe per un ideale? Si baciano i crocefissi, ma del Vangelo che ne sanno?".
E Tosca?
"L'errore più grande di Tosca è quello di noi artisti: non capire dove comincia la vita e dove finisce la finzione ed è lì che la vita presenta il conto. Per Tosca, è l'urlo di Cavaradossi torturato".
La scena della violenza di Scarpia su di lei: ci riporta alle tante violenze sulle donne di oggi.
"Non si tratta solo di violenza di genere: è prevaricazione tout court. Scarpia con i suoi atteggiamenti fascisti cerca il sopravvento su tutti, uomini e donne. In scena quel sopruso sessuale avrà verità, ma attraverso Puccini e i cantanti bravissimi, ed è meglio che al cinema. Il terzo atto sarà il più onirico, con un Castel Sant'Angelo da cui si vedranno le albe romane, strazianti ancora oggi. Ma straziante è il tema che l'opera ci consegna, l'ingiustizia di un mondo che non riconosce gli ideali, gli stessi delle lotte risorgimentali e dei partigiani che hanno combattuto per la libertà di tutti. E sarà lì che ogni spettatore torna al proprio presente".
Veniamo al suo, di presente: neo direttore del Teatro di Genova.
"Farò una regia di prosa l'anno, sperando di far diventare star attori e attrici. Soprattutto voglio fare da pungolo alla politica perché i soldi che Tremonti ha tagliato alla Cultura non sono mai stati rimessi, né dai governi di destra né da quelli di sinistra".