Il 22 novembre, dopo due anni di lavoro, esce il disco dei due protagonisti della musica italiana. Un progetto nato lontano nel tempo, che riporta alla ribalta due artisti che hanno scelto di starne lontani. La recensione
Aggiornato 1 minuti di lettura
L’inizio del disco è incantevole. Un bigliettino prezioso che sembra l’invito a un party di sole anime elette della canzone. L’infinito di stelle s’intitola, ed è tutto un programma, un annuncio di letizia e garbo, senza sconti, senza necessità, senza urgenza di dimostrare alcunché. Mina Fossati potrebbe finire già qui ma è solo l’incipit di un pas de deux lungo undici brani. La trama è presto detta: un dialogo tra due entità quasi metafisiche della nostra musica: intellettuale raffinato uno, ma con brandelli stracciati di anime rock, e infinita l’altra, irraggiungibile eppure così intima a ognuno di noi.
Fossati doveva essere stracarico di voglia, dopo essersi abbandonato per anni a ozio e distanza dall’attività diretta, ha risposto con una valanga di idee al gioco virtuoso di Mina che sceglie, chiama e fabbrica occasioni. C’è di tanto in tanto una fisarmonica…
L’inizio del disco è incantevole. Un bigliettino prezioso che sembra l’invito a un party di sole anime elette della canzone. L’infinito di stelle s’intitola, ed è tutto un programma, un annuncio di letizia e garbo, senza sconti, senza necessità, senza urgenza di dimostrare alcunché. Mina Fossati potrebbe finire già qui ma è solo l’incipit di un pas de deux lungo undici brani. La trama è presto detta: un dialogo tra due entità quasi metafisiche della nostra musica: intellettuale raffinato uno, ma con brandelli stracciati di anime rock, e infinita l’altra, irraggiungibile eppure così intima a ognuno di noi.
Fossati doveva essere stracarico di voglia, dopo essersi abbandonato per anni a ozio e distanza dall’attività diretta, ha risposto con una valanga di idee al gioco virtuoso di Mina che sceglie, chiama e fabbrica occasioni. C’è di tanto in tanto una fisarmonica che ambienta il viaggio in una specie di balera situata nell’Olimpo, ma di base Fossati ha certamente scritto pensando di poter infine duettare con la voce di Mina e con le sue illimitate possibilità, ovvero scherzare con frivolezza in Farfalle, che è una specie di Aguas de março 2.0, e include una gustosa frecciata ai giornalisti (“non rompete le…”, fa rima con farfalle), o volteggiare nel tango avvolgente di Come volano le nuvole, titolo pieno di reminiscenze in bilico tra Pasolini e De André.
La guerra fredda è un dialogo vero e proprio, sembrano un uomo e una donna che si parlano, in un microcosmo di coppia che per metafora può alludere all’enormità della guerra fredda con graffi di testo tipo “quando la noia era instancabile” che sanno del miglior Fossati. In Luna calante Fossati scompare, c’è solo Mina e diventa quasi melodramma, prima che il suo compagno di avventura ritorni con un semplice e definitivo “mmmmmm”.
Insomma i due giocano, si divertono come matti, anche quando fanno maledettamente sul serio, immersi in musica suonata, quasi sempre acustica e qualche sprazzo di elettricità, tutto molto elegante e morbido, soul, funk o tango che sia. In fin dei conti il singolo uscito in anticipo, Tex Mex, in forte odore di Santana, è la cosa meno interessante. Nel resto del disco ci sono intese segrete, corrispondenze di amorosi sensi musicali, che culminano nel massimo della malizia con il finale di Niente di meglio di noi due. Alla fine, sembrano dire: c’è qualcosa di meglio di due tipi come noi che si mettono a cantare in un disco?