Lorenzo sulla Luna, un disco a sorpresa nato in sette giorni
Gino Castaldo , di GINO CASTALDOIl nuovo lavoro di Jovanotti: cover da Buscaglione a Togni
Lorenzo se n’è andato sulla Luna, come prima di lui Astolfo in cerca del senno perduto di Orlando, come George Meliès, come gli astronauti dell’Apollo, come i Pink Floyd e altri milioni di musicisti e cantanti. Ma il suo modo è lieve, lontano da metafore, un semplice e delizioso disco di cover. Lorenzo sulla Luna è il frutto di una fitta immersione di una sola settimana nella caverna californiana di Rick Rubin dalla quale, come in un gioco di prestigio, è uscito fuori un disco che non sembra nemmeno un disco, casomai un oggetto inatteso e spiazzante, un gioco, un limerick allitterante intorno all’ancestrale fascino del nostro satellite.
La scelta dei pezzi fa già sorridere di piacere, si va dal Modugno di Notte di luna calante al Gianni Togni che la luna la vedeva dall’oblò, dalla Ornella Vanoni che eoni fa esaltava in italiano il genio di Vinicius De Moraes alla Notte in Italia di Ivano Fossati, da Lucio Dalla …
La scelta dei pezzi fa già sorridere di piacere, si va dal Modugno di Notte di luna calante al Gianni Togni che la luna la vedeva dall’oblò, dalla Ornella Vanoni che eoni fa esaltava in italiano il genio di Vinicius De Moraes alla Notte in Italia di Ivano Fossati, da Lucio Dalla …
Lorenzo se n’è andato sulla Luna, come prima di lui Astolfo in cerca del senno perduto di Orlando, come George Meliès, come gli astronauti dell’Apollo, come i Pink Floyd e altri milioni di musicisti e cantanti. Ma il suo modo è lieve, lontano da metafore, un semplice e delizioso disco di cover. Lorenzo sulla Luna è il frutto di una fitta immersione di una sola settimana nella caverna californiana di Rick Rubin dalla quale, come in un gioco di prestigio, è uscito fuori un disco che non sembra nemmeno un disco, casomai un oggetto inatteso e spiazzante, un gioco, un limerick allitterante intorno all’ancestrale fascino del nostro satellite.
La scelta dei pezzi fa già sorridere di piacere, si va dal Modugno di Notte di luna calante al Gianni Togni che la luna la vedeva dall’oblò, dalla Ornella Vanoni che eoni fa esaltava in italiano il genio di Vinicius De Moraes alla Notte in Italia di Ivano Fossati, da Lucio Dalla a se stesso, essendo Jovanotti uno che la Luna l’ha evocata più volte, per concludere con una fantastica Guarda che Luna di Fred Buscaglione. Le canzoni sono cantate a fil di voce, togliendo ogni retorica alla rilettura. Non c’è enfasi, casomai l’ingresso in punta di piedi in un mondo fatato di memorie e libere associazioni. Non sarà casuale che le canzoni siano undici, esattamente come il numero della navetta dell’allunaggio e che il disco l’abbia realizzato nello stesso arco temporale della durata della missione. Ha senso tutto questo? No, e per questo è una splendida idea, anche per aver generato una circostanza che ha dell’incredibile. Chi avrebbe mai potuto predire che uno come Rubin, dopo i Red Hot Chili Peppers, i Run DMC e Johnny Cash, potesse produrre un pezzo di Gianni Togni o di Fred Buscaglione? Succede a quelli che demoliscono le convenzioni in un periodo di profonde trasformazioni. Le regole stanno saltando, e allora perché non approfittarne?
La scelta dei pezzi fa già sorridere di piacere, si va dal Modugno di Notte di luna calante al Gianni Togni che la luna la vedeva dall’oblò, dalla Ornella Vanoni che eoni fa esaltava in italiano il genio di Vinicius De Moraes alla Notte in Italia di Ivano Fossati, da Lucio Dalla a se stesso, essendo Jovanotti uno che la Luna l’ha evocata più volte, per concludere con una fantastica Guarda che Luna di Fred Buscaglione. Le canzoni sono cantate a fil di voce, togliendo ogni retorica alla rilettura. Non c’è enfasi, casomai l’ingresso in punta di piedi in un mondo fatato di memorie e libere associazioni. Non sarà casuale che le canzoni siano undici, esattamente come il numero della navetta dell’allunaggio e che il disco l’abbia realizzato nello stesso arco temporale della durata della missione. Ha senso tutto questo? No, e per questo è una splendida idea, anche per aver generato una circostanza che ha dell’incredibile. Chi avrebbe mai potuto predire che uno come Rubin, dopo i Red Hot Chili Peppers, i Run DMC e Johnny Cash, potesse produrre un pezzo di Gianni Togni o di Fred Buscaglione? Succede a quelli che demoliscono le convenzioni in un periodo di profonde trasformazioni. Le regole stanno saltando, e allora perché non approfittarne?