Gianni Morandi senza filtri: “Ora vi canto i successi ma anche i flop”
Emilio Marrese
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di EMILIO MARRESE
Il cantante si racconta tra musica e aneddoti in scena al Teatro Duse di Bologna per 25 serate che andranno avanti fino a febbraio
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BOLOGNA. "Questo teatro, il Duse, è nato nel 1822. Siamo più o meno coetanei". Si prende in giro da subito, Gianni Morandi, nel suo show di canzoni e racconti autobiografici ("Stasera gioco in casa") che replicherà, sulle stesse antiche tavole dove si esibì per la prima volta nel 1964, fino alla prossima primavera: sempre sold out, venerdì scorso ne ha aggiunte altre in febbraio (totale 25 per 25 mila spettatori), e non saranno le ultime.
Di anni il Boss di Monghidoro ne fa 75 il prossimo 11 dicembre e i 236 spettacoli di Springsteen a Broadway, cui si è ispirato, sono ancora lontani, ma chissà: "Tutte le sere prima di questo acuto - racconta al pubblico dopo una canzone - mi chiedo sempre se ce la farò con la voce. Poveretti quelli che hanno già comprato il biglietto per febbraio...".
Fin qui ce la fa, eccome, e le corde voca…!-->!-->
BOLOGNA. "Questo teatro, il Duse, è nato nel 1822. Siamo più o meno coetanei". Si prende in giro da subito, Gianni Morandi, nel suo show di canzoni e racconti autobiografici ("Stasera gioco in casa") che replicherà, sulle stesse antiche tavole dove si esibì per la prima volta nel 1964, fino alla prossima primavera: sempre sold out, venerdì scorso ne ha aggiunte altre in febbraio (totale 25 per 25 mila spettatori), e non saranno le ultime.
Di anni il Boss di Monghidoro ne fa 75 il prossimo 11 dicembre e i 236 spettacoli di Springsteen a Broadway, cui si è ispirato, sono ancora lontani, ma chissà: "Tutte le sere prima di questo acuto - racconta al pubblico dopo una canzone - mi chiedo sempre se ce la farò con la voce. Poveretti quelli che hanno già comprato il biglietto per febbraio...".
Fin qui ce la fa, eccome, e le corde vocali, pezzo dopo pezzo, arrivano sempre più in alto lungo le oltre due ore (in due tempi) di concerto parlato che apre con un brano scritto dal nipote Paolo Antonacci, figlio di Biagio (Stasera gioco in casa, appunto), senza poi negare ai suoi fans argentati ("L'altro giorno una cinquantenne mi ha chiesto un selfie per sua nonna") nessuna delle sue hit.
"Ho fatto oltre 600 canzoni e quelle veramente belle, tonde, perfette - ammette alla platea - saranno sì e no una quindicina. Poi ne ho fatte tante anche veramente brutte" e ne improvvisa una compilation effettivamente da brividi, inclusa la Bella Belinda innamorata che parla da sola con l'insalata. Tra un pezzo e l'altro Morandi intrattiene con leggerezza e autoironia, sciorinando aneddoti fin dagli esordi malvisti dal padre ciabattino, il primo provino da tredicenne con Nel blu dipinto di blu ("Avevo preparato Claudio Villa ma all'ultimo mi dissero che la maestra lo detestava"), la prima fidanzatina balneare, giocando sempre a smontare il mito della popstar evergreen. L'ambiente e la scenografia minimale sono casalinghi, intimi, inducono alla confidenza, ma non al flusso di autocoscienza, alle amarezze dell'auto-psicanalisi alla Spingsteen: dal personaggio Morandi ci esce ma senza allontanarsi troppo, il suo popolo forse non lo seguirebbe. Lo vuole così com'è: semplice e generoso nei secoli dei secoli.
Prende in giro, assieme a se stesso, anche Mogol, a mo' di tormentone, imitandone la voce nasale e i tic: "Mi chiamò negli anni Ottanta, in un periodo in cui ero finito fuori, per sapere se giocavo a calcio e mettemmo in piedi la Nazionale Cantanti. Lui aveva appena rotto con Battisti, ma di musica con me neanche a parlarne. Dopo sette-otto mesi mi chiese se cantassi ancora. A casa con gli amici, risposi. E lui mi scrisse Canzoni stonate. Sì ma tutta quella roba che hai fatto prima, mi avvertì, devi buttarla via, è vecchia, fa schifo. Devi diventare un crooner, mi disse: se la gente si accorge che sei Gianni Morandi siamo rovinati". Non mancherà, nel corso della serata, di ricordare anche a Mogol che Gianni Morandi è ancora qui col suo latte, la fisarmonica, i cento all'ora e in ginocchio da lei, accompagnato da due musicisti (solo poche basi ogni tanto) per riproporre tutto il suo best, ma divertendosi anche a scippare qualcosa dal repertorio altrui: Reginella, Chiedi chi erano i Beatles, Io che amo solo te, Parla più piano e un medley tra Baglioni, Battisti e altri ("Ora facciamo finta che siamo in gita sul pullman"). Puntuale e sentito l'omaggio all'amico Lucio Dalla con Vita, che cantarono assieme nel 1988, Piazza grande, Futura, Caruso. E il racconto di un alano che Lucio gli lasciò in giardino a Roma ("Tienimelo per tre giorni ché vado a Parigi") per poi scoprire, molti giorni dopo, che Dalla non aveva mai posseduto un alano in vita sua.