Riccardo Chailly: "La Scala come l'Italia, con le polemiche non si migliora"
Anna Bandettini
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di ANNA BANDETTINI
Il direttore d’orchestra dopo il trionfo di Tosca: “Con più investimenti sulla cultura il paese sarebbe d’esempio al mondo”
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MILANO - Avevamo bisogno di quella boccata di ossigeno, di quel momento di orgoglio nazionale e di quello spirito che ci ha lasciato la Scala, con la sua Tosca inaugurale di sabato scorso e che, anche dopo la "seconda" di ieri, continua ad avere un'eco. Perché il trionfo non festeggia solo un grande spettacolo, una esecuzione impeccabile, artisti straordinari, quasi tre milioni di telespettatori in tv, ma soprattutto un segno di discontinuità col clima avvilito del paese. E Riccardo Chailly, il direttore cui è andata buona parte del merito di questa parentesi felice, è d'accordo. "L'abbiamo sentita anche noi dal podio questa partecipazione speciale, questa condivisione intorno a valori finalmente positivi: la grande musica di Puccini, la sua novità di linguaggio, la storia che tocca sentimenti umani... È stata una bella sensazione".
La sensazione di un'Italia migliore. Secondo lei, maestro, è questo …
MILANO - Avevamo bisogno di quella boccata di ossigeno, di quel momento di orgoglio nazionale e di quello spirito che ci ha lasciato la Scala, con la sua Tosca inaugurale di sabato scorso e che, anche dopo la "seconda" di ieri, continua ad avere un'eco. Perché il trionfo non festeggia solo un grande spettacolo, una esecuzione impeccabile, artisti straordinari, quasi tre milioni di telespettatori in tv, ma soprattutto un segno di discontinuità col clima avvilito del paese. E Riccardo Chailly, il direttore cui è andata buona parte del merito di questa parentesi felice, è d'accordo. "L'abbiamo sentita anche noi dal podio questa partecipazione speciale, questa condivisione intorno a valori finalmente positivi: la grande musica di Puccini, la sua novità di linguaggio, la storia che tocca sentimenti umani... È stata una bella sensazione".
La sensazione di un'Italia migliore. Secondo lei, maestro, è questo che è scattato?
"Sì, l'orgoglio. Da italiani abbiamo il privilegio di avere una grande storia, con i nostri straordinari artisti che, e parlo per la musica, arriva fino ai contemporanei. È scattato il sentimento delle grandi cose che abbiamo. Un senso di fiducia".
Questo era anche il significato dell'applauso prolungato al Presidente Mattarella?
"Ha superato anche il calore dello scorso anno. Sì, io credo che in un momento così complesso della situazione politica italiana, il Presidente rappresenti la nazione che più vuole avere fiducia nel futuro, che più vuole stringersi intorno a valori positivi non distruttivi".
(ap) Davide Livermore, il regista di "Tosca" ha però accusato la politica di fare solo tagli alla Cultura. E quanto alla politica, fa dimenticare la fiducia...
"Lui ha parlato a modo suo. Io uso un altro tono. La realtà del patrimonio musicale, e non solo musicale, che abbiamo è lì davanti a noi. Semmai il problema è il margine tra quello che siamo e quello che potremmo essere. Se avessimo più investimenti questa nostra Italia potrebbe essere d'esempio per il mondo. Ma le polemiche non servono. Ce ne sono già troppe. Serve trovare un punto di incontro. Su questi temi, meglio discutere per crescere, che litigare".
La Scala è tornata a essere un valore in cui riconoscersi. Come guarda al suo futuro?
"È un teatro in grande salute. Per me, personalmente, è parte della mia vita. Io ci sono cresciuto, grazie alla presenza di mio padre che era compositore, e oggi esserne il responsabile musicale è motivo di stimolo e orgoglio. E non parlo solo dell'opera. C'è la Filarmonica che ha più di 30 anni ed è richiesta nel mondo. Ora però l'importante è che avvenga nella maniera più fluida possibile il passaggio nella sovrintendenza, da Pereira a Meyer. È importante, per esempio, che Meyer arrivi il più presto possibile, perché la Scala è una macchina complessa, centinaia di persone, deve essere gestita nella sua quotidianità. Poi bisogna pensare in avanti, alla programmazione".
E la Rai?
"Il peso della divulgazione culturale è importantissimo. E la Rai ha fatto un lavoro straordinario, che spero proseguirà. Da milanese sento molto anche l'iniziativa di diffondere l'opera in tanti spazi, per esempio il Conservatorio, dove studiò Puccini e anche io. Ma su tutto, lo slancio lo ha dato e lo dà la grande musica e la forza tellurica che suscita Tosca".
Una sua vittoria: prima della prima, su "Tosca" c'era chi arricciava il naso.
"Ho il senso di responsabilità di questa scelta. Così come fare la prima edizione, come per altre mie esecuzioni pucciniane, è perché sono forme interessanti di studio. Da oggi si avrà la possibilità di scegliere quale partitura eseguire. Io mi sento arricchito da questa esperienza e mi pare che sia condiviso".
Cosa ne pensa del finale dello spettacolo: Tosca suicida che ascende al cielo anziché precipitare?
"In questa prima versione c'è una coda orchestrale che dura il doppio di quella che conosciamo. Livermore ha pensato a un "volo infinito" che ha sostenuto la durata della musica".
Ha sudato freddo sul podio quando Anna Netrebko ha saltato una battuta del libretto nel secondo atto?
"In una serata così esposta alla grande tensione, un piccolo momento di sorpresa può capitare. Anna Netrebko è una grande Tosca, lavora col desiderio di approfondire il senso interpretativo. D'altra parte se la musica ci colpisce è perché ha a che fare con gli esseri umani. Nasce lì, nel momento in cui la esegui e la ascolti. Questa è anche la sua parte affascinante: che è nella vita, nel bene e nel male. In questo caso molto piccolo male".