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Un'immagine del Pinocchio di Matteo Garrone 

Calenda: “Un Pinocchio troppo perfetto, mio nonno fece una favola umana”

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Al cinema con l'ex ministro e nipote di Luigi Comencini, per vedere il film di Matteo Garrone
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ROMA - "Facciamo subito una premessa" dice Carlo Calenda, all'uscita del cinema Barberini di Roma dopo aver visto Pinocchio di Matteo Garrone. Primo spettacolo, sabato di shopping, c'è un pubblico di adulti (applausi al termine della proiezione), e qualche bambino che fa domande. "Non sono un critico cinematografico e il mio rapporto con Pinocchio è speciale". Il leader di Azione è nipote di Luigi Comencini, che nel 1972 per la Rai firmò le indimenticabili Avventure di Pinocchio con Geppetto-Nino Manfredi e Andrea Balestri che voleva salvare il suo babbo. "Ecco, quel Pinocchio è stato il film fondativo della mia infanzia. Una favola fantastica ricca di umanità, davvero emozionante, accompagnata dalla colonna sonora di Fiorenzo Carpi".
Nino Manfredi e il piccolo Andrea Balestri, Geppetto e Pinocchio nello sceneggiato di Luigi Comencini …
ROMA - "Facciamo subito una premessa" dice Carlo Calenda, all'uscita del cinema Barberini di Roma dopo aver visto Pinocchio di Matteo Garrone. Primo spettacolo, sabato di shopping, c'è un pubblico di adulti (applausi al termine della proiezione), e qualche bambino che fa domande. "Non sono un critico cinematografico e il mio rapporto con Pinocchio è speciale". Il leader di Azione è nipote di Luigi Comencini, che nel 1972 per la Rai firmò le indimenticabili Avventure di Pinocchio con Geppetto-Nino Manfredi e Andrea Balestri che voleva salvare il suo babbo. "Ecco, quel Pinocchio è stato il film fondativo della mia infanzia. Una favola fantastica ricca di umanità, davvero emozionante, accompagnata dalla colonna sonora di Fiorenzo Carpi".
Nino Manfredi e il piccolo Andrea Balestri, Geppetto e Pinocchio nello sceneggiato di Luigi Comencini del 1972 

Fatta la doverosa premessa, il film di Garrone con Geppetto-Roberto Benigni le è piaciuto? "E' girato in maniera straordinaria, scenografia e costumi sono fantastici. Stilisticamente è perfetto" spiega Calenda. "Il problema è che non mi sono emozionato, per la scelta di fondo fatta da Matteo: che c'è il burattino (è il piccolo attore Federico Ielapi, trasformato dai maghi del trucco, ndr) e non il bambino.  Il burattino ha una sua "non umanità". Nel film di mio nonno emergeva dal ciocco di legno e quando si comporta male ridiventava legno. Ma vedevi agire un bambino. Qui è un burattino ad attraversare il film". Se manca l'emozione, resta lo stupore. "Garrone è un grandissimo regista, gira come pochi. Ho trovato delle similitudini rispetto al Pinocchio di nonno come la povertà estrema. E nell'umanità di Benigni ho rivisto un po' Geppetto-Manfredi. Nonno con la Lollobrigida creò una Fata turchina stucchevole, un'odiosa moralista. Qui la fatina (Marine Vacth, ndr) è come se non avesse grande personalità, è una figura di contorno nel percorso di Pinocchio ".

Il parlamentare europeo ricorda ogni dettaglio di Pinocchio: "Ho visto la favola diretta da mio nonno quando avevo cinque, sei anni" racconta sorridendo. "Poi l'ho rivista con tutti i miei figli, dalla grande che ha trenta anni a quella di sei. Ha la forza del capolavoro, puoi anche pensare che l'effetto speciale della balena sia un po' invecchiato ma l'emozione - dalla gioia alla paura - ti accompagna in tutti i momenti". Invece Garrone? "Qui è tutto filologicamente perfetto ma è come se Pinocchio non avesse un'anima" osserva Calenda "anche se le scene sono bellissime. Quadri. Porterò i miei figli a vederlo. L'errore centrale, per me, è stato quello di sostituire al bambino il burattino. Non ha espressioni facciali, non vedi la disperazione per la perdita del padre. Resta più freddo. Garrone è uno dei miei autori preferiti, lo conosco da tanti anni, è stato il primo amore di mia sorella Giulia e ricordo una delle prime cose che realizzò, un documentario sulle ragazze nigeriane. Era bellissimo. Tutti i suoi film hanno una prospettiva originale, da Primo amore sull'ossessione dell'anoressia a Il racconto dei racconti. Lo amo più di Sorrentino, ha una grande maestria estetica, ma non la fa mai dominare rispetto al contenuto".

Non pensa che in Pinocchio gli splendidi personaggi di contorno ricordino le creature di Tim Burton?. "Pinocchio non è una favola gotica, ma una fiaba d'amore. La sua ambientazione ha elementi gotici. Ma ha saputo svelare la durezza dell'infanzia, la paura di un bambino sballottato in situazioni che non controlla mai, ma anche la vitalità, l'avventatezza, l'impatto con l'estrema povertà. Garrone la descrive bene ed era un tema molto caro a mio nonno. I bambini soffrivano la fame. Ricordo nel Pinocchio televisivo le scene in cui si rubano il cibo con Lucignolo o quella in cui Pinocchio viene messo a fare il cane da guardia con la catena al collo. C'è l'eco dello sfruttamento del lavoro minorile".

Suo nonno la scelse, a undici anni, per interpretare l'alunno Bottini in Cuore: "Sono felice di aver fatto quell'esperienza perché ho avuto l'occasione di passare molto tempo con lui, ma oggettivamente ero un cane di attore" dice con autoironia l'ex ministro dello Sviluppo economico "Amo il cinema come tante persone, non posso dirmi un cinephile. Forse ne ho sentito parlare troppo a casa, da mia madre Cristina, dal nonno che ha firmato capolavori: Tutti a casa, Lo scopone scientifico. Quando ho girato lo sceneggiato con lui ho scoperto una persona diversa. I registi sono anche un po' tiranni e lui sul set lo era". Com'era? "Come un grande direttore d'orchestra. Quando parlava tremavano. Uno dei ricordi straordinari della mia vita, è una scena in Cuore con Eduardo De Filippo. Ogni tanto si dimenticava le battute, e a un certo punto dissi a nonno: "Perché non metti un foglietto così legge?". Si arrabbiò e mi rimproverò, pensava che il grande De Filippo si fosse offeso. Invece mi diede una carezza".