✕

La bolla delle serie

Ascolta l'audio

L’offerta delle piattaforme ci rende dipendenti? Dalla visione ossessiva all’esperienza collettiva, così cambiano le nostre abitudini
3 minuti di lettura
Negli ultimi anni la vita di molti è cambiata e imbarazza ammettere come. È successo per via di Netflix e del binge watching, la visione-abboffata di intere serie tv. Ha reso più isolate le coppie (a fine giornata si guardano e decidono di non uscire) e pure più unite (pure dopo anni, quegli sguardi da complici golosi che vorrebbero guardare la sesta puntata di fila non mancano di emozionare). Regala argomenti di conversazione globali che favoriscono l'amicizia tra i popoli (ogni gruppo sociale e anagrafico, ogni nicchia culturale ha le sue serie, che escono contemporaneamente nel mondo e producono esperienze comuni da Lisbona a Perth). E scoraggia la socializzazione (alcuni sono chiusi in casa da anni a guardare Netflix e non hanno più amici).
Però ora i Netflix-dipendenti manifestano in massa sintomi di Netflix Insomnia, Netflix Constipation, Netflix Depression (definizioni dall'Urban Dictionary, il vocabolario online delle parole da…
Negli ultimi anni la vita di molti è cambiata e imbarazza ammettere come. È successo per via di Netflix e del binge watching, la visione-abboffata di intere serie tv. Ha reso più isolate le coppie (a fine giornata si guardano e decidono di non uscire) e pure più unite (pure dopo anni, quegli sguardi da complici golosi che vorrebbero guardare la sesta puntata di fila non mancano di emozionare). Regala argomenti di conversazione globali che favoriscono l'amicizia tra i popoli (ogni gruppo sociale e anagrafico, ogni nicchia culturale ha le sue serie, che escono contemporaneamente nel mondo e producono esperienze comuni da Lisbona a Perth). E scoraggia la socializzazione (alcuni sono chiusi in casa da anni a guardare Netflix e non hanno più amici).
Però ora i Netflix-dipendenti manifestano in massa sintomi di Netflix Insomnia, Netflix Constipation, Netflix Depression (definizioni dall'Urban Dictionary, il vocabolario online delle parole da aggiornati). E di Netflix Fatigue, lo sfinimento da infiniti e depressivi binge watching. E un crescente fastidio per le serie che sono sempre più simili e sempre meno di qualità, per attrarre il maggior numero di spettatori possibile. Perché è partita una guerra dello streaming: oltre ad Amazon Prime e altri servizi, ora c'è AppleTv+, e Disney+ che arriverà in Europa in primavera. E ora l'eccesso di streaming annulla il piacere di scegliere.

Una scena della serie Il trono di spade 


Netflix offre oltre 1500 serie e 4000 film; su Amazon Prime se ne possono vedere 18 mila. E centinaia di milioni di persone passano molto tempo a guardare serie di cui non riescono a parlare: i conoscenti sono sempre più avanti o indietro nelle puntate, o sono in un'altra bolla di contenuti e ignorano le serie che guardano altri. Così, nell'Occidente recentemente abbrutito dal binge watching, si comincia a parlare di "bolla Netflix" che può esplodere anche se la compagnia sta abbastanza bene. Secondo i dati diffusi lunedì scorso ha quasi 160 milioni di abbonamenti (di cui 67 in Usa e Canada e 47 in Europa, Africa e Medio Oriente). Ma quest'autunno Netflix ha perso fino al 15 per cento in Borsa; e un milione di abbonati ha rinunciato a Netflix per abbonarsi a Disney+.
E gli addetti ai lavori sono perplessi, e rivalutano i tempi da tv vecchio stile. "A Los Angeles, la gente della tv parla dei programmi trasmessi di settimana in settimana", ha scritto giorni fa la critica tv di Slate Emily VanDerWerff. Succedeva, negli ultimi anni con Game of Thrones, poi con Big Little Lies, da due anni con il geniale, perfido, stimolante (è sui Roy, una famiglia miliardaria stile Murdoch che fa danni al pianeta con le sue fake news) Succession. Con Succession, sul canale americano Hbo ogni puntata è stata un piccolo evento, per le battute, la trama pazzesca, le situazioni grottesche molto simili alle storie vere di questi anni. Se ne discuteva sui social network e addirittura a voce; per quelli senza più amici c'erano/ci sono i podcast che analizzano le puntate (sui Roy c'è forse la rubrica più divertente, Number One Boys, nel podcast The Ringer). Critici come VanDerWerff sperano che "guardare la tv ridiventi un'attività collettiva... Più ci isoliamo, meno quel che abbiamo da dire è rilevante. Non rimpiango la monocultura televisiva, ma l'idea di un linguaggio condiviso", e di una cultura, più o meno pop, meno balcanizzata.
Anche se ultimamente lo è sempre più. E alcuni spettatori-tipo di Netflix stanno venendo travolti dalla molteplice offerta. Caso tipico sono le mamme lavoratrici e femministe: puntando a loro, Apple ha lanciato la sua tv con The Morning Show, serie sul MeToo con Reese Witherspoon. Contando sui figli, Disney le spinge ad abbonarsi a uno streaming che potrebbe non fare mai più uscire di casa i loro bambini. E la società di ricerche Emarketer ha segnalato la settimana scorsa come "i giorni del primato di Netflix sono contati". Altri analisti si chiedono se, per tenere alti i profitti, comincerà a trasmettere pubblicità.
Veri spot, non i product placement che vediamo adesso (le molte sigarette fumate da House of Cards in poi, i computer con la mela, la terrificante quantità di superalcolici). O le iniziative di marketing: il panino uovo prosciutto e spinaci venduto nei fast food Subway per promuovere la serie Green Eggs and Ham. Le tute rosse della Casa di carta vendute da Diesel. O le dodici varietà di cannabis create e vendute legalmente in California per lanciare la serie Disjointed, in cui Kathy Bates ha un negozio di marijuana: erano ispirate alle serie Netflix, per Grace e Frankie c'era Peyotea, un ibrido con allegra prevalenza di cannabis Sativa, per Orange is the New Black l'energizzante Poussey Riot. Per l'ansiogeno BoJack Horseman un'indica rilassante, Prickly Muffin; probabilmente adatta a chiudersi con una serie "come si farebbe con un gigantesco romanzo vittoriano". È un mantra del capo dei contenuti di Netflix Ted Sarandos, teorico della similitudine lettura-binge watching. È un paragone rassicurante, un tentativo di dare continuità culturale all'attività di una compagnia segretista, tacciata di bieca ingegneria sociale anche dalla vasta destra dei troll. Che accusano le serie Netflix di "raccontare donne che emergono trionfanti da ogni difficoltà, mentre gli uomini sono solo spacconi egoisti, sfruttatori, stupratori e assassini". In effetti, Netflix da anni produce show con protagonisti di colore, queer e perfino femmine; ce n'è anche uno recente e su un'indagine per stupro, Unbelievable. È molto intenso e si finisce per vederlo fino a notte fonda (al netto delle discussioni sul primato di Netflix in pericolo, l'amministratore delegato Reed Hastings ripete "il nostro vero concorrente è il sonno", come per tutti i servizi di streaming, e non è un bene).