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Altro che razzista, Zalone spiazza tutti: i veri buoni sono gli africani

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Il nuovo film "Tolo Tolo" nelle sale dal primo gennaio
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Gentile signor Checco (Zalone), anzi signor Luca (Medici, che sarebbe il suo vero nome usato dagli iniziati), mi permetta di dirle, con tutto rispetto, mascalzoncello! Anche questa volta siamo caduti in tanti dalle nubi della nostra insipienza nella malefica trappola di un suo trailer, quello del suo quinto attesissimo film, e immagino che lei, mentre l'informazione che si definisce agguerrita è corsa ansiosa a vedere questo Tolo Tolo, lei se la sta ridendo a catinelle. Mossa pubblicitaria da premio Agorà, rivolta allo sciocchezzaio oceanico in costante attesa del facile nutrimento, il trailer con la canzoncina celentanica Immigrato (basta la parola!) ci ha del tutto ingannato: non un nanosecondo corrisponde al film, e in questo modo lei ha messo in subbuglio un grande Paese che avrebbe altre grane cui dedicare l'eventuale ingegno, ma che poi sceglie di lasciar perdere l'irrisolvibile e di dedicarsi all'inutile.

Il film al contrario del trailer non si sv…
Gentile signor Checco (Zalone), anzi signor Luca (Medici, che sarebbe il suo vero nome usato dagli iniziati), mi permetta di dirle, con tutto rispetto, mascalzoncello! Anche questa volta siamo caduti in tanti dalle nubi della nostra insipienza nella malefica trappola di un suo trailer, quello del suo quinto attesissimo film, e immagino che lei, mentre l'informazione che si definisce agguerrita è corsa ansiosa a vedere questo Tolo Tolo, lei se la sta ridendo a catinelle. Mossa pubblicitaria da premio Agorà, rivolta allo sciocchezzaio oceanico in costante attesa del facile nutrimento, il trailer con la canzoncina celentanica Immigrato (basta la parola!) ci ha del tutto ingannato: non un nanosecondo corrisponde al film, e in questo modo lei ha messo in subbuglio un grande Paese che avrebbe altre grane cui dedicare l'eventuale ingegno, ma che poi sceglie di lasciar perdere l'irrisolvibile e di dedicarsi all'inutile.

Il film al contrario del trailer non si svolge in una città italiana ma quasi interamente nei villaggi africani, Checco l'italiano si rifugia in Kenya per sfuggire alla galera per evasione fiscale totale, accolto amichevolmente dagli onesti africani, e mentre nel trailer il nero porta via la donna bianca al bianco, nel film è la donna nera che non si lascia portar via da nessuno dei due uomini bianchi. La stessa emozione che provai piccina quando mi portarono a vedere Biancaneve e i sette nani, l'ho riprovata ieri, canuta da decenni, per Tolo Tolo, il primo dei film di Zalone che osavo affrontare. Si sa noi pseudo elegantoni non si andava a vedere quel comico se non allo Zelig, anche perché i critici, che oggi definiscono il nuovo film chi un capolavoro, chi un grande film, chi mi ha fatto ridere e piangere (vedi Facebook), lo trattavano prima con distacco, tanto più che la folla entusiasta traboccava dalle sale superando anche i filmoni americani, il che non è mai un buon segno per i cultori del grande cinema; comunque Sole a catinelle, 2013, lo videro 8.005.352 spettatori, Quo vado?, 2016, 9.354.698. Cose mai viste.


Oggi per Tolo Tolo non tutti a celebrarlo, alcuni intenditori coraggiosi hanno osato mormorare ai più fidati, gli altri erano meglio, e addirittura, regia scadente: i precedenti li aveva diretti Gennaro Nunziante, questa volta il regista doveva essere uno che la sa lunga, Paolo Virzì che ha scritto il film assieme a Luca Medici in arte Checco Zalone, che poi ha voluto provare il brivido del tutto mio, essendo anche l'autore delle canzoni e il cantante, come sempre. Ma torniamo al trailer traditore che per ora, uscendo il film nei cinema il primo gennaio, è la sola immagine cui hanno potuto attingere i buoni e i cattivi: e subito ogni tipo di informazione dal su al giù si è posta la tragica domanda: Zalone è razzista, è di destra, è maschilista? Una nota giornalista femminista indignata ha spiegato per quanto non richiesta, non andrò a vedere il film di Z. perché insulta la donna, (bianca), la giornalista di antico linguaggio ha accusato i buonisti di aver messo alla ghigliottina Z., l'amata Piccola Italiana di destrissima ha sgridato il furore ideologico della sinistra che vorrebbe censurare Z., la senatrice-editrice di destrissima ha fatto a Z. i complimenti per il coraggio, il segretario federale del partito più amato dagli italiani ha rimbombato che vuole (e quando lui vuole pare che si faccia) Z. senatore a vita e la cantante famosa e ricciolona ha replicato, non ha capito che Z. lo prende per i fondelli.

È nata una guerra tra grandi firme per ottenere una intervista da prima pagina, il trailer è stato affrontato da opinionisti di massimo lusso pensieroso. Un problema c'è davvero, anzi un ennesimo problema: si è persa la voglia di scherzare, di sorridere, di prendere in giro, di ridere poi, solo se succede qualcosa di tremendo, agli altri naturalmente. Che faranno se mai vedranno il film, quelli che volevano, come in tutte le circostanze, con sciatteria, senza informarsi, fare un uso politico del talento zalonico che ha il dono democratico di far sorridere e forse capire?

In Africa miserabili mercati in minuscoli villaggi, folla di gente che cerca di sopravvivere serenamente tra le bombe dei terroristi e i ricatti dei governativi, il keniota Oumar (Souleymane Sylla) che sa tutto sul cinema italiano e la bellissima Idjaba (Manda Touré), una donna forte che salva gli uomini spaventati, un bellissimo bambino chiamato Doudou come il cagnolino non più regnante (Nassor Said Birya), il resort volgarotto dove attorno alla piscina si riposano i ricchi italiani, paesaggi bellissimi e deserti senza fine. In Italia, la famiglia di Checco che lo crede perduto (il vecchio zio è Nicola Di Bari) ed esulta perché lo Stato sgancerà denaro, e un tipico personaggio non raro nel nostro paese, l'arrampicatore di successo (Gianni D'Addario) che da disoccupato, scala una fortunata carriera politica, diventando ministro degli Esteri, premier, presidente della Commissione europea che ai naufraghi sopravvissuti dice: "Non è colpa mia se siete nati in Africa". Precisa Zalone, "È un personaggio del presente, ha fatto carriera come Di Maio, l'ho vestito come Conte, gli ho dato il linguaggio di Salvini, insomma un mostro dei nostri tempi". Buonismo forse necessario, realtà con happy end, sogni da fotoromanzo, cartoni animati innocenti. Si attende l'apocalisse.