✕

Paolo Sorrentino: “Ora racconto la rinuncia all’amore umano”

Il regista premio Oscar torna il 10 gennaio con la serie "The New Pope", spiega da cosa è rimasto affascinato del mondo ecclesiastico e parla di un'eventuale terza stagione
3 minuti di lettura
LOS ANGELES. Paolo Sorrentino è nella sua casa di Los Feliz, a Los Angeles, dove si è ormai trasferito da sei mesi per seguire una nuova serie televisiva per la Hbo e preparare il film Mob Girl, tratto da un libro di Teresa Carpenter, che presto girerà a New York con Jennifer Lawrence. Fuma il suo sigaro (in giardino) e raccomanda una sola cosa ai suoi lettori italiani: di vedere la serie in lingua originale, come è stata girata.

Sorrentino, riesce a essere irriverente anche questa volta con la sua serie.
"Non intendo essere irriverente o aggressivo. Anzi, in un mondo in cui ogni prete viene oramai visto con sospetto io provo a raccontarlo in maniera anche positiva. In The New Pope c'è un racconto di sacerdoti coi loro difetti e i loro vizi, ma c'è anche il prete come essere umano. Ormai i preti vengono visti o come figure ambigue e come santi, un paradosso. Io invece provo ad essere dalla loro parte. Provo a raccontarne debolezz…
LOS ANGELES. Paolo Sorrentino è nella sua casa di Los Feliz, a Los Angeles, dove si è ormai trasferito da sei mesi per seguire una nuova serie televisiva per la Hbo e preparare il film Mob Girl, tratto da un libro di Teresa Carpenter, che presto girerà a New York con Jennifer Lawrence. Fuma il suo sigaro (in giardino) e raccomanda una sola cosa ai suoi lettori italiani: di vedere la serie in lingua originale, come è stata girata.

Sorrentino, riesce a essere irriverente anche questa volta con la sua serie.
"Non intendo essere irriverente o aggressivo. Anzi, in un mondo in cui ogni prete viene oramai visto con sospetto io provo a raccontarlo in maniera anche positiva. In The New Pope c'è un racconto di sacerdoti coi loro difetti e i loro vizi, ma c'è anche il prete come essere umano. Ormai i preti vengono visti o come figure ambigue e come santi, un paradosso. Io invece provo ad essere dalla loro parte. Provo a raccontarne debolezze ma anche le virtù e la loro vocazione. Il loro rapporto con Dio che è sempre più sovrastato dagli scandali".

Propone dunque il concetto della Chiesa in cui tutti hanno sempre creduto?
"In parte. Quella del prete, insisto, è una figura psicologicamente complicata. Mi sono documentato molto quando ho deciso di realizzare questa serie. Un prete non è arbitro del proprio destino: si sente scelto da un'entità superiore, che è Dio. Vive in un mondo prevalentemente maschile, in cui la donna non esiste, o è marginale. Vive in una condizione comunitaria ma allo stesso tempo deve professare l'idea di famiglia, pur non avendone una. Insomma quella del sacerdote è una figura complessa".

Vediamo donne attratte anche sessualmente dal personaggio di Jude Law, il Papa precedente.
"Il tabù è quanto di più provocante ci sia dal punto di vista del desiderio. Ovviamente col personaggio di Jude Law abbiamo giocato in maniera iperbolica, essendo lui così bello e affascinante. Ma lo è anche John Malkovich, seppur in altro modo". Parliamo del personaggio di Cécile de France, Sofia: in Vaticano esiste davvero questo tipo di consulente esterno, laico?
"Sì, avevo letto di figure femminili che vengono chiamate a collaborare col Vaticano sotto varie forme. Poi il personaggio di Cécile me lo sono inventato, ovviamente. In questa serie si affronta la grande dicotomia che molti preti si trovano ad affrontare: ovvero la rinuncia all'amore umano per l'amore per Dio, che nella chiesa cattolica non sono compatibili. I preti e le suore non si possono sposare, non possono avere rapporti sessuali. E questa è una forzatura enorme. E io l'ho affrontata. Non voglio rovinare la sorpresa, ma la tentazione amorosa è al centro di tutto. Non dico quella sessuale, ma quella sentimentale, che è molto meno banale. Ma la tentazione di un prete nei confronti dell'amore di un'altra persona, uomo o donna, e quello che comporta in termini di sensi di colpa, di scelte, è un tema secondo me affascinante, quando alla base c'è un dogma. Il dogma secondo cui non si possono avere relazioni amorose con altre persone".

Silvio Orlando e Paolo Sorrentino 


Sofia rappresenta lo sfogo di queste sensazioni?
"Nella seconda stagione Sofia diventa oggetto del desiderio. Nella prima stagione Sofia aveva un rapporto col Papa e il papato puramente professionale. Sarebbe stato troppo facile instaurare una relazione tra Cécile e Jude, due belli. Troppo prevedibile. Per questo l'ho evitato. Adesso invece nella seconda stagione c'è un rapporto più profondo tra lei e Malkovich, più ambiguo. Più pieno di tentazioni da parte di entrambi".

Dove sta andando la Chiesa oggi?
"Non sono uno storico e tantomeno un teologo, non saprei rispondere. Con il suo passo anacronistico la chiesa ha sempre seguito la società reale, ma di recente è stata posta sotto assedio dalla società, per via degli scandali sessuali. La Chiesa oggi non può più far finta di niente, deve fare "outing", è costretta a dare una spiegazione. Il nostro nuovo Papa, quello vero, Francesco, qualche tempo fa ha chiesto scusa non solo per gli scandali, ma per aver fatto tardi perché rimasto bloccato in ascensore. Inconcepibile per l'incarnazione di Dio in Terra. Mai un papa avrebbe chiesto scusa per questioni così banali. Ma Francesco dice: "Chi sono io per giudicare?". Un'affermazione epocale. L'inizio di The Young Pope concise con l'inizio del papato di Francesco, che era molto generoso e democratico, aperto e spiritoso. E così ho avuto l'idea di un papa opposto, perché alcuni esperti ecclesiastici mi dicevano: vedrai che Francesco porterà a un papa più conservatore. E allora mi sono detto: Ok, facciamo un Papa conservatore. Ma adesso, con The New Pope, metto in scena con Malkovich la mia versione del Papa, uno che davvero vuole schiudere cose prima impensabili per la chiesa".

Come è nata l'idea delle minacce del Califfo viste ripetutamente sullo schermo televisivo in Vaticano?
"Quando ho cominciato a pensare a questa nuova serie era il periodo in cui imperversavano gli attentati terroristici in Francia e da lì mi è venuta l'idea di una trama molto forte sul come la Chiesa cattolica affronta il fondamentalismo islamico e come il fondamentalismo sia un pericolo. Non solo quello dell'Islam, ma in generale è un pericolo che potrebbe attecchire su qualsiasi religione, compresa quella cattolica. Lo è stato in passato e potrebbe tornare anche in futuro. Uno pensa che le crociate siano roba di tanto tempo fa, ma l'atteggiamento del cattolicesimo in Africa, per esempio, potrebbe proporre una forma di fondamentalismo cattolico. È ovviamente uno scenario del tutto futuribile ma non del tutto inverosimile, che la serie prova ad affrontare".

La spaventano queste sacche di fanatismo?
"Moltissimo. A me spaventano tutte le certezze che hanno le persone nell'emettere giudizi. Lo trovo sbagliato, pericoloso e limitante. Tutti emettono giudizi molto secchi, definitivi, sui modi in cui dovrebbero essere fatte le cose, che non lasciano mai spazio alla discussione, al dubbio: mi danno non solo molto fastidio, ma mi fanno proprio paura".

Ci sarà una terza stagione?
"Ci ho pensato e mi piacerebbe, soprattutto per tornare a lavorare con questi attori, con Jude Law, Malkovich e gli altri. Un'idea già ce l'ho, vedremo poi se si riuscirà a farla o meno. Magari per un prequel".